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“C’è ancora domani” di Cortellesi e “Bellissima” di Visconti – Il passato, il presente e il futuro

C'è ancora domani Bellissima

Paola Cortellesi si è cimentata nella regia del suo primo film, “C’è ancora domani” (leggi la nostra recensione), che ha raggiunto il terzo posto nella classifica dei film più visti in Italia nel 2023. Il solo titolo riassume il senso ultimo della pellicola: un’esortazione a coltivare la speranza di una vita e di un mondo migliori.


“C’è ancora domani” in breve

Ambientato nella Roma del secondo dopoguerra, nel quartiere popolare di Testaccio, il film ha come protagonista Paola Cortellesi stessa che veste i panni di Delia, moglie di Ivano (Valerio Mastrandrea) e madre di Marcella (Romana Maggiora Vergano) e due figli maschi. 

C'è ancora domani
(Foto: Cinematografo).

Delia è una casalinga, ma a questa occupazione aggiunge tanti piccoli impieghi. Si dà molto da fare per garantire alla famiglia una vita dignitosa, ma già dalle prime scene la donna viene apostrofata come “un’incapace” dal marito, e come “una brava ragazza, ma dovrebbe tenere la bocca un po’ più zitta” dal suocero (Giorgio Colangeli).

Subisce mortificazioni di vario genere da parte del marito: non solo quest’ultimo la picchia, ma non le riconosce nemmeno l’impegno nell’essere una buona madre e una buona moglie.

Delia vive tutti gli spettri della violenza, fisica, verbale ed economica; infatti, è costretta a consegnare tutti i soldi che guadagna a Ivano, l’unico considerato in grado di amministrarli. Se non fosse per qualche strappo alla regola di Delia, che decide di tenere da parte alcuni risparmi per comprare il vestito da nozze della figlia.

C'è ancora domani
(Foto: Cirano Post).

Il rapporto con i modelli

Cortellesi ha dichiarato che la scelta registica del bianco e nero è dovuta al fatto che la storia narrata ripercorra gli aneddoti sulla vita nel dopoguerra che le raccontavano le nonne, ma la decisione riprende anche lo stile dei film dell’epoca.

Per questo motivo, il film richiama alla memoria altre opere cinematografiche: le scene e le dinamiche di C’è ancora domani evocano altri film, soprattutto se al centro di quest’ultimi spiccano attrici di rilievo e caratterizzanti di un’epoca, come Paola Cortellesi per noi oggi.

Anna Magnani o Sophia Loren, infatti, hanno rappresentato sul grande schermo la vita quotidiana in Italia durante il secondo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra. Inoltre, sono riuscite a farlo sviluppando le vicende su due registri paralleli: quello comico e quello drammatico.

D’altronde, è la stessa Cortellesi, in un’intervista a proposito di C’è ancora domani, a confermarci come, anche nei racconti della nonna sulla guerra, l’ironia delle situazioni personali facesse da contraltare alla drammaticità del contesto storico.

È indubbio che la regia di Cortellesi guardi ai maestri del Neorealismo, come De Sica, Rossellini e Visconti. Questo diviene evidente non solo per la scelta del bianco e nero, ma anche per l’ambientazione romana e popolare, caratterizzata da ignoranza e povertà.

Il personaggio di Delia, infatti, evoca Maddalena, protagonista di Bellissima (1955) di Luchino Visconti e interpretata da Anna Magnani che ebbe come riconoscimento la vittoria del Nastro d’argento.

Un confronto con “Bellissima” di Visconti

Sebbene tra i due film si trovino soprattutto analogie, è bene fare le dovute distinzioni.

In Bellissima, l’analisi del contesto patriarcale è appena abbozzata da Visconti, che dà più rilievo alla figura di Maddalena e al suo dispiego di energie per il futuro della figlia.

Il rapporto con il marito, invece, diviene il tema centrale in C’è ancora domani. Il motivo non risiede nella diversità dei contesti sociali, ma nelle finalità dei registi e soprattutto nella differente sensibilità dei contesti storici in cui i film sono stati prodotti.

C’è ancora domani, infatti, al contrario di Bellissima, vuole essere una forte denuncia ai ruoli di genere e alla violenza domestica, tanto nel dopoguerra quanto oggi.

Un altro parallelismo tra i due film si trova nella trama, in entrambi i casi incentrata sul rapporto madre-figlia. Infatti, sia Delia che Maddalena hanno una figlia, rispettivamente Marcella e Maria.

Marcella, a cui viene impedito di studiare dal padre, è prossima al matrimonio con un ragazzo di buona famiglia che favorirebbe anche la famiglia della ragazza. D’altra parte, Maria è solo una bambina, ma per la quale sua madre ha già grandi progetti.

C'è ancora domani
Marcella e Giulio (Foto: Architetto).

Sia Maddalena che Delia vengono rappresentate come donne capaci di far fronte alle vicissitudini della vita ed affrontarle con coraggio e caparbietà. Inoltre, sono due donne brillanti che non si esimono dal mostrare la loro intelligenza al di fuori del contesto familiare, dove non vengono apprezzate.

Come a Maddalena, che secondo il marito “chiacchiera sempre, dice sempre un sacco di frottole”, anche a Delia viene spesso chiesto dallo sposo e dal suocero di essere ubbidiente e soprattutto di stare zitta.

