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Cara famiglia Mattsson, la Finlandia non è l’Europa

Mattsson

La famiglia finlandese dei Mattsson scrive una lettera aperta in cui spiega le ragioni della propria fuga dall’Italia: scuole retrograde e fatiscenti, qualità pessima. Insomma, nulla di nuovo sotto al sole.


Da qualche parte tra il lago Saimaa e l’Inarijärvi c’era una volta una famiglia finlandese mononucleare, con prole. C’era, giustamente, e non c’è più: perché i Mattsson avevano deciso di fare i bagagli e, dopo soggiorni in Inghilterra e Spagna, erano pervenuti ai lidi del Bel Paese, più precisamente a Siracusa.

Una decisione di lei, pittrice affascinata dal sogno del Grand Tour? Non è dato sapere. Quel che è certo, invece, è che dopo appena due mesi di permanenza, sconcertati dalla qualità del sistema scolastico, hanno rifatto le valigie appena disfatte: torneranno in Spagna, dove (a detta loro) potranno offrire ai figli un’istruzione decorosa.

La cosa mi stupisce? Certo che no: la Finlandia è tra le prime nazioni al mondo per istruzione, ed è logico che i suoi cittadini, sul piano educativo, siano parecchio esigenti. Si potrebbe quasi pensare che i siracusani nascondessero a bella posta per i Mattsson l’indecenza della propria scuola; ma su questo punto sono loro stessi a dare un saggio del proprio valore:

Abbiamo già vissuto sia in Spagna sia nel Regno Unito e abbiamo (ingenuamente?) pensato che il sistema scolastico sarebbe stato simile in tutto il Mediterraneo […]

Famiglia Mattsson

Non voglio che qualche smaliziata prurigine (ma lo sanno su quali mari si affaccia l’Inghilterra?) prenda il sopravvento; ma sembra proprio che la sgridata del maestro con tanto di bacchettata sulle mani – la Montessori rabbrividirebbe –, questa volta, la debbano incassare i finlandesi.

Non c’è ingenuità che tenga: chiunque abbia un briciolo di cognizioni geografico-politiche sa che sul Mediterraneo si affaccia non solo la Francia, ma anche la Libia, e la Grecia. Dobbiamo per questo supporre che i sistemi scolastici dei tre Paesi siano comparabili? Seguendo questo ragionamento, i Mattsson avrebbero potuto educare i figli in Russia: si affaccia sul Mar Baltico, proprio come la Finlandia.

Intendiamoci: le questioni sollevate dalla lettera aperta sono più che legittime, sacrosante. Ogni bambino dovrebbe avere la possibilità di svagarsi un poco all’aria aperta, di giocare con ogni sorta di gioco, di tornare a casa da scuola in autonomia e senza strade intasate dal traffico. Ma perché i Mattsson si aspettavano di trovare tutto questo in una scuola pubblica di Siracusa, nell’ombelico di quel Sud Italia che non brilla esattamente per qualità di servizi pubblici e infrastrutture?

Il velo di Maya

A volte basta un nulla a spezzare l’incanto. Il viaggio in Italia rivela alla famiglia finlandese l’amara realtà di un’Europa in cui c’è troppa diversità e ben poca unità.

Certo, a tutti piacerebbe un mondo in cui nessuno si scandalizza se una premier si ubriaca con gli amici, in cui nessun Paese vuole entrare nella NATO per paura di un’invasione russa e ogni bambino è libero di folleggiare sulle fresche erbe di un campo.

Ma, cara famiglia Mattsson, queste cose qui, in questo Paese dannatamente bello e miope, sono destinate a rimanere ancora per molto tempo una favola.

Francesco Faccioli

(Immagine di copertina da SiracusaNews)

Sull'autore

Nato nel 2001, vivo in montagna – e vista l'aria che tira non ho fretta di trasferirmi. Con ogni probabilità sono l'unico studente di Lettere Antiche ad apprezzare sia Tha Supreme che Beethoven. Da fuori posso sembrare burbero, ma in realtà sono il più buono (e modesto) della redazione.
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