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Politica

Spiegare l’invasione dell’Ucraina con la tattica del salame

Ucraina salame

La tattica del salame, possiamo esserne certi, è stata inventata da un bambino […] Dite a un bambino di non entrare in acqua e lui si siederà sulla riva e immergerà i piedi nudi; non è ancora “in” acqua. Acconsentite, e si alzerà in piedi; non è più in acqua di prima. Fermatevi a riflettere, e inizierà a guadare […] Ben presto gli urleremo di non nuotare fuori dalla nostra vista, chiedendoci che fine abbia fatto la nostra disciplina.

Thomas C. Schelling

Arms and Influence, 1966 [ed. italiana La diplomazia della violenza, Il Mulino, 1968]

Ora immaginatevi che quel bambino sia Putin, in piedi al confine occidentale della Federazione Russa. Gli stati confinanti, l’Europa intera, la NATO e in particolare gli Stati Uniti gli puntano gli occhi addosso e gli intimano di non sorpassare quella linea immaginaria, di non mettere i piedi nell’acqua. Ma lui ignora il resto del mondo e fa un passo: è fine febbraio 2014, e Putin ha un piede in Crimea.

Poco meno di un mese dopo, li ha entrambi. Ora è il 2022, e l’Occidente guarda il presidente russo nuotare in Ucraina, intimandogli di non spingersi oltre, anzi di arretrare. Qui sta la differenza: invece di vedere un bambino allontanarsi all’orizzonte, noi vediamo un nemico che ci viene incontro.

La tattica del salame

Nel 2005 il premio Nobel per l’economia fu conferito a Thomas Crombie Schelling, per i suoi studi in merito alle dinamiche del conflitto e della cooperazione. Le sue analisi si basano in particolare sulla Teoria dei giochi, un insieme di modelli matematici di interazione strategica tra agenti razionali.

Uno dei contributi maggiori di Schelling alla teoria dei conflitti internazionali sono i concetti di deterrenza e compellenza: quelle situazioni in cui un attore minaccia un avversario per dissuaderlo oppure indurlo a fare qualcosa.

La minaccia, affinché risulti efficace, va presentata in modo accurato: deve essere credibile, ma non esagerata a tal punto da scatenare reazioni indesiderate da parte dell’avversario.

Copertina di Arms and influence (Yale University Press, 2020; prima ed. 1966).

Proprio in questo ambito Schelling riprende la metafora del salame, coniata dal comunista ungherese Rakosi e poi applicata alle azioni di Hitler e Stalin. Si tratta di un approccio “divide et impera“, che mira a dividere l’opposizione “affettandola” proprio come si affetta un salame.

In questo modo i grandi Stati aggressori della storia, remota e recente, hanno raggiunto i loro obiettivi senza suscitare reazioni che non avrebbero voluto (o potuto) affrontare da parte dei loro nemici. Per restare nella metafora: rubare un intero salame provocherebbe una certa reazione, probabilmente un’escalation, che lo Stato aggressore vuole evitare; rubare una fettina per volta, invece, permette all’aggressore di evitare gravi conseguenze, ponendo poi il difensore di fronte al fatto compiuto quando ormai il salame sarà sparito del tutto.

Schelling analizza anche le strategie di brinkmanship, fondamentali affinché la deterrenza e la compellenza producano gli effetti desiderati. Anche detta politica del rischio calcolato, si tratta dell’insieme delle tattiche di manipolazione del rischio che risultano efficaci per vincere una crisi. Alla base del brinkmanship Schelling individua quattro tattiche. Il comportamento di Putin nell’attuale crisi ucraina sembra seguire alla lettera questa teoria.

1. La reputazione di irrazionalità

Lo Stato aggressore non sarà l’unico a calcolare il rischio nel porre le proprie minacce. Anche lo Stato – o, nel caso della crisi ucraina, gli Stati – difensori dovranno analizzare l’andamento del rischio per stabilire il proprio comportamento.

Se Putin si presentasse come attore razionale, sarebbe più facile per i difensori predire le sue prossime mosse e di conseguenza stimare la probabilità di un attacco o di un ritiro da parte delle forze russe. Putin, tuttavia, nelle sue dichiarazioni e decisioni, non si pone come razionale, anzi: è stato spesso descritto a livello globale come un pazzo.

Questa reputazioni di irrazionalità porta i suoi avversari a temerlo maggiormente, proprio per il fatto che non si riesca a predire il suo comportamento, e quindi a calcolare il livello di rischio della sua minaccia.

Tattica del salame

È quindi probabile che questi ultimi agiscano con maggiore cautela, magari facendo concessioni e cercando di trovare un compromesso su questioni riguardo le quali, in circostanze differenti, non sarebbero mai stati disposti a mediare.

