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La mia prima volta

Prima volta copertina 2

Credo che il problema di ogni prima volta sia proprio che si tratti della Prima. È questo che la carica di tante aspettative: ha l’obbligo di essere speciale e indimenticabile tutto ciò a cui mettiamo davanti lo stesso aggettivo numerale ordinale. Ma deve davvero essere così?


La “bellezza” della prima volta

Il tepore dei raggi solari che solleticano i peli, i primi o gli ultimi caldi dell’estate, e l’acqua che accarezza la pelle. Immergersi con tutto il corpo nel mare, in un fiume o una piscina: una delle sensazioni più belle che conosca. Una di quelle esperienze che mai e poi mai  smetterei di fare per quella sensazione di pienezza e di pace che è in grado di farmi sentire. È in questa occasione che riesco a percepire la potenza della Terra e il mio appartenere ad essa.

Ecco, diametralmente opposta è stata la sensazione che ho provato la prima volta che ho fatto sesso. Parliamoci chiaro: non è stato brutto in assoluto. Però poteva andare meglio. Non c’è stato quel piacere di cui tutti mi avevano parlato, quella sensazione di godimento assoluto che mi aspettavo. Il piacere poi è arrivato, tranquilli.

Negli anni ho imparato, certo, e oggi il sesso è una parte importante della mia quotidianità e delle mie relazioni. Però, la prima volta non è stato proprio nulla di ché. Inadeguatezza: ecco, questo è ciò che ho provato. Per nulla naturale, immediato, intuitivo. Molto diverso dal buttarsi a capofitto nell’acqua.

Il momento giusto

Ad oggi, credo che il problema della mia prima volta sia stato proprio il fatto che fosse la prima e quindi carica di aspettative.

La Prima volta doveva essere speciale, indimenticabile. Come il Primo bacio e tutte quelle cose a cui mettiamo davanti lo stesso aggettivo numerale ordinale. Come mai è andata così? Ad oggi credo di averlo capito e vorrei condividere con voi la mia scoperta.

Sono cresciuta in una cultura mediatica e sociale che attribuiva un tale valore alla prima scopata (brutto chiamarla così, ma ho esaurito i sinonimi) che non potevo far altro che aspettarmi qualcosa di magico in funzione di cui ponderare le scelte e calibrare il momento giusto. Tuttavia, quando il momento ha fatto capolino per la prima volta, io vivevo ancora nel mondo delle fiabe.

Non avevo mai visto un porno, mai praticato autoerotismo, mai pensato a nient’altro che ad un bacio molto appassionato (con non troppa lingua, possibilmente).

Il mio punto di riferimento erano i film che avevo visto da piccola: Biancaneve che si risveglia con un bacetto, High School Musical con Troy e Gabriella che appiccicano le loro labbra solo al secondo film della saga, le Winx che stanno con gli Specialisti senza nemmeno sfiorarsi.

E poi c’erano tutti gli insegnamenti del Catechismo: imbevuta di cultura cristiana cattolica, fino ai 13 anni non mi era sembrato così male “aspettare fino a dopo il matrimonio”.

Un mix tra innocenza e indifferenza

Qualche voce di corridoio mi suggeriva esperienze mirabolanti, che però all’epoca mi facevano solo storcere il naso e immaginare un mondo che non mi apparteneva.

Mi piacevano le commedie romantiche, ma già quando arrivavano le scene un po’ “osè” mi stranivo, aspettavo che finissero il più in fretta possibile per andare avanti con la trama della storia. Mamma e papà mi avevano spiegato come nascono i bambini. Ma nulla più. E, a dirla tutta, non è un argomento che fino alla tarda adolescenza mi abbia affascinato particolarmente.

Non ero proprio interessata: sì, volevo un fidanzato, volevo essere apprezzata e amata, dare qualche bacino e fare le gite fuori porta insieme. Ma i miei pensieri e desideri non andavano molto più in là. Ero contenta, e non sentivo un bisogno particolare di scoprire la mia e altrui sessualità.

La mia esperienza nell’inesperienza

La mia relazione affettiva (prima e unica più importante, ad oggi) è cominciata nel 2016. La Prima volta è arrivata dopo più di un anno. Per fortuna ho trovato una persona che ha saputo aspettarmi, capirmi e mai spingermi più oltre di quanto non volessi andare. E dopo sei anni la mia relazione è ancora salda. In quel primo anno rimuginavo, sapevo che il momento sarebbe arrivato, ma non volevo che arrivasse.

