Musica

“Io non ho paura” di recensire il nuovo album di Ernia

Io non ho paura Ernia 9

Il nuovo disco di Ernia, “Io non ho paura”, uscito il 18 novembre, riconferma l’abilità dell’autore di sapersi raccontare, ma è poco fruibile a livello generale e nel repertorio musicale, risultando a tratti monotono.


Il disco e le collaborazioni

Il disco è stato rilasciato il 18 Novembre 2022 da Island Records/Universal. Il titolo è un richiamo all’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti (2001) da cui è tratto il film diretto da Gabriele Salvatores (2003): la locandina è stata riprodotta nella copertina dell’album, con Ernia come protagonista.

La tracklist è composta da 14 brani e vede le collaborazioni di Mengoni, Rkomi, Salmo, Geolier, Gaia e Guè. Il disco è stato prodotto quasi interamente da Sixpm e da Junior K. In aggiunta, Il 10 novembre Esse Magazine ha pubblicato sul suo canale YouTube un documentario che mostra la produzione dell’album. Di seguito l’analisi delle tracce.

1. Tutti hanno paura (feat. Marco Mengoni)

In questo brano, che vede la partecipazione di Marco Mengoni, i vocalizzi e le linee melodiche del ritornello sono state create da Josiah Leming, cantautore country di origini statunitensi, che ritroviamo nel documentario di Esse Magazine. Il pezzo introduce il tema principale del disco: la paura. L’autore ci invita a riflettere su come questa sia una parte fondamentale del nostro vissuto e che coinvolge tutti, in un modo o nell’altro.

Trovo i punti di critica ai rapper della scena contemporanea poco sensata: credo che al giorno d’oggi non sia importante ciò che si dice, quanto più il modo in cui lo si esprime. Spesso chi ha la presunzione di essere un artista impegnato, corre il rischio di cadere in banalità ben più grossolane di chi parla di “niente”, talvolta a costo di perdere di vista la cura del suono.

La produzione del brano è ben curata, con un interessante cambio di beat sul finale. I vocalizzi di Mengoni contribuiscono a creare molto bene l’effetto teatrale del pezzo, che risulta una vera e propria introduzione all’album.

2. Bu!

Il pezzo è uno sfogo contro i falsi e i bugiardi: coloro che indossano delle maschere per affrontare il mondo e che fingono di essere ciò che non sono. Numerose, infatti, le citazioni a Pirandello ed evidente il richiamo all’ultimo album di Marracash Noi, loro, gli altri.

Ritroviamo la critica ai rapper meramente “Delivery” (dai testi piuttosto scarni ma dal ritmo coinvolgente) e più generalmente alla società: manager mitomani, uomini che si fanno la manicure, la presenza di soli uomini ai concerti dei rapper rivali.

Insomma, si tratta del solito pastiche di luoghi comuni e di machismo privo di barre davvero divertenti e con giochi di parole allucinanti quali: “Sei un nababbo senza na” o “Cagne alle calcagne come Kanye”. Chiaramente non mi identifico come target di riferimento, ma poco male. La produzione non sembra particolarmente ispirata e anche il flow di Ernia risulta decisamente meccanico, usato e abusato anche in passato.

3. Bella fregatura

Il pezzo parla delle diverse prospettive all’interno delle relazioni, di quando le divergenze di idee portano a una rottura, e di quanto la paura di avere obbiettivi diversi ci ostacola nell’intraprendere certe strade. Il pezzo richiama notevolmente brani del disco precedente Gemelli, come Superclassico e Ferma a guardare.

Si sente molto l’influenza dei Pinguini Tattici Nucleari attuali, senza però i riferimenti alla cultura pop che li identifica. In conclusione, un blando pezzo di musica pop, piatto, e che non provoca nessuna scossa nè nella scrittura nè nelle linee melodiche. Next please.

4. Qualcosa che manca (feat. Rkomi)

Il brano continua sulla falsariga del precedente, e tratta il tema della scelta: trovarsi di fronte a due decisioni importanti e aver paura che quella presa non riesca a colmare il senso di vuoto che ci fa sentire incompleti.

Anche questo brano dal punto di vista musicale non spicca per originalità, e anche la collaborazione di Rkomi, decisamente fuori forma da un po’ di tempo a questa parte, non aggiunge granché al pezzo. Inoltre, la melodia del ritornello ricorda troppo chiaramente quello di Assenzio di Fedez, Stash e Levante.