2. L’intervento del caso

Al fine di scongiurare una reazioni indesiderata, lo Stato aggressore può decidere di non minacciare direttamente i suoi avversari. In alternativa, esso potrebbe presentare la situazione nel suo complesso e la catena di azioni e reazioni che potrebbe innescarsi.

Spesso l’accento è posto proprio sulla variabile del caso, che moltiplica la componente del rischio, sfuggendo a qualsiasi previsione.

Così Putin non minaccia un attacco diretto all’Europa, ma sottolinea come l’adesione di alcuni Stati a organizzazioni come l’UE e la NATO produrrebbero uno squilibrio nella balance del continente. E uno squilibrio, si sa, non porta mai a conseguenze positive.

Tattica del salame
L’aleatorietà gioca a favore dell’audace.

3. “Bruciarsi i ponti alle spalle”

Il caso fa paura, ma le azioni di più. Per questo uno dei comportamenti da adottare per rendere una minaccia credibile è quello di prendere iniziative che, una volta attuate, non concedano ripensamenti. La tensione lungo il confine russo-ucraino era tangibile da tempo, ma solo quando il Paese è stato fisicamente occupato la comunità internazionale ha compreso la portata della situazione.

Il dispiegamento delle truppe al di fuori del proprio territorio è un segnale molto forte che non può passare inosservato. Un ritiro sarebbe percepito come un segno di codardia, e a quel punto la minaccia iniziale perderebbe di credibilità.

Le frequenti previsioni di conquista completa del territorio ucraino da parte delle truppe russe – “entro il weekend”, “entro il 9 maggio” – non fanno che alimentare questo fenomeno. Il fallimento viene percepito dall’aggressore stesso come un’umiliazione, in quanto sintomo di debolezza. Gli avversari, quindi, potrebbero ricalcolare il livello di rischio della minaccia di conseguenza.

4. “Legarsi le mani al volante”

Il termine deriva da una configurazione particolare della Teoria dei giochi, detto gioco del pollo (chicken game). Il nome deriva dalla chickie run del film Gioventù bruciata: i due sfidanti si lanciano in auto verso un burrone, e il primo a sterzare sarà considerato il perdente – il pollo.

Se, pur di vincere, ci si “lega le mani al volante”, si rischierà di cadere nel burrone; se entrambi gli sfidanti fanno questo ragionamento, il risultato del gioco potrebbe essere morte per entrambi; mentre se entrambi fossero cauti e sterzassero presto, il gioco risulterebbe in un misero pareggio. I due scenari più probabili, quindi, sono che uno dei due sterzerà mentre l’altro continuerà ancora per un pezzo. Sì, ma chi sarà il pollo?

Tattica del salame
Un celebre fotogramma della mortale chickie run di Gioventù bruciata (1955).

Anche nel caso della crisi ucraina ci sono due sfidanti: entrambi rifiutano un pareggio, e per non diventare i polli devono dimostrare di essere determinati a spingersi più lontano. A questo scopo le parti possono assumere impegni pubblici tramite dichiarazioni che trasmettano all’avversario la propria determinazione a non cedere. Un chiaro esempio ne è la frase pronunciata da Putin nel discorso con cui ha annunciato l’inizio della guerra contro l’Ucraina, il 24 febbraio scorso:

Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto.

Vladimir Putin, 24 febbraio 2022.

Se entrambi arrivano fino in fondo, tuttavia, lo scenario potrebbe essere quello di una guerra nucleare: burrone per tutti.

Quante fette ci restano?

Nella teoria, infinite. L’Ucraina, l’Est Europa, il mondo intero possono essere “affettati” infinite volte. Prima che in gioco ci sia la fetta-Italia, la fetta-Bruxelles o la fetta-Stati Uniti ne passerà di tempo, anzi forse non accadrà mai. Nella pratica, però, ogni fetta in più è una gravissima perdita: una perdita di pace, diritti e vite umane per chi fa parte di quella fetta, una perdita di sicurezza e credibilità per chi permette a tutto ciò di avvenire.

A parole sembra semplice: dobbiamo fermare la guerra, le ambizioni dei “pazzi” della Terra, la loro ingordigia di potere e potenza. Come agire nel concreto, però, resta e resterà una delle questioni più discusse, sia a livello individuale che collettivo.

Clarice Agostini

(Immagine di copertina rielaborata da Cryptonomist)


Per approfondire: Guida alla Guerra in Ucraina con gli articoli di Giovani Reporter, con tutti i nostri articoli sul tema.

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