Cultura

“Mi limitavo ad amare te” – Il lungo esodo degli orfani di guerra

Mi limitavo ad amare te,

Presente tra i dodici finalisti del Premio Strega 2023, “Mi limitavo ad amare te” (Feltrinelli, 2023) è l’ultimo romanzo di Rosella Postorino. Le righe di quest’opera si fanno carico dell’incoscienza di una vera e propria emorragia di orfani, o presunti tali, che, in seguito ai bombardamenti della Sarajevo del 1992, sono costretti ad abbandonare ogni cosa per rifugiarsi dalla guerra. Ignari del loro futuro, i piccoli esuli giungono in Italia senza rendersi conto che forse non torneranno più in Bosnia.


Cosa facevo io mentre durava la Storia?
Mi limitavo ad amare te.

Questi versi sono tratti dalla poesia Cerco la strada per il mio nome del noto filosofo e poeta bosniaco Izet Sarajlic. Sono proprio queste le parole che racchiudono l’anima stessa del romanzo. La guerra distrugge città, cancella senza logica vite umane, si nutre di un odio profondo e lacerante.

Cosa resta, dunque, se non la possibilità di amarsi, nella speranza che un giorno tutto questo possa finire? Con l’amore è possibile riallacciare piano piano tutti quei fili che sono rimasti sospesi in mezzo alle tempeste della storia e che troppo spesso sono stati spezzati prima del tempo.

 Mi limitavo ad amare te
(Feltrinelli, 2023).

La fuga dall’orfanotrofio

La vicenda trae ispirazione dalla triste storia dei bambini dell’orfanotrofio di Bjelave. A causa del prolungato assedio di Sarajevo, il 18 luglio del 1992 un convoglio di 67 bambini dell’orfanotrofio si allontanò dalla città, diretto in Italia.

Lo scopo era di trarre in salvo degli innocenti, alla luce dei bombardamenti che stavano martoriando la Bosnia. Non tutti i bambini però erano effettivamente degli orfani, alcuni erano semplicemente stati lasciati dai genitori a Bjelave perché ritenuto un luogo sicuro.

Tuttavia, dopo alcuni mesi passati in Italia, molti di quei “falsi orfani” furono dati in adozione a famiglie italiane. Grazie al filtro della letteratura, l’autrice scava a fondo nei meandri più oscuri di questa vicenda dimenticata nel tentativo di riportare in vita le storie di questi bambini, vittime indirette di una guerra che ha prodotto stragi drammatiche come il tragico massacro di Srebrenica.

Protagonisti del romanzo sono Omar, Nada e Danilo, tre giovani ragazzini che l’autrice immagina siano saliti su quell’autobus che avrebbe dovuto salvarli da un destino segnato. Nessuno di loro ha perso i genitori ufficialmente nel momento in cui partono alla volta dell’Italia.

La madre di Omar e di suo fratello Senadin, infatti, li ha lasciati a Bjelave credendo che nell’orfanotrofio sarebbero rimasti al sicuro. Per un po’ di tempo ha continuato peraltro a far visita ai due ma poi, all’improvviso, si sono perse le sue tracce.

Nada è a Bjelave da più tempo, insieme al fratello Ivo, più grande di lei. Non hanno più rapporti con la madre da anni, Nada non sa nulla di lei perché al momento della separazione era troppo piccola. Danilo invece si ritrova sul bus per caso; lui ha una famiglia ma il padre ha deciso di farlo partire clandestinamente, probabilmente per evitare che venga arruolato nell’esercito.

Una separazione inevitabile

Mi limitavo ad amare te è un romanzo graffiante che ruota attorno al tema della separazione, insita nell’atto stesso della nascita. La storia di Omar, Nada e Danilo si sviluppa in un arco temporale di circa vent’anni, durante i quali diventano adulti; eppure, la loro esistenza sarà per sempre marchiata dal peso della lacerazione. Non è facile sopravvivere illesi allo sradicamento derivato dalla fuga dalla terra in cui sono nati e cresciuti.

Molti di loro, come Omar, si illudono che faranno presto ritorno a casa, non appena la guerra sarà finita. Il conflitto però dura molti anni e, nonostante siano lontani dalle bombe, il ricordo delle granate e dei palazzi distrutti rende la loro esistenza una vera e propria agonia.

Gli sfavilli dietro le palpebre premute non erano più pianeti, satelliti, le stelle erano tutte cadute, esaurite, soltanto le bombe accecavano il cielo, laceravano il sonno.

Mi limitavo ad amare te, p. 100.

Questo allontanamento forzato rispecchia pienamente il vuoto che si è creato attorno a ognuno di loro nel momento in cui si sono lasciati alle spalle le proprie madri. Omar infatti non riesce ad accettare che sua madre possa essere morta, nonostante Senadin continui a dissuaderlo da vane speranze.

Il giovane continuerà a vivere nel costante e tormentoso desiderio di poterla riabbracciare; ben presto questo attaccamento morboso alla madre si trasformerà in un vero e proprio trauma che gli impedirà di costruirsi una nuova vita in Italia e di integrarsi davvero.

Al contrario, Danilo vuole lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare una nuova vita. Non vale nulla l’arrivo in Italia di sua madre Azra e di sua sorella Jagoda dopo la fine della guerra. Ormai Danilo non le riconosce più come parte di sé. L’unica persona che lo tiene ancora stretto alle sue origini è Nada.

Il filo invisibile dell’amore

Nada non è stata adottata da nessuno, a differenza di Omar e Senadin. Lei è stata davvero abbandonata da tutti, anche dal fratello che per anni è rimasto in Bosnia a combattere. Nonostante ciò, grazie alla sua forza inimitabile e ai suoi occhi azzurri penetranti, è riuscita, sin dal momento della fuga, a creare un legame unico sia con Omar che con Danilo. Entrambi sono attratti furtivamente da lei.

