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On the road – Tre giorni in Valsesia


Sessione estiva, caldo afoso, zanzare all’attacco… nemmeno il condizionatore dà più emozioni. Tutti quanti sono già al mare, perché non concedersi una piccola vacanza per sfuggire all’opprimente città, prima di ricominciare a studiare? Ai piedi del Monte Rosa, in Piemonte, la Valsesia è un piccolo idillio a poco più di due ore da Milano, con la possibilità di scegliere tra relax nel verde e tra i borghi, oppure praticare molti sport.


Per qualsiasi studente o lavoratore, i mesi estivi prima delle agognate ferie possono essere quanto di più stancante ci sia. Dopo ore di ricerca su Internet – “posti freschi fuori Milano”, “dove scappare dal caldo”, o ancora “dove andarsene in montagna per non impazzire a luglio” – ho trovato alcune foto di Alagna Valsesia, un piccolo comune con meno di 800 abitanti, ai piedi del Monte Rosa.

Una volta scelti tre giorni infrasettimanali, per evitare il traffico, ho subito trovato un alloggio adorabile su booking.com, il Bed&Breakfast Tre alberi liberi (link al sito), nella frazione Riva Valdobbia.

Controllare bene il meteo è indispensabile, soprattutto se la meta è la montagna: il clima cambia umore da un momento all’altro. Infatti, per prevenire il diluvio previsto per il secondo giorno, io e il mio ragazzo ci eravamo ben muniti di k-way e ombrelli.

Fondamentale anche un equipaggiamento adatto per le escursioni, il pezzo forte della Valsesia: scarpe da trekking, felpa per i colpi di vento, pantaloncini corti o pantaloni da trekking estivi, zainetto per le provviste. Partendo alle 7:00 di mattina di martedì, la strada scorre abbastanza liscia e per le 9:30 si arriva già in Valsesia.

Ovviamente, è utile scegliere cosa fare prima di partire. Vi sono infatti molte attività, tra cui canyoning, rafting, kayak, hydrospeed. Molto gettonata, nei torrenti e nel fiume Sesia, la pesca, soprattutto a mosca.

Per tutti gli appassionati, invece, vi sono sentieri di varia difficoltà – per famiglie o per più esperti– che conducono a vari rifugi e offrono spettacoli mozzafiato. Consiglio, per aiutare nel programma, di scaricare l’applicazione Valsesia Monterosa.

Giorno 1: martedì

(Percorso su Google Maps)

Rassa

Alle 9:30 ci fermiamo a Rassa, paesino di circa 60 abitanti sulla strada per Riva Valdobbia. Rassa è un comune in miniatura, costituito da casette in pietra o in legno, sul modello delle antiche case Walser. I vasi di fiori variopinti sui balconi rendono tutto un luogo magico, incantato. Nessuno gira per le strade, c’è solo il rumore del Sesia che divide il paesino in due rive (che comunicano attraverso un ponte di pietra), e gli unici due abitanti che incontriamo sono due adorabili cavalli.

Non c’è molto di particolare da visitare, ma tutto è caratteristico: in particolare si notano con interesse le fontanelle in pietra attaccate ai muri, da cui scorre incessantemente l’acqua del fiume, limpida e ghiacciata. Attaccato vi è sempre anche un mestolo, legato alla fontana attraverso una catena, il quale permette probabilmente agli abitanti di attingere dalla fonte per uso domestico.

Altro particolare curioso è la lastra di pietra, affissa accanto ad alcune porte, recante scritte come Crüggia di Gasprineit, Crüggia di Pinchi o Crüggia dal Ciarulin che in dialetto piemontese vale “casa di/del…”

Rifugio Pastore

Lasciata Rassa, ci dirigiamo al Rifugio del Pastore. Il parcheggio, con molti posti gratuiti, si trova nel Piazzale Acqua Bianca. Da qui si dipartono molti sentieri, alcuni più facili, altri più impegnativi. Noi abbiamo optato per il sentiero diretto al Rifugio Pastore: un’ora circa di cammino in salita tra i boschi, cascate, ruscelli freschi e mandrie al pascolo.

La fatica – mitigata però dal bellissimo paesaggio – è ricompensata dal delizioso pranzo che aspetta al rifugio, con una vista spettacolare sulle montagne da una parte, e sulla valle boscosa dall’altra. Oltre al rifugio vi sono altre casette, probabilmente di pastori della zona.

Il ristorante offre una cucina tipica con piatti ottimi: immancabile la polenta, la carne di cervo e i dolci della casa. Con 50€ abbiamo gustato un tagliere di formaggi accompagnato da frutta fresca e marmellata; dei tagliolini verdi con ragù di coniglio, ribes e melograno; una polenta con toma, burro e ragù di manzo, e due caffè.

