Cultura

Conflitti genitore-figlio – Cosa vuol dire sentirsi a casa?

Conflitti genitore figlio Lady Bird

Vi siete mai sentiti sbagliati a casa vostra? Avete mai pensato di arrecare danni e disturbi a chi, per primo, ha desiderato la vostra presenza? O, ancora, avete mai avuto la sensazione di poter essere voi stessi solo una volta oltrepassata la soglia di casa? Scontato dirlo, ogni persona ha la sua storia. Qualche riflessione insieme potrebbe però aiutarci.


L’importanza dei limiti 

È facile pensare che la famiglia sia assimilabile al canone cinematografico della “home sweet home”, in cui vivere in pace e sintonia, lontano dalle difficoltà del temuto “là fuori”. In certi casi, però, può avvenire l’esatto opposto e capita di associare la sfera domestica ad un ambiente di soli conflitti e incomprensioni tra genitore e figlio. 

La fase adolescenziale è una vera e propria prova di sopravvivenza: è difficile restare in equilibrio tra due mondi perché non ci si sente né bambini né adulti, è difficile sentirsi capiti da qualcuno quando non si è nemmeno in grado di guardarsi dentro da soli, ed è difficile gestire situazioni che sembrano solo andare nel verso sbagliato, a partire dalla famiglia.

I genitori infatti, ponendo limitazioni e barriere, sembrano diventare un nemico da affrontare per poter correre nella propria direzione e, per questo, diviene facile non comprendersi e scontrarsi contribuendo così alla costruzione di un fragile muro, che a noi appare impossibile da abbattere.

Le liti e i limiti, per quanto sembrino forme di cattiveria o egoismo, sono manifestazioni d’affetto di un genitore che ha sempre protetto il figlio, e si trova improvvisamente a osservarne le impronte, i primi passi fatti senza il suo supporto e la spinta a scappare dal corpo di un bambino, che assume sempre più le sembianze di una noiosa prigione.

E, mentre un genitore agisce razionalmente, seppur in modo esagerato o apprensivo, un figlio rischia di rimanere offuscato da macchie di impulsività, perdendo così la chiave della riconoscenza

La lettera che un adolescente non può scriverti

A questo proposito invito alla lettura di The Letter Your Teenager Can’t Write You, un’interpretazione della psicologa americana Gretchen L. Schmelzer di ciò che un genitore vorrebbe sentirsi dire in questa fase di conflitto, e che un figlio non è in grado di esprimere.

Sottolinea che gli argini costruiti dai genitori sono fondamentali nel percorso di crescita, anche se conducono a screzi e contrasti.

Caro Genitore,
Questa è la lettera che vorrei poterti scrivere. Di questa battaglia che stiamo combattendo, adesso. Ne ho bisogno. Io ho bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non conosco le parole per farlo e in ogni caso non avrebbe senso quello che direi. Ma, sappi, che ho bisogno di questa battaglia, disperatamente. Ho bisogno di odiarti, proprio ora e ho bisogno che tu sopravviva a tutto questo.

Gretchen L. Schmelzer, The Letter Your Teenager Can’t Write You.

Penso che usare il termine battaglia renda l’idea di quello che, per me, e per molti adolescenti, è stato il rapporto con i genitori. Il fatto che venga accostata al bisogno riflette l’accezione positiva che assume, dal momento in cui, guardandosi alle spalle, è stata proprio quella lotta a nutrire le radici del rapporto e, in certi casi, a distruggerlo, per poi poter acquisire la capacità di ricomporre i pezzi. La volontà di ripartire e di “sopravvivere” dimostra per l’ennesima volta quanto in realtà prevalga l’affetto sull’impulsività e lo sfogo.

Molte sono le teorie che appoggiano le restrizioni dei genitori, come la stessa versione pedagogica di Paolo Crepet, psichiatra e scrittore, che ribadisce l’importanza dei no e dei divieti bianchi:

Le regole e i ‘no’ sono come dei paracarri ai lati di una strada; sono punti di riferimento, non debbono cambiare di posizione, non possono decidere di esserci o non esserci.

Paolo Crepet
conflitti genitore - figlio 3
(Fonte: Getty images)

Pressioni dall’alto

Il problema alla base del rapporto conflittuale è alimentato da un doppio errore: i ragazzi sono nella fase in cui è facile pensare a sé stessi, come lo è dare un peso esagerato a quelle richieste su cui si potrebbe fare un passo indietro. Il genitore, d’altra parte, spesso rifiuta di avvicinarsi alle esigenze del figlio considerandole irrilevanti o infantili. E ci si dimentica così, che ogni età ha le sue priorità e non si può pretendere di scalarle prima del tempo. 

Un’ulteriore dinamica che alimenta il distacco è la pressione dei genitori, spesso nel desiderio di proiettare nel figlio aspettative che derivano da mancanze personali o timori legati al futuro e alla cosiddetta “strada giusta”.

Questo è un errore imperdonabile perché impedisce ad un ragazzo di distinguere quelle regole che disciplinano la crescita da quelle imposizioni che forzano in una direzione costruita, dove l’unica via percorribile è stata tracciata da genitori insoddisfatti che, così facendo, porteranno anche i figli ad esserlo.

In questo caso starebbe ai genitori modellare i propri atteggiamenti considerando quanto i figli abbiano il diritto di intraprendere un percorso opposto a quello che hanno seguito loro, o a quello che vorrebbero, permettendogli così di costruirsi il loro futuro costellato da passioni e interessi in vita. 

I genitori possono solo dare buoni consigli o metterli sulla giusta strada, ma la formazione finale del carattere di una persona giace nelle sue stesse mani.

Anna Frank

Coltivare il conflitto

È facile arrivare al conflitto quanto è difficile comunicare e trovare un compromesso, ma non per questo è giustificabile scappare, convincersi che non ci sia un punto di incontro o tagliare i fili. Lo scontro, visto da un’altra prospettiva, significa darsi reciprocamente importanza e, la frustrazione e la rabbia provate sono il frutto dell’immenso amore alla base del rapporto. 

La cosa più importante, al di là dell’impegno e la volontà di comprendersi, è forse la pura e rara sensibilità di cui spesso ci si dimentica, ma che si rivela sempre l’arma più potente per risollevare i rapporti.

Infatti, attraverso l’empatia e la voglia di soffermarsi sul punto di vista dell’altro, ci si distacca dal modo in cui si è abituati a vederlo, capendo così che la sua indifferenza davanti alle urla potrebbe mascherare un’infinità di insicurezze e disagi inespressi, che non siamo stati in grado di cogliere per la brutta abitudine di darli per scontati.

I genitori e i figli sono prima di tutto persone con difetti da accettare e da imparare a gestire, e il rapporto familiare non è reso scontato dal semplice fatto di avere un tetto in comune ma, necessita di dedizione e impegno per restare vivo e fortificarsi nel tempo.

È quindi importante coltivarlo e innaffiarlo affinché sbocci, poiché l’acqua non può bagnare il suolo solo quando piove, ma deve mantenerlo umido con pazienza e cura, tutti i giorni, attraverso la magia del confronto e, come dice la lettera, anche a costo di qualche battaglia.

Camilla Massa

(In copertina immagine tratta dal film Lady Bird, di Greta Gerwig, disponibile su Amazon Prime Video)


Per approfondire il tema dei conflitti genitore – figlio, leggi anche Istruzioni per crescere, qualche breve consiglio, di Maddalena Petrini.


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