Cinema

“Napoleon” e la mancata accuratezza storica di Ridley Scott

Napoleon Ridley Scott

Napoleon”, l’ultimo film del regista Ridley Scott debuttato nelle sale italiane il 23 novembre 2023, pare non essere stato all’altezza delle aspettative del grande pubblico. Una delle pellicole più attese dell’anno è stata smontata dalla critica con un voto di 59% su Rotten Tomatoes e di 64 su 100 su Metacritic. Quali sono stati gli elementi che hanno generato tanta delusione?


Al di là della fedeltà storica

Il film cerca di condensare l’intera storia politica, militare e personale di Napoleone Bonaparte a partire dalla Rivoluzione francese fino alla caduta e all’esilio a Sant’Elena; un compito arduo, per non dire impossibile, in poco più di due ore e mezza.

Il risultato, infatti, appare storicamente scorretto, semplicistico e molto abbozzato sia a un occhio esperto che a chiunque conosca anche solo un minimo la vera storia di Napoleone.

Tra piramidi prese a cannonate, campi di battaglia del tutto irrealistici e salti temporali privi di logica, la lista di errori si fa sempre più lunga.

Tuttavia, Ridley Scott pare conscio di tutto questo, al punto da ammettere di aver omesso avvenimenti importati e passaggi logici per non rendere la pellicola troppo prolissa.

In un’intervista rilasciata a Mark Phillips per CBS News, il regista spiega:

Non penso sia una lezione di storia. Penso sia lo studio di un personaggio con violenza, con azione e con tutto quello che deve avere.

Il focus doveva essere Napoleone nelle sue sfaccettature di amante, condottiero e imperatore, ma Scott è davvero riuscito nell’intento?

Tutti pazzi per Giuseppina

Uno dei temi cardine del film è il rapporto tra il protagonista e la sua prima moglie, Marie-Josèphe-Rose Tascher de la Pagerie, che diventerà conosciuta come Joséphine Bonaparte. La loro relazione sembra influire direttamente sull’ascesa e sulla caduta del protagonista.

I due coniugi, per come sono rappresentati, sono impegnati in un amore tossico costituito da affetto, odio, passione e tormento, che non si spegne nemmeno con il divorzio causato dell’infertilità della donna.

Fin dalle loro prime apparizioni insieme, sembra che il potere all’interno della coppia sia nelle mani di Giuseppina, mentre Napoleone pende dalle sue labbra.

Il rapporto si ribalta dopo il frenetico ritorno – non successo realmente per quel motivo – del condottiero dalla Campagna d’Egitto; ritorno che nel film è provocato dalla scoperta dell’adulterio commesso dalla moglie.

Il terrore di essere ripudiata porta Giuseppina alla totale fedeltà e a quello che sembra un rapporto di irrazionale passione, rappresentata dalla grottesca ossessione di Napoleone per il sesso. Giuseppina resta la figura femminile di riferimento per tutta la pellicola, anche dopo il matrimonio con Maria Luisa d’Austria e la nascita dell’erede.

Quella che ci riporta Scott è una favola degna di un romanzo rosa secondo cui Napoleone “ha conquistato il mondo per cercare di conquistare il suo amore e, quando non ci è riuscito, l’ha conquistato per distruggerlo, e nel farlo si autodistrusse”.

Struggente, ma manca qualcosa…

La storia riporta l’esistenza di un rapporto di amore, soprattutto da parte di Napoleone. Le numerose corrispondenze inviate alla moglie durante tutte le sue campagne militari ne sono la prova.

Tuttavia, ciò che il film non lascia trasparire è il fondamentale ruolo di potere e gioco politico che stava alla base del matrimonio. La scelta di sposare Giuseppina, aristocratica inserita nei circoli nobiliari, poteva essere un trampolino di lancio per le ambizioni di Napoleone.

Allo stesso modo, man mano che la fama di Bonaparte cresceva, la donna si lasciava avvicinare sempre di più. Erano uno la scala sociale dell’altra; scala che è riuscita ad arrivare fino al gradino più alto con l’incoronazione a imperatori.