Sia all’andata che al ritorno, per chi preferisce evitare la camminata, è possibile prendere la navetta (3€ a/r). Consiglio inoltre di portarsi una felpa: infatti, nonostante il sole forte durante la salita, al rifugio tira molto vento.

Riva Valdobbia

Finalmente approdiamo al Bed&Breakfast, situato a Riva Valdobbia, frazione di Alagna Valsesia. Anche questo è un piccolo comune, di circa 260 abitanti, ma molto caratteristico. In particolare ho apprezzato la minuscola piazzetta con la chiesa dedicata a San Michele, dotata di un enorme affresco sulla facciata principale.

Sulla piazza si affaccia il bar da Mario, piccolo ma fornito di un’ampia scelta di panini e drink (consiglio vivamente un aperitivo). Qui ho assaggiato la miaccia, una sorta di crêpe ripiena tipica della zona, che si può mangiare sia dolce sia salata.

Il Bed&Breakfast Tre Alberi Liberi è una struttura in legno dotata di tutti i comfort, e permette anche di usufruire del parcheggio gratuito. La proprietaria, davvero gentile e disponibile, offre anche una colazione a buffet ben fornita, per cominciare la giornata al meglio. Qui è possibile trovare delle brochure su Alagna e dintorni, con molti consigli su attività o ristoranti.

Giorno 2: mercoledì

(Percorso su Google Maps)

Parco dei laghetti: missione fallita

Cercando attrazioni particolari, ci eravamo imbattuti in questo Parco dei laghetti, situato in una zona un po’ nascosta ma a soli 9 minuti da Riva Valdobbia. Dalle foto sembrava un piccolo paradiso: una serie di piscinette naturali con la limpida acqua del Sesia, immersa nel verde del bosco.

Era assolutamente da provare… peccato, però, che le indicazioni per raggiungere il luogo scarseggiassero – sulle mappe del luogo non era rintracciabile, e in più la barista a cui abbiamo chiesto informazioni è rimasta interdetta: “Ah, lo hanno chiamato così?”.

La direzione giusta sembrava infatti essere Piana Viana. Il primo ostacolo è stata la ricerca del parcheggio: orientandoci con Google Maps abbiamo parcheggiato presso il Z’am steg, birrificio sulla statale. Il sentiero sarebbe dovuto essere di fronte al locale, ma era praticamente invisibile. Aguzzando la vista abbiamo trovato tre gradini di pietra, poi il sentiero era praticamente assente.

Purtroppo, dopo tanto faticare, le speranze sono crollate ancora una volta: a metà strada abbiamo rinunciato al cammino a causa di centinaia di tafani arrabbiati che ci hanno assaliti. Insomma… per chi volesse riuscire a godersi questo luogo incantato e ben nascosto, forse meglio non andare in pantaloncini corti e con il caldo di luglio.

Alagna Valsesia

Il piano B è quindi la visita ad Alagna Valsesia, cuore pulsante della Valsesia. Passeggiando tra le stradine in salita di Alagna sembra quasi di essere in Trentino. Ancora case in pietra o in legno, stile case Walser, con balconcini fioriti.

La prima cosa che attira lo sguardo è la torre della Parrocchia di San Giovanni Battista che svetta oltre i tetti, stretta e appuntita. La chiesa si trova in piazza Grober, dove è possibile trovare l’ufficio turistico e salendo un ripida salitina, si giunge alla funivia che porta sul Monte Rosa – appena dietro si è in Valle d’Aosta!

Camminando senza meta, superiamo la piazza principale – il resto è costituito da negozi di abbigliamento sportivo, vinerie, piccoli ristoranti e alimentari di prodotti tipici – e attraversiamo un ponticello di legno.

Sull’altra sponda, nascosto alla vista, approdiamo ad un piccolo chalet con panchine di legno sistemate sul grande prato che si affaccia sul Sesia; sull’altra riva, da cui è ancora visibile la torre dell’orologio della parrocchia, e su una valle in cui pascolano delle caprette.

Il ristorante si chiama Zam Tachji (alla tettoia) ed è un angolo di pace, rinfrescato dal vento, in cui gustare un buon pranzo con il piacevole rumore dell’acqua scrosciante. Appena dietro si diparte un altro sentiero (ce ne sono ovunque, gli escursionisti si possono sbizzarrire!). La carta non offre un’ampia scelta, e forse il prezzo è leggermente alto, ma i piatti rispettano comunque la tradizione piemontese (con 35€ abbiamo preso due primi e due caffè).