La persona che mi era accanto, il mio fidanzato, mi chiedeva cosa ne pensassi: io ero vaga, sempre poco interessata, prendevo tempo. Non avevo molte amiche con cui confrontarmi che avessero  più esperienza di me. Con mamma l’argomento era fuori discussione (disclaimer: mia mamma è molto aperta, mi ha sempre sostenuto e aiutato ma ero io che proprio non riuscivo a parlarne con lei).

Star bene con se stessi per star bene con gli altri

Sentivo di doverlo fare prima o poi. Eppure, era difficile: per prima cosa, perché non mi interessava, ero felice e bastava quello; poi, perché la relazione con il mio corpo non era proprio delle più facili. Anzi, visto che qui i tabù li dobbiamo abbattere e bisogna che io smetta di vergognarmene, diciamocelo chiaro: stavo proprio male.

Nel 2016 mi è stata diagnostica un’anoressia nervosa, un Disturbo del Comportamento Alimentare che ho impiegato anni ad accettare e superare. Il mio corpo non mi piaceva, e farlo vedere a qualcun altro era proprio l’ultimo dei miei desideri: mi sentivo goffa, inadeguata (vedi sopra), a disagio. E il pensiero di un’intimità così improvvisa mi spaventava.

Dawson e Joey, da Dawson’s Creek.

Volevo davvero che questa Prima volta fosse magica, perfetta, che fosse con una persona speciale e con cui possibilmente avessi condiviso ancora un bel pezzo di vita (in stile famiglia del Mulino Bianco, con figli, cani e una bella villa in campagna). E su questo punto diciamo che sono ancora d’accordo: per me il sesso senza Amore è stato sempre impensabile, il sentimento doveva e deve ancora essere presente. Altrimenti, lì sotto non mi funziona niente. Ma questa è un’altra storia.

L’occasione perfetta

Insomma, dopo un anno mi sono convinta. Fine dicembre, Barcellona, primo viaggio insieme regalatomi per i miei 18 anni: ecco Il Momento, l’occasione perfetta.

E niente. Nulla di che. È successo, ho strappato il cerotto e non mi ha fatto male. Ma nemmeno troppo bene. Quel mirabolante piacere che avrei dovuto provare non l’ho provato. Tutta quell’attesa per nulla. Il piacere è arrivato dopo, nelle settimane, nei mesi e negli anni in cui tentativo dopo tentativo ho capito “come funzionasse il tutto”.

Guardandomi indietro ogni tanto penso che sarebbe stato meglio arrivare più preparata a quel momento da un punto di vista del “mio piacere”, scoprirmi prima da sola, capire cosa mi piacesse e cosa no, condividerlo con chi mi stava a fianco. D’altra parte, è stato anche bello scoprirsi negli anni, un po’ per volta, insieme, provando cose diverse e improvvisando.

Esistono davvero un momento e un modo giusti?

Non credo ci sia un momento giusto e uno sbagliato, e anche il “sentirsi pronti” non può e non deve essere uguale per tutti. Credo sia giusto levare da quella Prima volta la famosa maiuscola che troppo spesso ci portiamo dietro: non per forza deve essere speciale e indimenticabile. È una tappa importante della relazione con il proprio corpo e con l’altro, ma non è l’unica.

Piccolo consiglio: non caricatela di tutto ciò che i media, la cultura, la società vi fanno credere, vivetela per quel che è, con la maggiore serenità possibile. È vero, forse per qualcuno è in effetti una linea spessa che divide la propria vita in un “prima” e in un “dopo”, ma non necessariamente deve essere così. Potete viverla come più vi piace: siate sempre sinceri e trovatevi qualcuno che vi ascolti, vedrete che non la rimpiangerete. E anche se dovesse andare male, proverete di meglio (io ne sono la prova).

Tutto va come deve andare

Tutto ciò per dire che, per me, quell’attesa di oltre un anno non ha cambiato più di tanto la mia relazione. Sono convinta che se avessimo aspettato di più o di meno le cose sarebbero comunque andate come dovevano andare (nel mio caso: molto molto bene, con storia a lieto fine e cuoricino finale). Non era quel passo fondamentale che credevo. È stato importante, certo, ma forse più per me come ragazza e poi donna che non per la mia relazione.

Ed è vero, aspettare ha avuto il suo valore e se tornassi indietro forse rifarei tutto uguale… ma forse anche no. Insomma, la vita è breve: meglio godere il più possibile e il prima possibile.

Teresa Caini

(In copertina una scena tratta dal film Le pagine della nostra vita, disponibile su Netflix)


Per approfondire: leggi gli altri articoli della sezione Quello che sappiamo sull’amore di Giovani Reporter.

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