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Riscrivere Roald Dahl, e altre blasfemie

Roald Dahl

Recentemente in dieci libri di Roald Dahl sono stati inseriti dei cambiamenti linguistici che dovrebbero rendere le storie lette e apprezzate ancora oggi. Con questo articolo vogliamo chiederci se abbia davvero senso riscrivere Dahl in nome del politically correct.


Leggere Roald Dahl

Roald Dahl, autore britannico morto nel 1990, è ancora oggi uno degli scrittori più conosciuti e più influenti della letteratura per ragazzi. I suoi libri, che hanno venduto più di 250 milioni di copie in tutto il mondo, e gli adattamenti cinematografici delle sue storie hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi e forse anche dei nostri genitori.

Ciò che contraddistingue i racconti di Dahl sono l’universo “magico” in cui essi sono circoscritti, uno stile e una scrittura creativa (ad esempio, inventava parole giocando sulle onomatopee), le trame un po’ macabre che contrappongono i bambini e gli adulti e l’immancabile inversione morale che vede la vittoria dei buoni e la punizione dei cattivi.

Roald Dahl, nella versione di Quentin Blake.

Pertanto, le storie di Dahl sono complesse e negli anni sono state criticate, giudicate troppo tetre e diseducative per i bambini. Stessa sorte è capitata anche ai suoi personaggi, rappresentazioni fisiche di vizi e virtù, decritti più volte come “problematici”.

A queste critiche – quando era in vita – l’autore rispondeva che non gli interessava l’opinione degli adulti, poiché il suo pubblico era un altro, e quest’ultimo sembrava apprezzare il suo lavoro. Ora che l’autore non è più in vita, però, le cose sono cambiate.

Riscrivere…

Il Telegraph ha recentemente pubblicato un lungo e dettagliato articolo dove evidenzia tutti i cambiamenti linguistici che sono avvenuti nelle edizioni di dieci libri di Roald Dahl, dal 2001 al 2022.

Dal confronto emergono più di un centinaio di modifiche: per tutti i personaggi sono scomparsi gli aggettivi fat (“grasso”) e crazy (“pazzo”); sono scomparsi anche gli aggettivi legati alla bruttezza, così come tutte le espressioni ritenute offensive.

Se in alcuni casi si tratta di piccoli cambiamenti, in altri vediamo rimossi interi dialoghi e descrizioni oppure vere e proprie trasformazioni di senso.

Ad esempio, Matilda non legge più Joseph Conrad o Rudyard Kipling, ma Jane Austen. Gli Umpa Lumpa sono ora descritti semplicemente come “piccole persone”; mentre il racconto di Willy Wonka è ridotto a poche frasi.

Modifiche libri Roald Dahl

La Roald Dahl Story Company e l’editore Puffin Books hanno spiegato che queste modifiche sono state apportate per far sì che le storie dell’autore siano lette e apprezzate ancora oggi, e nei loro intenti vi è quello di mantenere inalterata la trama e l’acume dei testi originali.

…rieditare…

Che la società di oggi non sia la stessa del Novecento, lo sappiamo tutti. E sappiamo anche che sono cambiate la nostra sensibilità e il nostro modo di parlare. Se può essere comprensibile voler rendere più accessibili testi ormai entrati nella tradizione letteraria dell’infanzia, viene naturale chiedersi quanto questa sia una cosa giusta da fare.

Come ha sottolineato Suzanne Nossel, autrice e C.E.O. di Pen America (associazione americana che lavora per difendere la libertà di espressione), il potere di ri-editare i libri potrebbe rappresentare una nuova arma editoriale.

Il problema principale, infatti, è che non esiste un limite: “inizi volendo sostituire una parola qui e lì, e finisci inserendo delle idee completamente nuove (ed è quello che è successo alle opere di Dahl)”.

Oltre a Nossel, altri hanno espresso il loro dissenso verso la scelta dell’editore inglese.

Tra questi, Salman Rushdie, scrittore e saggista indiano, ha mostrato la sua disapprovazione attraverso un tweet dove sostiene che gli eredi di Dahl e la Puffin Books si dovrebbero vergognare per le modifiche apportate.