Minimizzare la rilevanza politica per enfatizzare quella amorosa del rapporto ha avuto la triste conseguenza di appiattire i due personaggi e di farli apparire come due adolescenti innamorati e capricciosi. In più, nel corso del film le scene coniugali prendono il sopravvento, togliendo spazio e tempo a tematiche più importanti per la vita di Napoleone.

Dove sono il grande condottiero e l’incredibile stratega?

Due delle lacune maggiori del Napoleon di Scott sono la mancata rappresentazione del rapporto fra il protagonista e il suo esercito e la poca chiarezza delle dinamiche politiche con i suoi alleati e i suoi nemici.

Le battaglie incredibili e ricche di pathos non possono avere luogo senza un esercito coeso, pronto a battersi e morire per la propria patria e per chi la governa, e Bonaparte fu probabilmente uno dei generali più capaci su questo fronte.

L’esempio più celebre della vicinanza dei soldati all’imperatore è la fuga dall’esilio all’isola d’Elba del 1815 verso Parigi, quando i soldati disertarono le direzioni reali per schierarsi al fianco del loro vecchio comandante. La scena viene riportata nel film, ma sembra priva di contesto e di profondità, senza un’adeguata parentesi sul sentimento filo-napoleonico che aleggiava tra le fila dell’esercito.

Per il successo, oltre a una Grande Armata, era necessaria anche una grande strategia: in cinque anni Napoleone riformò l’esercito, dividendolo in corpi ben equipaggiati e addestrati; creò tattiche militari innovative e schemi di guerra come l’accentramento strategico e la posizione centrale che inizialmente sembrarono infallibili; rese possibili azioni militari rapide e di facile mobilità delle truppe grazie allo studio dei territori e alle risorse.

Napoleon Ridley Scott
Joaquin Phoenix in una scena di Napoleon (2023) (foto: novaracinema.it).

Nessuno di questi aspetti del genio e della personalità del generale vengono approfonditi e si preferisce lasciare spazio agli scenari di battaglia – tra l’altro rappresentati in modo scorretto.

I rapporti con alleati e nemici, come lo Zar Alessandro di Russia o Francesco II d’Austria, sono basilari, con dialoghi fin troppo brevi e superficiali per far comprendere la complessità dello scacchiere europeo di inizio XIX secolo.

Un obiettivo mancato

Napoleon, per quanto scorrevole e godibile a prima vista, si rivela un obiettivo mancato e un’opportunità sprecata. Le ambizioni di Scott di rappresentare un personaggio complesso, ricco e istrionico come quello di Napoleone paiono finire in molto fumo e poco arrosto.

Ci si trova davanti a un protagonista piatto, al limite della caricatura, che ha poco a che vedere con il Napoleone che la storia racconta. Forse si tratta di un tentativo di demitizzarlo e riportarlo a vesti e drammi umani, alle prese anche lui con l’amore, il matrimonio e la famiglia.

Tutto questo, però, si risolve in una banalizzazione eccessiva. L’inesattezza storica passa in secondo piano, in quanto sarebbe stato impossibile riportare una vita intera in un unico film, ma per i personaggi non c’è scusante che tenga.

La performancedi Phoenix, a causa di un personaggio mal scritto, risulta mediocre. L’attore ha dimostrato più volte le sue incredibili capacità recitative, ma la limitatezza del ruolo non dava molto spazio di espressione.

Il paragone con i precedenti film storici di Scott, come Il Gladiatore (2000) o The Last Duel (2021), sorge spontaneo. Nemmeno le due pellicole citate si potrebbero definire storicamente perfette o attendibili; tuttavia, vengono compensate da personaggi così ben strutturati e caratterizzati da rimanere nell’immaginario collettivo; cosa che non si può certo dire di quest’ultimo film.

La delusione generale è, quindi, giustificata, e Scott è rimandato a settembre nella speranza di un migliore Il Gladiatore II.

Gaia Marcone

(In copertina, immagine tratta dal film Napoleon)

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