Omar la ama sin dal momento in cui lei, ai tempi dell’orfanotrofio, gli ha preso di nascosto la mano per consolarlo. La parola nada, che in spagnolo significa “nulla”, in serbocroato significa “speranza“. E questo è proprio il suo ruolo per Omar; è grazie a lei se un disgraziato come lui, incapace di superare il dramma che lo ha colpito, nutre ancora qualche sentimento positivo verso il futuro. Omar non può vivere senza Nada.

Danilo invece cerca in ogni modo di allontanarsi da Nada. Ne è rimasto terribilmente attratto nel momento in cui si è seduta vicino a lui nell’autobus verso l’Italia. Senza pensare, parlando con il cuore, le ha promesso di sposarla e di aiutarla ritrovare suo fratello.

Dopo esser giunto in Italia, però, Danilo vuole troncare con il passato. Non accetta più di essere guardato dai suoi compagni di scuola come un “povero profugo“; vuole lui stesso diventare italiano. Il cappio che lo tiene attaccato a Nada è però troppo forte; tradisce la sua fiducia più volte, cerca di scacciarla da sé ma puntualmente, come un destino ineluttabile, lei riemerge sempre con forza e torna a scombussolargli la vita.

Le ha promesso di sposarla e invece no, l’ha fatta cadere ogni volta che l’ha avuta vicino, perché è sempre stata troppo, per lui, troppo sofferente o troppo difficile da decifrare, troppo innamorata e troppo eccitante, troppo autonoma troppo succube, troppo sola, fondamentalmente troppo viva, una paura costante che bisogna domare.

Mi limitavo ad amare te, p. 333.

I tre giovani sono uniti per sempre dal lungo e resistente filo invisibile dell’amore. Omar ama Nada più come una nuova madre che come un’amica. Danilo è follemente innamorato di Nada, ma non riesce mai ad esprimere davvero questo sentimento.

Addirittura arriva quasi a vergognarsi di lei. Nada, dal canto suo, li ama entrambi in modo diverso. Per Omar ha sempre provato un senso di tenerezza sconfinata, che le ha impedito di superare il loro rapporto platonico. Danilo invece ha qualcosa in più, è più grande di lei e lo desidera, si sente protetta con lui anche se continua a venire respinta.

Tra egoismo e altruismo

Uno dei temi centrali di Mi limitavo ad amare te è sicuramente quello delle adozioni e, più in generale, quello della genitorialità. Postorino, infatti. ci fa riflettere su cosa significhi davvero essere genitori. Spesso lo si diventa senza pensare, senza avere cognizione di ciò che si sta facendo, per puro caso. In fin dei conti è molto semplice generare una vita, ma è estremamente complicato essere padri e madri.

Omar, Danilo e Nada sono forse nati da un errore che li ha proiettati in un mondo senza pietà. Anche loro sono come i soldati che combattono al fronte, scaraventati da soli in una realtà molto lontana dai loro sogni.

La notte, rannicchiati in quella fossa, eravamo gemelli contenuti in un unico utero, che prima o poi ci avrebbe espulsi […] verso la possibilità della morte, come fossimo tutti figli non amati.

Mi limitavo ad amare te, p. 157.

Essere dei buoni genitori è tutt’altro che semplice. Non è raro che molti scelgano di esserlo per puro egoismo, per riempire un vuoto nelle proprie vite. Una prova di ciò è l’adozione di Omar e Senadin da parte di Mari e Matte, una coppia di italiani che non hanno avuto figli.

Non è solo l’altruismo ad aver spinto i due ad adottarli; Mari non ha mai accettato la sua infertilità e cerca di colmare la sua mancanza con una forma forzata di affetto per questi due giovani profughi. Tuttavia, non si possono comprare i sentimenti. Omar non accetterà mai l’adozione e non si sentirà mai parte di questa nuova famiglia.

Perché leggere Mi limitavo ad amare te

Mi limitavo ad mare te è un romanzo molto intenso che trasuda dolore. Tra le righe di quest’opera trova posto l’immensa sofferenza di decine di madri costrette ad abbandonare i propri figli nel tentativo di salvarli dalla guerra. Ci sono altre madri che invece sono vittime degli stupri dei soldati.

Le donne in una guerra a sfondo etnico come quella in Bosnia diventano una sorta di terra di conquista; lo stupro è infatti un mezzo privilegiato per spargere sul territorio il seme del proprio popolo. Rosella Postorino ci ricorda che la guerra non è solo fatta di morti in battaglia e distruzione ma anche di vittime nascoste, sommerse dalla storia e perdute nella memoria.

L’opera è estremamente attuale in quanto non ci siamo ancora lasciati alle spalle stragi come queste. L’attuale conflitto in Ucraina ci ha letteralmente riportato indietro nel tempo di circa trent’anni. Molti hanno infatti accostato il massacro di Bucha, avvenuto lo scorso anno, al genocidio consumato a Srebrenica.

Purtroppo la storia continua a ripetersi drammaticamente. Sembra proprio che non siamo capaci di imparare dagli errori. Con questo romanzo si cerca di far luce sulle reali condizioni dei profughi che, strappati ingiustamente dalla loro terra, sono costretti a ripartire dal nulla, spesso da soli e senza nessuna certezza. Di fronte a tutto ciò non si può far altro che provare pietà per le vittime dimenticate di tutte le guerre che ancora continuano ad insanguinare il mondo.

Diego Bottoni

(In copertina: Foto di ADEV su Unsplash)

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