Anche Rishi Sunak, primo ministro inglese, è intervenuto sulla questione, affermando che non si debba giocare intorno alle parole e che le opere di letteratura e narrativa vadano preservate, non limate.

…o censurare?

Altre critiche sono state mosse anche da Brendan O’Neill e Sam Leith, autori del The Spectator. Il primo parla di “vandalismo” nei confronti delle opere di Dahl e afferma che riscrivere opere letterarie del passato per renderle conformi alla sensibilità di oggi sia una “nuova forma di tirannia”. Questa tendenza potrebbe ben presto dilagare e colpire altri autori della tradizione.

Leith, di contro, replica che non si tratta di censura o vandalismo e che “le storie sono cose robuste”, ma trova un certo disagio nelle modifiche da lui ritenute “innecessarie”. Nelle nuove edizioni dei libri di Dahl si nota una certa paura nell’utilizzare il termine bianco” e “nero” anche se utilizzati come semplici aggettivi di colore, o l’insistenza nel voler eliminare tutti i riferimenti al gender (boys and girls diventano children, his mother trasformato in his parents, policemen in police officers e così via).

Leith mette in luce quello che potrebbe essere il problema principale di tutta questa storia: i pregiudizi e i problemi della nostra società non si risolvono eliminando o cancellando l’uso di certe parole dalla letteratura (dell’infanzia o meno). Così facendo, si va solamente a creare un “tabù letterario” e ignoriamo quello che potrebbe essere il vero problema di fondo.

Illustrazione di Matt Cartoonist, dal Telegraph.

Aggiustare” un classico

Per quanto le parole siano importanti, esse non racchiudono di per sé connotazioni negative o positive e per educare un bambino ci vuole molto più di un linguaggio politically correct: eliminare tutte le persone grasse dai libri di Dahl aiuterebbe ad eliminare i pregiudizi verso di esse?

A mio avviso, questo lavoro di riscrittura è fallace sotto più aspetti. Come primo punto ci sarebbe la questione relativa a tutte le copie già stampate: che se ne fa? Ci sono libri negli scaffali, nei negozi e nelle biblioteche di tutto il mondo in cui Augustus Gloop è ancora “grasso” e non “enorme”, in cui le streghe sono “cassiere” e non “scienziate”.

Queste differenze faranno crescere veramente i bambini in modi diversi? Chi ha letto le versioni originarie è cresciuto con pregiudizi, ed è diventato misogino o razzista?

Pretendere di “aggiustare” le opere di un autore che è stato uomo del suo tempo è un’azione presuntuosa e nessun’opera può porsi oltre il tempo e lo spazio. E se possiamo riscrivere i libri di uno scrittore, significa che poi avremmo il diritto di riscrivere anche quelli degli altri.

Libri Roald Dahl

Questi libri sono il frutto delle epoche in cui sono stati prodotti, riscriverli significherebbe far perdere loro il senso. E i libri di Roald Dahl, c’è da sottolinearlo, hanno un loro senso: i mostri e le streghe e i genitori assenti esistono anche nella realtà, così come i giganti buoni e gli inventori eccentrici.

Forse sarebbe più educativo aggiungere note o commenti al testo, favorire un dialogo tra i genitori e i bambini per far capire a questi ultimi cosa è sbagliato o cosa no. E forse sarebbe anche bene far crescere i bambini come voleva Dahl, con la consapevolezza che al mondo esistono le brutture ma anche le cose belle.

Emerlinda Osma

(In copertina Nick Fewings da Unsplash)


Per approfondire:

  • Elisa Buletti, Chi sono i «sensitivity readers» e qual è il loro ruolo (ilgiornaledellalibreria.it);
  • Federica D’Alessio, La censura dei libri di Roald Dahl è un triste inganno verso tutti (micromega.net);
  • Ed Cumming, Abigail Buchanan, Genevieve Holl-Allen e Benedict Smith, Roald Dahl rewritten: the hundreds of changes made to suit a new ‘sensitive’ generation (telegraph.co.uk).
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