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“Il mio grosso grasso matrimonio greco”, tra stereotipi e verità

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Al giorno d’oggi essere greci significa trovarsi intrappolati in una rete di forti stereotipi che etichettano la grecità e quasi sempre la banalizzano. “Il mio grosso grasso matrimonio greco” offre una perfetta rappresentazione dei pregiudizi che ruotano attorno alla comunità greca negli Stati Uniti.


Il mio grosso grasso matrimonio greco, scritto da Nia Vardalos e diretto da Joel Zwick (2002), propone un’immagine stereotipata e ridicolizzante di una tipica famiglia di immigrati greci in America.

È forse una delle pellicole più emblematiche quando si parla di rappresentazione della cultura greca sul grande schermo: presentata come una commedia leggera, nasconde letture ben più profonde.

La trama ruota intorno alla storia d’amore tra la protagonista Toula, di origine greca, e il suo futuro marito, Ian, degno rappresentante della cultura americana.

I due si troveranno a fare i conti con mondi culturalmente diversi, ma soprattutto a dover gestire i rapporti tra le loro famiglie, i Portokalos e i Miller.

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Nia Vardalos e John Corbett nella locandina del film.

Questione di prospettive

Nel corso del film possiamo vedere uno “scambio di prospettive”, in cui il ruolo dominante è ricoperto dalla famiglia di Toula. Questa piccola comunità greca nei suoi comportamenti sminuisce la famiglia Miller e si mostra irrispettosa verso di loro.

In alcune scene troviamo inserite delle pratiche significative che ricordano episodi vissuti dalle comunità etniche immigrate negli Stati Uniti.

Ad esempio, quando, durante l’organizzazione del proprio matrimonio, Toula si affida all’aiuto della famiglia, come è molto comune per le famiglie greche. La mamma di Toula si occupa di preparare le partecipazioni di nozze, ma commette un errore apparentemente innocuo.

Il nome della madre di Ian, Harriet sull’invito viene erroneamente scritto “Harry”. Ma questo errore, ai nostri occhi grave, sembra essere insignificante per la famiglia di Toula, che non si preoccupa di modificarlo o di ricordarne la pronuncia corretta in futuro.

Questo va a rappresentare, con rapporti di forza differenti, il totale disinteresse degli americani verso il rispetto dei nomi stranieri.

Anche il senso di superiorità americano viene rappresentato e rovesciato all’interno del film tramite una delle scene più divertenti:

Come si può vedere allo sforzo di Ian di parlare greco il padre di Toula risponde con un’affermazione in greco che potrebbe risultare offensiva:

Quando il mio popolo scriveva filosofia il tuo si dondolava ancora sugli alberi.

I valori della cultura greca

Una seconda lettura invita lo spettatore ad un giudizio autonomo su chi sia veramente quell’altro rozzo e maleducato.

Proprio in questa ottica, gioca un ruolo fondamentale il momento dell’incontro tra le due famiglie. Nella scena emergono tutti i valori positivi della cultura greca, tra cui l’ospitalità e la convivialità, che hanno radici proprio nell’antichità classica.

Se ci si approccia alla pellicola dal punto di vista americano, i Portokalos risultano rozzi, maleducati e rumorosi quasi come una caotica popolazione primitiva; mentre, se si adotta la prospettiva della cultura greca, i loro tratti così esasperati possono risultare estremamente comici, proprio perché tratti da una base reale.

La diversità come macchia

Possiamo vedere la pellicola come rappresentazione dominante del pensiero americano: questo veicola anche il messaggio di necessaria conformazione ai canoni di femminilità occidentali, nonché allo stile di vita americano. Toula vede se stessa attraverso la lente del pensiero americano che etichetta il diverso come qualcosa da deridere e allontanare.

La protagonista del film vorrebbe liberarsi della sua ingombrante origine greca e soprattutto del suo aspetto fisico, perché in queste caratteristiche vede solo motivo di imbarazzo ed esclusione. La sensazione di imbarazzo è presente fin dall’inizio del film dove, nella descrizione del suo quartiere, Toula ci presenta, in modo molto comico, casa sua:

We lived in a normal middle-class Chicago neighborhood of tasteful modest homes; our house however was modeled after the Parthenon with corinthian columns and guarded by statues of the gods.