5. Cattive intenzioni (feat. Salmo)

Il brano vede la partecipazione di Salmo e trovo sia il peggiore del disco. Il pezzo ricorda Non me ne frega un cazzo presente in Gemelli e il tema è pressoché lo stesso. Una “divertentissima” autocelebrazione dei due rapper che ci informano dei loro successi in campo sentimentale e del fatto che siano matti e completamente fuori controllo.

Salmo continua sul filone “LOL” che lo ha caratterizzato ultimamente, producendo discutibili capolavori del calibro di: “Voi siete tutti sottosviluppati, noi sviluppati sotto” che potrebbe essere partorita da un bambino. O ancora frasi come “Vuoi fare il rapper di strada, ma sembri Lady Gaga”, in cui pensa di usare come insulto una delle popstar mondiali più interessanti del momento.

La produzione è basilare, con nessuna progressione. Sembra che al brano manchi completamente un concept: un motivo in più per definirlo inutile. L’unica nota positiva è l’intermezzo del Noyz Narcos, che aggiunge quel poco di mistico all’imbarazzo generale.

6. Buonanotte

Il brano è platealmente il migliore del disco. Su una base di pianoforte molto semplice ma intima e con un timbro di voce decisamente sofferto, Ernia tratta il tema dell’aborto in maniera estremamente delicata, poiché esperienza stessa dell’autore. Scelta azzeccata risulta il ritornello cantato, per allentare un po’ la morsa delle strofe. Un brano che conferma le capacità di scrittura di Ernia e la sua ricchezza lessicale, senza però togliere sentimento al pezzo.

Unica nota negativa è il piazzamento nella tracklist, trovandosi immediatamente prima di un brano dalle atmosfere troppo allegre e dopo uno troppo leggero per essere goduta appieno.

7. Weekend

Il pezzo parla della paura della routine e celebra il weekend come unica via di fuga dalla monotonia. La produzione ricorda molto alcuni pezzi di Sangiovanni, ma funziona con l’atmosfera del pezzo che risulta uno dei più godibili del lotto. Il tema e lo stile del pezzo mi hanno ricordato molto Domani dell’album 68, il primo disco ufficiale di Ernia.

8. Acqua tonica (feat. Geolier)

Pezzo dalle sonorità R&B, vede la collaborazione di Geolier. Parla di uscire dalle proprie barriere e avere il coraggio di affrontare le relazioni, sentimentali e non solo. La struttura ha il classico ritornello prima in napoletano e poi in Italiano, come in M’ Manc di Geolier, Sfera Ebbasta e Shablo, e in Chiagne di Lazza, Takagi e Ketra. Sembra quindi che Geolier venga chiamato unicamente per riprodurre la stessa parte in ogni brano.

Detto questo, la produzione è coerente con l’immaginario e anche le linee melodiche utilizzate dai due rapper sono adatte e credibili. Il ritornello ricorda Spigoli di Carl Brave e anche la strofa di Sfera Ebbasta in Je ne sais pas di Lous and the Yakuza.

9. Così stupidi

Forse il brano di critica più riuscito del disco, complice anche l’ottima produzione del pezzo che richiama la Griselda, con GODS don’t bleed di Westside Gunn e che campiona il ritornello etereo di Stupidi di Ornella Vanoni. Il pezzo si scaglia contro i tuttologi del web, gli opinionisti dei media, coloro che parlano di tutto e soprattutto di ciò che non sanno, e lo fa con riferimenti interessanti e coerenti.

Per esperienza personale però, trovo che i primi ad attuare questo tipo di comportamento siano proprio i fan di un certo tipo di rap, di cui Ernia fa parte.

10. Bastava la metà (feat. Gaia e Guè)

Il brano vede la collaborazione di Gaia e Guè e parla di Milano, patria dell’autore e responsabile della persona che è diventato crescendo. La città e quello che ha saputo fornirgli, nel bene e nel male, sono punti di riferimento per Ernia, che ringrazia Milano dedicandole questo brano. Il tema e l’atmosfera del pezzo ricordano MeryXSempre presente in Gemelli.

La produzione è molto buona, con percussioni a mò di marcia che ricordano Like toy soldiers di Eminem. Gaia è davvero azzeccata nel ritornello, e regala al pezzo un senso quasi nostalgico. Brillante anche la collaborazione di Guè, che si cala perfettamente nello stile del brano.

