Cronaca

La morte di Benedetto XVI – Nuovi orizzonti per Francesco

Benedetto XVI Francesco

La morte di Benedetto XVI rischia di segnare uno spartiacque nel pontificato di Francesco. Le differenze tra la “Chiesa in uscita” di Bergoglio e quella dottrinale e arroccata su sé stessa di Ratzinger sono difficilmente conciliabili, e gli oppositori del Papa argentino paradossalmente hanno adesso campo libero per passare all’attacco.


Il 2022 della Chiesa Cattolica si è chiuso con una triste notizia: la scomparsa del papa emerito Benedetto XVI. Joseph Ratzinger è stato uno dei più importanti teologi del XX secolo, nonché per decenni saldo riferimento per una fetta consistente della Chiesa: quella più conservatrice, attenta ai dogmi e rigida sul rispetto della dottrina.

Tante sue posizioni hanno suscitato vaste polemiche, nonché spaesamento tra i cattolici progressisti: ad esempio quelle su omosessualità, eutanasia, aborto, fecondazione assistita, rapporto scienza-fede; ma anche la sua relazione controversa col mondo islamico, che nel 2006 lo ha attaccato ferocemente per la celebre lectio magistralis di Ratisbona in cui il Pontefice sembrò accusare  i musulmani di voler diffondere la loro fede con la violenza (in realtà si travisarono le sue affermazioni, estrapolandole dal discorso senza chiarire il contesto).

Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, Ratzinger acquisì grande autorevolezza nella Curia romana, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi di “ideologo” di Wojtyla. E proprio grazie a tale visibilità nel 2005, all’indomani della morte del Papa polacco, il porporato bavarese fu chiamato a succedergli

Benedetto XVI, il Papa teologo

In retrospettiva, gli otto anni di regno del “pastore tedesco” (come da celebre prima pagina del Manifesto il giorno dopo l’elezione) possono essere visti come una sorta di cuscinetto tra due pontefici più “carismatici” e impattanti come appunto Giovanni Paolo II e Francesco.

Benedetto XVI Francesco
Papa Benedetto XVI.

Il pontificato di Benedetto è stato segnato da una sostanziale continuità sul piano dottrinale, ma anche dall’emersione definitiva del drammatico fenomeno della pedofilia nel clero, contro il quale lo stesso pontefice ha aperto la stagione della tolleranza zero, e dagli innumerevoli scandali che si sono consumati dentro i palazzi vaticani – culminati nel Vatileaks.

Ritrovatosi a governare quella che più che una barca sembrava una polveriera, nel febbraio 2013 Benedetto XVI ha attuato l’unico gesto rivoluzionario del suo pontificato: dimettersi. Una scelta che non aveva precedenti da 598 anni a quella parte.

Dopo che i suoi immediati predecessori avevano pensato a tale ipotesi, senza però concretizzarla, Ratzinger ha capito di non avere le forze e il vigore necessario per cambiare una Chiesa ormai in crisi, in un mondo orientato al secolarismo e che dà sempre meno peso alla religione.

Poco prima di morire, in una lettera al suo biografo Peter Seewald, lo stesso ex Papa ha dichiarato che la sua scelta era legata a una forma grave di insonnia che lo affliggeva da anni.

Benedetto XVI e Francesco

Questa sofferta e clamorosa decisione ha spianato la strada all’elezione di Bergoglio, cardinale argentino dal profilo totalmente diverso: gesuita, con alle spalle una carriera esclusivamente pastorale, vissuta nel difficile contesto del suo Paese segnato dalla dittatura prima e dalla perenne crisi economica poi.

Fin dalla sera dell’elezione, il 13 marzo 2013, Francesco si fece promotore di una nuova visione della Chiesa, meno concentrata sul rigore teologico e più impegnata nella missione sociale di testimonianza e attuazione concreta del Vangelo.

Nel pontificato attuale, va detto, non si è assistito a particolari stravolgimenti sul fronte dottrinale: rigida è rimasta la posizione cattolica su aborto (si è solo concesso ai preti il potere di assolvere le donne abortenti, facoltà prima riservata solo ai vescovi) e suicidio assistito, così come sull’omosessualità; solo sul divorzio si sono registrate timide aperture, sancite dall’esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2015, nella quale si chiede ai sacerdoti di discernere attentamente sulla possibilità di concedere la comunione a divorziati risposati.