Toula

Inoltre, Toula, proseguendo nel racconto della sua infanzia, si lamenta di andare a scuola di greco, si vergogna quando suo padre dice che “tutte le parole hanno origine greca” e soprattutto si vergogna del suo aspetto fisico.

Infatti, il contesto in cui si trova immersa la fa sentire diversa e sbagliata, Toula odia la sua cultura perché non ne comprende il valore. Troppo impegnata a cercare la felicità nel mondo americano, si dimentica dei suoi valori culturali estremamente positivi.

Alcuni aspetti della cultura greca sono esasperati quasi a volerla rendere retrograda: uno di questi è l’insistenza morbosa sul matrimonio e sui doveri di moglie e madre, quasi a voler insinuare che la cultura greca sia “rimasta indietro” rispetto a quella americana.

Le donne americane sono indipendenti e vanno all’università mentre “le brave ragazze greche” si sposano giovani e fanno tanti figli.

Nice greek girls are supposed to do three things in life: marry greek boys, make greek babies and feed everyone until the day we die.

Toula

Uniformarsi ai canoni americani

Quando Toula chiede spiegazioni sul perché debba imparare il greco, la madre le risponde semplicemente: “quando ti sposi non vuoi essere capace di scrivere una lettera alla tua cara suocera?”

Dunque, la protagonista cerca si uniformarsi con gli standard americani perché le ragazze carine sono bionde e delicate e rappresentano la bellezza canonica.

Le donne carine, bionde, dai lineamenti delicati e curate nel proprio aspetto sono quelle che rientrano perfettamente nei canoni di bellezza americani, sono invece esclusi lineamenti pronunciati come quelli greci: dal colore dei capelli alla conformazione fisica evidentemente diversa.

Proprio da tutto questo insieme di standard derivano le insicurezze di Toula sul suo aspetto fisico che la rende visibilmente diversa dalle altre bambine.

In questo senso, la scena del pranzo è emblematica: Toula, ancora bambina, viene esclusa e derisa dalle altre compagne perché parte di una cultura diversa, con cibo e tratti somatici differenti.

Anche solo il fatto che una bambina ironizzi sul suo aspetto fisico, che l’ha sempre fatta sentire sbagliata rispetto alle altre, è indicativo del suo disagio nell’essere diversa.

Tutto quello che abbiamo detto fino ad ora ci porta alla riflessione più ampia sul significato del film: mostrare come si possano ottenere grandi benefici da un adeguamento allo “stile di vita americano” svincolato dal pensiero maschilista greco che vede le donne relegate alla vita coniugale.

Fin da subito, nel cambiamento della protagonista, emerge la cura per sé stessi e quindi un adeguamento agli standard di bellezza.

Toula toglie gli occhiali, rimuove il monociglio, si trucca, si veste meglio ed è più felice.

Inoltre, dopo il corso all’università, inizia a lavorare per l’agenzia di viaggi della zia staccandosi così dall’ambiente opprimente del ristorante; ancora incontra Ian e successivamente si sposerà.

In conclusione

Questa commedia è esagerata e divertente, soprattutto per un pubblico che ha una certa familiarità con l’ambiente culturale greco. Intrisa di riferimenti culturali e abitudini della comunità greca che esaspera fino a renderli comici.

I punti di vista per la narrazione sono molteplici: possiamo seguire il racconto di Toula che vede sé stessa attraverso lo sguardo americano; oppure possiamo approcciarci al film con lo sguardo greco dei Portokalos. Infine, potremmo anche guardare le cose grazie alla prospettiva di Ian, aperta al nuovo e senza pregiudizi in nome dell’amore per Toula.

Camilla Mussi

(In copertina Nate Creekmore, nel testo immagini tratta dal film Il mio grosso grasso matrimonio greco, disponibile su Apple TV e Chili)


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