11. Non ho sonno

Il brano ritorna sulle tematiche dell’autocelebrazione e sull’intenzione di sparare a zero sulla scena rap. La produzione campiona un brano del 2020 di Izi, Al pacino, prodotta da Sick Luke. Campionare un brano così recente è una scelta inusuale, ma in questo caso ha un buon risultato.

Il pezzo funziona, il problema è che è almeno il sesto con la stessa tematica e lo stesso modo di trattarla. Tutto ciò lascia un po’ perplessi, anche considerata l’aspra critica contro il rap “vuoto” fatta dall’autore all’inizio del disco. Menzione disonorevole per il “Mat-segnale”.

12. Il mio nome

Il pezzo è una dichiarazione d’amore dell’artista alla propria ragazza. Ernia esprime tutto quello che pensa sulle relazioni, come ad esempio la richiesta di essere lasciato libero di comportarsi come vuole e di non dover sempre prestare attenzione alle cose di poco conto. Nonostante questo, afferma di essere una persona che “si gira sempre se chiami il suo nome”.

La presenza della reale fidanzata di Ernia nel ritornello rende il tutto più comico e il brano è un episodio piacevole. La produzione richiama Say my name delle Destiny’s child e riprende quel filone musicale. Il pezzo può risultare cringe, ma se interpretato in modo giusto è godibile.

13. Rose e fiori

Il brano presenta forse la migliore produzione del disco, apprezzabili le incursioni di basso potenzialmente campionate, su un beat oscuro che rende bene l’incertezza del pezzo. Ritroviamo nuovamente la tematica della paura del domani e dell’incertezza sul futuro.

Personalmente non mi trovo d’accordo con il confronto tra genitori e figli fatto dall’autore. Credo che la nostra generazione abbia una sensibilità molto superiore alla precedente e che nonostante, come dice Ernia, faccia molto più fatica a tirarsi su da sola, sia umanamente migliore. Vero anche che se quella generazione è cresciuta con determinati ideali la responsabilità è anche dei genitori, nel bene e nel male.

14. L’impostore

Il pezzo tratta la sindrome dell’impostore, malattia che spinge a pensare che i frutti del proprio lavoro siano basati unicamente sul caso e sulla fortuna e non sull’impegno, che non si meriti di raggiungere il successo e che chiunque la pensi diversamente sia stato “ingannato”. Ernia affronta la tematica nella maniera più giusta, ovvero esternando tutto quello che sente e scava all’interno della propria psiche, continuando a mettersi in questione.

Il pezzo preso da solo non funziona, va per forza incastonato all’interno del disco per conferirgli un senso e un valore. E questa è una cosa assolutamente positiva per il concept che il disco si propone di avere.

Un disco ben curato ma con poche sorprese

Il disco riesce in quasi tutta la sua totalità a trattare il tema principale, ovvero la paura. Nonostante questo tema in numerosi momenti sia forzato o difficile da trovare, per gli standard italiani di dischi tematici (vedi Noi, loro, gli altri) è un grande traguardo. La paura vista da Ernia non ha numerosi spettri, e quasi sempre si parla di paura del futuro e del domani: non sorprende, visto che è di fatto il nucleo portante della nostra generazione.

Dal punto di vista dei testi credo che gli episodi più riusciti siano quelli che vedono Ernia mettersi a nudo, come in Buonanotte, Rose e fiori e L’Impostore (che ricordano le atmosfere quotidiane e narrative di 68). Meno riusciti, personalmente, gli episodi di critica sociale, il più delle volte piatti e fini a se stessi, se non imbarazzanti come in Cattive intenzioni.

Dal punto di vista sonoro però, il disco presenta gli stessi problemi del precedente Gemelli, risultando monotono, poco ispirato riguardo le influenze musicali e macchinoso nel flow e nella stesura. Nonostante questo, la produzione del disco è ben curata, si riconferma quindi il talento di Sixpm e si dimostra una piacevole sorpresa pure Junior K (che quando esce dalla visione di Sfera Ebbasta, dimostra di saper produrre).

Inoltre, come già detto, trovo Ernia poco credibile su un certo tipo di approccio vocale nei ritornelli, che risultando spesso delle simil-parodie di un normale cantato.

Marco Moncheroni

(In copertina l’immagine dell’album Io non ho paura di Ernia


Per approfondire: 68 ‘Till The End – Il secondo ritorno di Ernia (un articolo di Federica Marullo)


Ascolta ora Io non ho paura su Spotify e YouTube.

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