CronacaCultura

Vittorio Sgarbi e quel Manetti in odore di furto

Sgarbi Manetti

Dopo l’incredibile inchiesta di Report e del Fatto Quotidiano, ora il critico-politico militante Vittorio Sgarbi è al centro di un polverone mediatico per il possibile furto di un famoso dipinto del pittore senese Rutilio Manetti (1571-1639).


Vittorio Sgarbi è ormai da molti anni un vero e proprio personaggio nel panorama della cultura italiana: da molti anni a questa parte, la sua immagine è stata legata più alle sue comparse televisive e alle sue (discutibilissime) dichiarazioni politiche che al suo effettivo lavoro di critico e storico dell’arte.

Da qualche giorno a questa parte, si è ritrovato nuovamente sotto i riflettori a causa di un quadro, La cattura di San Pietro di Rutilio Manetti, che risultava rubato e disperso dal 2013 e che, nel 2021, sembra essere ricomparso – anche se con qualche modifica – in una mostra curata e allestita da Sgarbi stesso.

Un’immagine delle sospette modifiche (si noti la fiaccola a sx del pennacchio centrale). Particolare della Cattura di San Pietro di Rutilio Manetti (Foto: ArtTribune)

Il Manetti ‘di Sgarbi’: identikit del dipinto trafugato

La cattura di San Pietro era conservato fino al 2013 a Buriasco, località del torinese, in un castello appartenente ad un’anziana signora, Margherita Buzio.

In quell’anno alcuni ladri, introdottisi nottetempo nel castello, rubarono il quadro e tagliarono la tela, sostituendola con una fotografia della stessa opera attaccata alla cornice.

Il castello di Buriasco in cui sarebbe avvenuto il furto (Foto: Wikimedia)

Nel verbale della denuncia che la Buzio presenta si legge, tra i nomi dei sospettati, quello di Paolo Bocedi, storico collaboratore di Vittorio Sgarbi, che qualche settimana prima si era presentato ben due volte al castello, chiedendo di acquistare l’opera del Manetti. All’epoca, comunque, la Procura decise di archiviare il caso, sospendendo de facto anche le ricerche dell’opera.

Nel 2021, però, l’opera misteriosamente riappare all’interno della mostra I pittori della luce. Da Caravaggio a Paolini. Il dipinto, però, sembra aver subito delle modifiche: le dimensioni sono ora leggermente inferiori rispetto all’opera trafugata, e si nota ora la presenza di una candela in alto a sinistra, che manca nell’originale.

Secondo quello che si afferma nel catalogo dalla mostra, scritto dallo stesso Sgarbi, l’opera sarebbe di sua proprietà; il Sottosegretario l’avrebbe rinvenuta nel soffitto di Villa Maidalchina (residenza acquistata dalla madre del Sottosegretario alla Cultura ndr), durante dei lavori di restauro al sottotetto.

L’inchiesta di Report, i sospetti

Questa storia del ritrovamento fortuito, però, non sembra aver convinto proprio tutti.

In particolare, Thomas Mackinson – giornalista de Il Fatto Quotidiano che nell’ottobre scorso aveva già messo in luce il cachet d’oro del Sottosegretario – e la redazione di Report – programma d’inchiesta della Rai –, che ieri sera ha mandato in onda un servizio sulla tela rubata.

Sgarbi Manetti
Vittorio Sgarbi (Foto: MasterX.Iulm)

Il servizio di Report sostiene la tesi che il quadro di Sgarbi sia proprio il Manetti rubato, e che Sgarbi stesso abbia organizzato il furto dell’opera d’arte.

Sgarbi, dal canto suo, avrebbe intimato alla Rai il divieto di mandare in onda il servizio di Report con una PEC firmata dal suo avvocato, che così recita:

Può dirsi tranquillamente che l’inchiesta di Report e deI Fatto viola, allo Stato, il segreto istruttorio, e precisamente gli artt. 114 e 329 c.p.p., e gli artt. 326, 379 bis e 595 c.p.

La RAI ed Il Fatto Quotidiano, però, non si sono piegati alle intimidazioni, e il servizio è andato in onda lo stesso, con tanto di risposta da parte del Fatto: “Peccato che l’inchiesta non violi alcun segreto istruttorio, ma riveli semmai fatti sgraditi a chi segreti vorrebbe tenerli”.

Due copie antiche? O ricettazione?

La ricostruzione dei fatti e l’intervento del restauratore Gianfranco Mingardi (a cui l’opera era stata affidata poco tempo dopo del furto) sembrano costituire altrettanti inquietanti indizi sulla possibile colpevolezza di Sgarbi nella vicenda, anche se resta da vagliare la possibilità che si tratti di due copie antiche e indipendenti del dipinto.

Non è, in ogni caso, la prima volta che Sgarbi ha a che fare con la giustizia italiana: nel 1995 era finito sotto inchiesta con l’accusa di associazione mafiosa e voto di scambio, mentre nel 1996 fu condannato per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato per la produzione di documenti falsi.

Naturalmente, Sgarbi ha subito diverse condanne per diffamazione, ed è al momento sotto processo per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e per possibili attività illecite, incompatibili con la titolarità di una carica di Governo.

E, forse, è proprio questa la cosa più grave: che Sgarbi al momento sia un Sottosegretario di Stato, una carica pubblica che si dimostra specchio del Governo che l’ha insediata.

Emerlinda Osma

(In copertina un dettaglio del quadro incriminato: La cattura di San Pietro di Rutilio Manetti [1571-1639], olio su tela. Immagine da Wikimedia)


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