In questi 10 anni, tuttavia, è cambiato l’approccio della Chiesa davanti alle persone coinvolte in queste circostanze: Francesco ha votato il suo atteggiamento all’ascolto e al dialogo su tali temi, non arroccandosi alla purezza della dottrina scagliando giudizi e anatemi. Proprio pochi giorni fa, ad esempio, il Papa ha ricordato che l’omosessualità, per quanto peccaminosa, non è un crimine.

Tutte queste ventate di novità, per quanto parziali, hanno portato a un forte malcontento da una frangia del clero, quella più conservatrice, che ha continuato a vedere nel Papa emerito un punto di riferimento simbolico.

Più volte questa fazione ha provato a “tirare per la giacchetta” (o forse è meglio dire per la talare) Ratzinger, quasi a volerlo usare come anti-Bergoglio. Ratzinger, tuttavia, è rimasto fedele alla promessa fatta al momento della rinuncia al soglio di Pietro: restare in silenzio e preghiera, offrendo fedeltà al successore.

Benedetto XVI Francesco

L’esempio più lampante risale a inizio 2020: da poco il Sinodo (ossia la riunione periodica di vescovi da tutto il mondo che consiglia il Papa nel governo della Chiesa) aveva proposto al Pontefice di concedere nella regione amazzonica, dove la crisi delle vocazioni si fa sentire in modo particolare, l’ordinazione sacerdotale a persone sposate (i cosiddetti viri probati) di salda e provata fede.

Tale idea, dalla portata storica, ha ovviamente suscitato la forte opposizione dell’ala “destra” della Chiesa. Uno dei suoi principali esponenti, il cardinale Robert Sarah, ha scritto un libro in tal senso, accogliendovi anche una prefazione di Ratzinger dove il papa emerito si diceva contrario a tale possibilità. Il polverone successivo ha spinto Ratzinger a ritirare la prefazione e Bergoglio a respingere la proposta sinodale. 

Molti osservatori ritengono che proprio il “silenzio contemplativo” di Benedetto XVI abbia trattenuto i conservatori da attriti troppo duri contro il pontificato di Francesco. E ora che Benedetto non c’è più, Francesco si ritrova di fatto con le spalle scoperte. E un’opposizione più querula potrebbe metterlo molto in difficoltà nel futuro.

Tante opzioni sul tavolo

Dopo quasi 10 anni, il pontificato bergogliano è a un punto di svolta. L’agenda di Francesco è fitta per i prossimi anni: dal sinodo sulla sinodalità (ossia su un maggior protagonismo dei laici e delle Chiese locali, in contrapposizione al centralismo romanocentrico) in programma a fine anno e nel 2024 al Giubileo del 2025, senza contare i diversi viaggi apostolici in programma e l’intenzione, da lui annunciata recentemente, di porre una donna a capo di un dicastero vaticano entro due anni.

Eppure la grande sfida del Papa sarà quella di resistere alle crescenti bordate dei conservatori. Bordate che del resto sono già iniziate: in primis con le affermazioni del segretario personale di Ratzinger, l’arcivescovo Georg Gaenswein, che non ha nascosto la sua delusione per la sostanziale rimozione da Prefetto della Casa Pontificia a seguito del caso della prefazione di Sarah; ma ha fatto capolino anche il cardinale Gerhard Muller, nemico giurato di Francesco, che non a caso lo ha rimosso, nel 2017, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. 

Nelle ultime settimane sono partite speculazioni su possibili dimissioni di Francesco: una scelta, secondo alcuni, resa possibile dalla dipartita di Benedetto, che avrebbe così scongiurato il rischio di tre papi contemporaneamente in vita, sebbene Bergoglio abbia in passato smentito che tale circostanza potesse essere dirimente.

In realtà, leggendo la road-map dei prossimi anni, un passo indietro non sembra proprio imminente; lo stesso papa, in un recente Angelus, ha però implicitamente dato credito a questa ipotesi sostenendo, riferendosi al battesimo di Gesù nel Giordano, che chi ricopre incarichi di responsabilità deve “saper fare un passo indietro”. Entrare nella testa del vescovo di Roma è impossibile, i prossimi mesi saranno cruciali per capire il futuro della Chiesa.

Riccardo Minichella

(In copertina Papa Francesco)

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