Cronaca

L’addio a Michela Murgia


Lo scorso 10 agosto ci ha lasciato Michela Murgia. Era una donna forte, lucida e da subito consapevole della propria malattia, un mostro aggressivo che non lasciava molto spazio alla speranza. Questo non le ha però impedito di mostrarsi sorridente e coraggiosa, godendo di ogni attimo con chi le è stato a fianco e con coloro che ne condividevano il pensiero.


In ricordo di Michela Murgia

La nota scrittrice sarda si è spenta all’età di 51 anni, colpita da un carcinoma renale al quarto stadio. Michela Murgia era un’attivista e un’autrice, ma soprattutto una donna dall’intelligenza sopraffina. Negli anni abbiamo beneficiato del suo sguardo indagatore e della sua capacità dialettica, messa al servizio degli altri allo scopo di decodificare la realtà. Murgia lascia un vuoto, se ne va una voce lucidissima condannandoci alla domanda “chissà che cosa avrebbe pensato”.

Niente di umano le è stato alieno, e in questo non esserle alieno niente, in questo suo essere vicina a tutto ciò che amava, Michela ha ribadito, con ogni parola, che la vita è in sé politica.

Chiara Valerio

Murgia voleva utilizzare la scrittura come mezzo per dare voce alle lotte che riteneva importanti e lo ha fatto con i femminismi, con la critica alle storture della nostra politica, con il mondo sommerso della precarizzazione che aveva sperimentato. Ci ha insegnato a tenere gli occhi ben aperti di fronte ai fascismi del nostro presente; ci ha mostrato come tenere insieme i femminismi con la fede; ha fornito gli strumenti per capire che le parole plasmano la realtà e che le persone sono più importanti dei ruoli.

Con la scomparsa di Michela Murgia si spegne un faro, viene meno una guida. Sento infatti un grande senso di responsabilità: non solo il dovere di portare avanti le sue battaglie, ma anche di diffondere le sue parole in forma scritta e orale. È preziosa in questo senso l’intervista rilasciata a Vanity Fair il mese scorso: mi sembra il ritratto più luminoso che valga la pena ricordare.

Sempre Chiara Valerio, citando Marina Cvetaeva, l’ha voluta ricordare con queste parole:

In questa stanza ci sarà sempre una sedia vuota di te.

Chiara Valerio

Sara Nizza

(In copertina Michela Murgia. Fonte: IPA)

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