Il rapporto madre-figlia nei due film

Delia vuole regalare alla figlia una vita migliore della propria e un matrimonio che si basi sul rispetto reciproco e non sulla violenza.

Anche Maddalena tiene da parte dei risparmi destinati al futuro della figlia, ed è proprio con questi che riesce a raggiungere il proprio obiettivo: farla diventare un’attrice.

La donna, infatti, è disposta a pagare e a ricorrere a raccomandazioni per assicurarsi una parte in un film per la figlia; e anche lei, come Delia, investe il proprio denaro in un vestito per Maria. In questo caso, però, per il suo primo provino cinematografico.

Il provino di Maria in Bellissima.

Maddalena sogna per la figlia una vita radicalmente diversa dalla propria: una vita da attrice, lontana dalle mura domestiche e dalla cura per il marito. Come emerge durante il film, desidera per Maria la vita che avrebbe voluto per sé stessa. Dopotutto, come dice la donna: “Mia figlia non deve prendere le botte come le pijo io”.

E proprio in questa battuta sembra di risentire un po’ anche le parole di Delia che, sì, viene picchiata dal coniuge, ma vuole preservare i figli dal male e dalla violenza.

Ormai la donna sa quando il marito sta per essere aggressivo e, prontamente, allontana i figli. Va incontro al suo destino di violenza da sola e lo accetta con remissività. Davanti ai figli non fa trasparire la propria sofferenza, ma rimane forte, allegra e con la battuta pronta.

C'è ancora domani
Una scena di C’è ancora domani (Foto: The Hollywood Reporter).

Per Delia, però, rompere gli schemi patriarcali è più arduo, così come per la figlia Marcella è impossibile concepire una vita e una realizzazione al di fuori della subalternità del rapporto coniugale.

Cosa insegnano le vecchie generazioni alle nuove?

Se il rapporto fra Maddalena e Maria è più abbozzato, forse anche per l’età della bambina, il rapporto tra Delia e la figlia è uno scambio reciproco, perché le due si capiscono e si vogliono proteggere l’un l’altra.

Marcella chiede spesso conto alla madre del rapporto tra i genitori. È arrabbiata soprattutto con lei, infatti le rimprovera di non sapersi difendere, di non ribellarsi alle prevaricazioni del marito.

Entrambe le donne vogliono proteggere la propria figlia. Maddalena lo fa rinunciando al contratto da attrice che era riuscita ad ottenere con tanta fatica.

Prende questa decisione perché capisce che il mondo del cinema è anch’esso violento e vuole preservare la figlia dallo scherno a cui andrebbe incontro se accettasse di recitare nel film.

Bellissima
Maddalena e Maria in Bellissima (Foto: Birdmen Magazine).

Invece Delia, con tutti gli strumenti a disposizione, compresi quelli illeciti, impedisce a Marcella di sposarsi con il fidanzato Giulio (Francesco Centorame) quando comprende che anche lui avrebbe esercitato sulla figlia lo stesso controllo che il marito Ivano esercita su di lei.

Delia dice alla figlia: “Tu sei ancora in tempo”, Marcella le risponde: “Anche tu, ma”.

Forse è proprio questa risposta che spinge Delia ad andare a votare quella mattina del 2 giugno 1946, quando per la prima volta non venne più chiesto alle donne di stare zitte, bensì di esprimere la propria opinione votando.

Questo gesto, che nella nostra prospettiva contemporanea può apparire insignificante, diviene rivoluzionario nella quotidianità di schernimento e sopraffazione di una donna come Delia.

C’è ancora domani, ma com’è questo domani?

È necessario un cambiamento dello status quo: vecchie e nuove generazioni lo bramano ed è metaforicamente rappresentato da quella scheda elettorale custodita con cura da Delia per tutto il film.

A volte la nasconde di getto, come se pensasse di star compiendo un atto illecito, ma altre volte la stringe a sé come una promessa di libertà.

C'è ancora domani
Delia che attende di entrare nel seggio elettorale (Foto: Movieplayer.it).

C’è ancora domani è un film fondamentale, è uno strumento per comprendere la storia sociale che ci ha preceduto. Dal dopoguerra qualcosa è sicuramente cambiato in Italia, inutile dire che oggi molte donne hanno una vita esterna alle mura domestiche e hanno la possibilità di realizzarsi al di fuori del matrimonio.

Ma i limiti sono ancora molti e non basterebbe un articolo per citarli tutti: il gender pay gap, il mancato riconoscimento del lavoro di cura che ancora ricade principalmente sulle donne, i ruoli di genere emotivamente e socialmente connotati e la violenza di genere.

I dati del Ministero degli Interni risalenti a pochi giorni fa e riguardanti il periodo dal 1° gennaio al 26 novembre 2023, contano 107 vittime donne di cui 88 uccise in ambito familiare e affettivo. Di queste, 56 uccise da partner ed ex partner.

Dati femminicidi
Dati del Ministero dell’Interno (27 novembre 2023).

Il mondo del secondo dopoguerra non esiste più, ma da quella mentalità maschilista e dal sistema patriarcale solidamente instaurato da generazioni non ci siamo ancora emancipati. E ancora oggi, noi donne moriamo per il solo fatto di essere donne.

Chiara Celeste Nardoianni

(In copertina, Paola Cortellesi sul set del suo nuovo film, da iO Donna)


Per approfondire, leggi “C’è ancora domani” – Un viaggio nel passato con Paola Cortellesi, a cura di Alba Michelessi.

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