Cronaca

L’assistente materna – Là dove l’Italia non capisce come aiutare

Assistente materna copertina

Da pochi giorni, il Governo italiano ha emanato una proposta di legge con l’obiettivo di istituire la figura dell’assistente materna. Nonostante sembri un primo passo verso un sostegno più concreto alla maternità, in realtà si celano delle problematiche che non la rendono così convincente.


Una proposta accolta male, fin dall’inizio

Nelle ultime ore, i professionisti del mondo della perinatalità si stanno ferocemente scontrando con la nuova proposta di legge del Governo Meloni, riguardante l’istituzione di una nuova figura professionale denominata “assistente materna”, che implicherebbe uno stanziamento tra i 100 e i 150 mila euro.

L’obiettivo principale è portare un sostegno concreto alle donne che attraversano il difficile periodo del post partum, attraverso consigli e azioni di cura. Inoltre, il Governo auspica che l’istituzione delle assistenti materne riduca il numero delle visite del pediatra, a cui dunque spetterebbero solo gli interventi di natura prettamente medica.

Al fine di rendere il progetto operativo, il governo si prefigge di garantire a tutte le neomamme venti ore di supporto, estendibili fino a sei mesi, a domicilio o in videochiamata. Ciò implicherebbe la presenza di almeno tre assistenti materne per ogni 20mila abitanti e la realizzazione di un ampio programma di formazione, che avrà una durata compresa tra i sei e i nove mesi, per abilitare questi nuovi professionisti del settore.

Le principali critiche esposte dagli esperti mettono in luce il fatto che le persone qualificate sono già numerose. In Italia, infatti, le strutture di assistenza ospedaliera presentano una forte carenza di personale, che è presente sul territorio nazionale, anche se, purtroppo, non viene assunto per mancanza di fondi.

Un altro punto critico è la formulazione stessa della proposta in questione. Infatti, all’interno della proposta di legge la cura del neonato viene indicata dal punto di vista linguistico come qualcosa di prettamente femminile, che esclude del tutto la parte maschile.

Foto: Kampus Production.

Una figura professionale che richiama i modelli tradizionali  

Di primo acchito, questo rigetto può apparire come una forma di riluttanza verso il primo vero aiuto che questo Governo abbia introdotto nei confronti della genitorialità. Tuttavia, andando più a fondo, ci si può facilmente accorgere della vera natura della proposta.

Infatti, essa è stata avanzata dal movimento Pro Vita e Pro Famiglia, con l’obiettivo principale di diminuire il numero di aborti, mostrando alle madri un sostegno concreto da parte di questa nuova figura professionale, evitandone la solitudine e mostrando alle neomamme una vicinanza simile a quella apportata dalle altre donne della famiglia.

Si tratta, quindi, di una dissimulazione di sistemi di assistenza materna più avanzati esistenti in altri, per promuovere ancora una volta un’immagine di una famiglia antiquata e “tradizionale”. La prova di ciò risiede sull’enfasi messa proprio sulla figura materna, nell’immaginario del Governo ancora relegata in casa e dedicata esclusivamente alla cura del piccolo.

Promuovere questo tipo di visione non porta dunque una diminuzione degli aborti, poiché è proprio da questa immagine e da questa realtà di reclusione domestica che le donne si vogliono affrancare. Ciò a cui aspirano è proprio il riconoscimento della loro identità individuale, coniugata a quella di madre. Limitare la donna a essere una casalinga devota cela la volontà di sminuire la sua esistenza all’interno della società.

In un mondo dove le donne acquisiscono sempre più importanza e ottengono sempre più visibilità, il Governo dovrebbe cercare di dare loro tutti gli strumenti necessari per emanciparsi, nonostante la genitorialità. Infatti, quest’ultima non deve essere vista come un freno o una limitazione, ma come una tappa normale all’interno della vita dell’individuo.

La donna, diventando madre, subisce una trasformazione, certo, ma questo suo status non deve essere l’unico a definirla. Anzi, deve essere solo una parte della sua identità.

Uno sguardo da lontano

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, mi sono trovata a vivere la maternità da expat, da quando (o anche “perché”) sono rimasta incinta non volutamente durante la mia esperienza Erasmus in Francia.

Qui, la visione della madre e della donna è ben diversa: l’obiettivo dei professionisti della perinatalità è quello di darci tutte le possibilità per accogliere il bambino al meglio delle nostre possibilità. Il focus  principale del loro lavoro è proprio la famiglia: il padre viene coinvolto in ogni tappa della gravidanza ed è anche il benvenuto ai corsi preparto.

Si agisce dunque sul nucleo familiare, composto da due persone che devono imparare a compiere un lavoro di squadra equo.

Durante il percorso che ho svolto con questi esperti del settore, ho potuto soprattutto focalizzarmi sui miei sentimenti e sui miei desideri. Mi sono sentita al centro di un lavoro mirato a conferirmi nello specifico più autostima prima di tutto come donna e poi come futura mamma.

Questo aiuto offerto dalle strutture assistenziali per la maternità è stato cruciale per affrontare la mia gravidanza con serenità.

Il punto forte del sistema francese è proprio la presenza di personale medico o paramedico. Dal dottore all’assistente materna, tutti hanno potuto beneficiare di una formazione medica o paramedica che alla fine del percorso conferisce un diploma di Stato.

Assistente materna 3.
Foto: Patty Brito/Unsplash.

Ciò significa che ognuno di loro agisce in modo mirato, adottando un approccio fondato su conoscenze consolidate, basate sulla scienza, ben lontane da stereotipi e credenze popolari, che diffondono disinformazione e credenze tossiche, che spesso fanno sentire in colpa le madri.

Una maternità che rimette al centro il potere di ogni donna

Riportare un’informazione scientifica e affidabile nel nostro paese dovrebbe essere la finalità ultima del nostro Governo. Infatti, troppe sono i falsi miti che conducono i genitori all’inganno e alla paura infondata.

Dunque, in Italia, più che di un ausilio che mira a rimpiazzare la rete di donne che ruotava intorno alla puerpera, le donne necessitano di un accompagnamento globale fondato su conoscenze scientifiche e condotto da esperti del settore.

Solo in questo modo sarà possibile conferire alle donne tutti gli strumenti per poter affrontare il periodo della gravidanza e della maternità nel modo più sereno possibile. Inoltre, è soprattutto cruciale ricordare ad ognuna di noi che questa tappa della vita non segna la fine della nostra individualità, bensì l’inizio di un percorso di evoluzione personale e familiare volto a ricordarci quali siano le nostre aspirazioni e i nostri valori da trasmettere agli adulti di domani.

Foto tratta dalla serie TV Workin’ Moms, disponibile su Netflix.

Giulia Novara

(In copertina, per l’assistente materna, immagine di Frauke Riether da Pixabay)


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