CronacaCultura

L’università italiana, tra aspettative e paura del fallimento

Università peso fallimento 1

Dal recente caso di Carlotta Rossignoli ai suicidi di studenti gravati dal peso di sentirsi falliti, le università italiane sono sempre più competitive, generano ansie, aspettative da rispettare e la paura di dover poi sostenere il peso di un fallimento.


Messaggi pericolosi

Nelle ultime settimane principali testate giornalistiche italiane hanno dedicato ampio spazio al caso di Carlotta Rossignoli, studentessa di Medicina al San Raffaele di Milano che ha conseguito a pieni voti la sua laurea un anno prima rispetto alle normali tempistiche.

L’enorme attenzione mediatica che la vicenda ha ricevuto non è da sottovalutare.

E questo perché rappresenta l’ennesimo messaggio dannoso che la stampa ciclicamente tira fuori e ci propina come modello da emulare.

carlotta Rossignoli Università peso fallimento 2

Troppo spesso si fa credere che chi brucia le tappe sia uno studente migliore, a enorme danno non solo di tutti coloro che si laureano nei tempi stabiliti, ma anche di quei ragazzi che – per i più disparati motivi – hanno avuto la necessità di prendersi più tempo.

Così, il percorso universitario è ridotto ad una semplice gara in cui conta solo arrivare primi, in cui essere i migliori è l’unico traguardo possibile. In questa ottica, sempre più concentrata sulle tempistiche, perde di valore il tempo dedicato allo studio come elemento di arricchimento del singolo.

Si tende ad incentivare un tipo di produttività tossica che spinge gli studenti a sforzi sempre maggiori per ottenere il massimo dei voti ed eccellere, nonostante questo porti ad adottare abitudini sbagliate e controproducenti, spesso a danno della propria salute mentale e fisica.

Tutta questa tipologia di messaggi condanna il lusso dell’ozio e ci spinge a considerarlo pigrizia o mancanza di interessi. E da questo deriva il giudizio sociale interamente negativo che condanna chi si dedica ad altre attività oltre a quelle considerate produttive e socialmente accettate.

Il peso delle aspettative

Sono proprio i più fragili a risentire maggiormente dei messaggi sbagliati dei media che propongono modelli a cui è impossibile paragonarsi. Dal confronto con queste figure scaturiscono dubbi e ansie che accrescono la paura di deludere le aspettative sociali in merito all’università, e di conseguenza il terrore del fallimento e di doverne poi portare il peso.

È necessario ricordare che un qualsiasi studente universitario è già sottoposto ad una qualche forma di pressione sociale. E spesso ad aggravare la situazione contribuiscono le paure del singolo che teme di non essere abbastanza preparato o intelligente per continuare il proprio percorso universitario.

Anche la pressione esercitata dal nucleo familiare e le sue aspettative rappresentano componenti che possono aggravare sia una situazione di iniziale fragilità sia una in cui il peso del fallimento è ormai diventato insostenibile.

Che cosa si intende per fallimento?

Nel mondo dell’università, il peso di un fallimento è tanto gravoso perché le situazioni da cui trae origini sono molteplici.

Il fallimento di cui si parla in questi casi è costruito per antitesi partendo da tutti i modelli sbagliati proposti dai media: avere una media costante e saper conciliare lo studio con gli interessi personali o con un qualche lavoro non è una capacità che permette al singolo studente di entrare nella categoria dei migliori.

Quando la dedizione allo studio è totale e non lascia nemmeno spazio al sonno o alle relazioni sociali allora si rientra nel novero dei modelli proposti; ancora è possibili essere i migliori nel momento in cui si portano avanti molteplici attività e si eccelle in tutte.

La società e il nucleo familiare percepiscono come fallimento moltissimi eventi: una semplice bocciatura o un voto basso possono essere vissuti con grande ansia dal alcuni studenti proprio per paura delle opinioni negative che riceverebbero sul loro operato. Un solo errore può rappresentare il fallimento e non ha più valore il detto “sbagliando si impara”.

E spesso gli studenti vivono come una colpa il loro desiderio di cambiare facoltà a causa di reazioni durissime da parte di familiari che antepongono le tempistiche alla realizzazione personale del singolo individuo. Le tempistiche delle università possono rappresentare un ulteriore motivo di fallimento e forse del peggior tipo.

Laurearsi nei tempi previsti è sicuramente importante ma non deve essere l’unico obbiettivo di uno studente universitario e soprattutto non deve essere motivo di vergogna. Lo studente fuoricorso è troppo spesso vittima dei pregiudizi e tende ad essere etichettato come svogliato o pigro senza considerare che possa avere incontrato diversi ostacoli nel suo percorso.

Sentirsi falliti

Secondo i dati ISTAT (2017) in Italia ogni anno si registrano circa 4.000 casi di suicidi, di cui circa 500 commessi da under 34. Inoltre, nella classe di età tra i 20 e i 34 anni il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi).

Tutti questi dati preoccupanti sono sintomo del profondo disagio che sempre più spesso vivono gli studenti italiani a causa della visibilità fornita a modelli sbagliati dai mass media. Le maggiori testate giornalistiche concedono spazio anche ad articoli che parlano di tragici suicidi di studenti fragili che non riuscivano più a sopportare il peso di sentirsi falliti.

Tuttavia questo tipo di articoli si occupa solo marginalmente dei fattori che portano ad atti tanto estremi e purtroppo la tematica del peso del fallimento resta marginale.

Un caso che ha fatto parlare più nel dettaglio della tematica del suicidio commesso da studenti universitari è stato quello di Giulia Grasso. Giulia Grasso è una studentessa di lettere classiche all’Università di Bari che ha deciso di dedicare la sua tesi di laurea a tutti gli studenti che si sono arresi durante gli studi e che non sono riusciti a reggere il peso del fallimento.

Ogni giorno sentiamo notizie riguardanti studenti che si laureano in tempo record […]. Io invece ho voluto dedicare tutti i miei sforzi […] a quelle persone che hanno preferito rinunciare, che sono state soffocate dall’ansia, che sono arrivate a preferire la morte piuttosto che a dover dire di non riuscire ad affrontare l’università italiana.

Giulia Grasso
Università peso fallimento 3

Un modello che ispira o che demoralizza?

È utile interrogarsi sulla reale efficacia dell’attenzione mediatica rivolta a tutti i casi record: si fornisce un reale modello a cui aspirare o è solo un messaggio dannoso?

In una società come la nostra, il valore di un soggetto si basa quasi interamente sulla sua produttività. Lo studente viene privato della propria identità per diventare un numero che può essere un voto o un elenco di esami dati o di crediti universitari. In questo modo si toglie importanza all’unicità del singolo individuo e del suo percorso di studio.

Inoltre, quando uno studente si dedica ad attività di svago diverse dallo studio, rischia di venire assalito da dubbi e sensi di colpa sulla propria validità accademica. Bisognerebbe chiedersi quanto davvero vogliamo che gli studenti si annullino e ignorino i propri bisogni in nome di una costante spinta verso l’efficienza.

Vogliamo che sempre più studenti sperimentino sensazioni negative sulle proprie scelte personali? Che preferiscano nottate di studio ad un sonno rigenerante esclusivamente in nome della produttività continua?

Questo pensiero, se ulteriormente riproposto, rischia di creare danni sul lungo termine: fin dove si spingerà un modello sociale in cui la cultura sarà un mero strumento di accettazione sociale?

Camilla Mussi

(In copertina Brett Jordan da Unsplash)

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