Case Walser

Non vedevo l’ora di visitare il piccolo agglomerato di case Walser della frazione Pedemonte, raggiungibile a piedi dal centro del paese, con una piacevole camminata che costeggia il fiume. Qui è possibile visitare, a 5€, il museo di usi e costumi ospitato in una casa del 1628. Questa racchiude il focolare domestico e le stanze adibite alla lavorazione del legno, della lana, e la stalla.

Gli insediamenti Walser sono una conseguenza, nell’epoca medievale, dello spostamento di popoli germanici. Questo popolo in particolare, di lingua alemanna, stanziava precedentemente nel Vallese (da cui il nome) e nel XIII secolo si spostò appunto ai piedi del Monte Rosa, costruendo questi casolari in legno dotati di aggraziata eleganza.

La visita della casa e del villaggio è davvero breve, ma è molto suggestiva (come i teschi di cervi, stambecchi o altri piccoli animali con lunghe corna appesi un po’ ovunque).

Per la cena torniamo ad Alagna, e decidiamo di evitare i posti troppo turistici come Dir und Don, comunque vivamente consigliato. Ceniamo al Ristorante Unione, nell’antica sede dell’Associazione di Alagna. Purtroppo – ma anche per fortuna – la pioggia forte non ci permette di mangiare nel carinissimo dehor, ma anche l’interno ha il suo fascino.

Qui, con 50€ assaggiamo una tartare di trota, dei ravioli al ragù di cervo (un sempreverde nei menu della zona), bocconcini di cervo con polenta e la crostata ai mirtilli più buona che io abbia mai assaggiato (rigorosamente della casa).

Giorno 3: giovedì

(Percorso su Google Maps)

Alagna Pianalunga

Ritorniamo nuovamente al centro di Alagna, dopo un’abbondante colazione (il guaio del buffet è che bisogna darsi un limite) ma stavolta prendiamo la funivia. Con un biglietto andata e ritorno a 10€ saliamo fino a Pianalunga: la strada è più lunga di quanto sembri, infatti la stazione si trova a 2050 metri di altezza…e non è nemmeno la più alta!

Da qui si può decidere se continuare con la seggiovia per il Passo dei Salati o riprendere la funivia per Punta Indren. La cima raggiunge i 4000 metri e non è solo meta sciistica ma anche di alpinisti che vogliono raggiungere i ghiacciai.

Inutile dire che il panorama è mozzafiato: rimaniamo circondati dalla montagna, dai prati, dal fresco torrente che scende a valle. Purtroppo, da lassù non è visibile il paese, ma questo non inficia la bellezza del paesaggio. Importante ricordarsi una giacca per il forte vento, sebbene – purtroppo – anche a luglio il caldo è sentito persino a duemila metri di altezza.

Varallo

L’ultima tappa nel ritorno verso Milano è Varallo, in provincia di Vercelli e a 40 minuti da Alagna Valsesia. Interessante visitare il Sacro Monte, patrimonio dell’UNESCO, che si può raggiungere in macchina percorrendo una serie di stretti tornanti.

Prima di tutto pranziamo al ristorante Vecchio Albergo, in un’atmosfera silenziosa: sembra di essere in un villaggio delle fiabe, desolato, in cui il tempo è sospeso. La cucina è ottima e dai prezzi contenuti. La struttura è un hotel storico costruito nel 1594, principalmente per ospitare artisti e i pellegrini che venivano appunto a visitare il monte.

Subito accanto all’albergo, un arco bianco dà accesso alla prima cappella. Il Sacro Monte è un’opera curiosa: inserito in un parco naturale, è nato come ricreazione di luoghi sacri di pellegrinaggio come Gerusalemme. Infatti, è stato ideato dal francescano Bernardino Caimi per permettere a coloro che non potessero recarsi in Palestina di godere un’esperienza spirituale in loco.

Il monte è diviso in due: una parte immersa nel verde, in discesa, battuta da una quindicina di cappelle, e una parte che ricrea una sorta di piccola città, con un’imponente e luminosa chiesa bianca e oro. La sua particolarità è che all’interno di ogni cappella sono ricreate scene della vita di Cristo attraverso statue ad altezza naturale, alcune delle quali molto suggestive e realistiche – come in una sorta di atto teatrale.

Blu Di Marco

(In copertina D. C. Cavalleri da Pexels, nell’articolo foto di Blu Di Marco)


Per approfondire: leggi gli altri articoli della sezione Viaggi di Giovani Reporter.

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