fbpx
Cinema

Stranger Things 4 – “Undici, sicura che ci stai ascoltando?”


Due anni. Due cavolo di anni. Due cavolo di anni e tanta ansia. Due cavolo di anni tanta ansia e molte elucubrazioni mentali. Due cavolo di anni tanta ansia molte elucubrazioni mentali e, aggiungerei, tutte le aspettative che sono riuscita ad asciugare dal corpo.


Ed eccomi qui, a qualche settimana dall’uscita della stagione 4 di Stranger Things, nonostante l’abbia divorata in poche ore (e sì, non c’è sessione o progetto estivo che mi abbia trattenuta con le redini. Ci hanno provato eh, ma con scarsi risultati), a trasmettervi tutti i sentimenti in contrasto che sto disordinatamente spargendo sul computer.

Per iniziare

Per iniziare la recensione della serie TV che tutti – e non mentite facendo gli snob – stavamo aspettando, partirei con l’analisi della piramide mentale che mi sono disegnata su un braccio, per essere sicura di toccare proprio tutto il toccabile.

Quindi, senza un riassunto delle puntate precedenti perché le cose sono molte e lo spazio è poco, cominciamo da una domanda che, almeno una volta e non necessariamente riferita a Stranger Things 4, ha assediato la nostra mente: perché la Russia non ha ancora dichiarato guerra agli Stati Uniti?

Non mi è mai capitato di guardare un film di produzione americana che ci presenti un quadro – non dico bello, eh, ma anche solo – piacevole di questo Paese. Oppure, per essere corretti, anche brutto in modo diverso dal classico Comunismo, il classico Freddo, il classico Abbigliamento, la classica Attitudine al broncio.

Un addio a Stephen King

Comunque sia, nella superficialità apparente della trama di Stranger Things, abbiamo davanti agli occhi, eppure ben nascosta, una profondità che a livello diacronico, con una climax di buio sempre più presente e sempre più pressante, ci fa passare dalla prima stagione con normali fenomeni paranormali (e soprattutto un qualcosa di diverso da quello che si vede spesso su Netflix) a una quarta stagione horror (tanto horror) al pari di fenomeni che in piattaforma online ci hanno abituati a tutto, tanto sono comuni.

Niente più velati brividi e sensazione di disagio alla Stephen King con i suoi libri IT (1986; Sperling & Kupfer, 2019) e L’istituto (Sperling & Kupfer, 2019), niente più bambini innocenti con straordinarie doti recitative (ancora ho i brividi quando penso ad alcune scene di Undici, di Mike o di Dustin; mai stata una fan di Lucas), niente più caro vecchio Demogorgone.

Ora molti, troppi corpi martoriati, tanta cruda violenza, e Vecna: un cattivo che totalmente a caso acquisisce dei super poteri che totalmente a caso lo portano a fare del male alle persone che totalmente a caso muoiono aprendo passaggi di collegamento al sottosopra senza che la polizia, nelle scene del crimine, noti niente.

001

Il tentativo di spiegare l’origine di Undici non è riuscito granché bene: un asilo con bambini che hanno i super poteri e sembrano totalmente privi di emozioni fino a che non la bullizzano portandola ad una commozione cerebrale? E poi, perché sanno parlare tutti benissimo tranne Undici, che ha ancora difficoltà a formulare una frase corretta grammaticalmente? E perché, vista la potenza di 001, lo si fa girare attorno ai bambini come se niente fosse?

Ciò che è riuscito al meglio, invece, è stato arrendersi all’evidenza che Undici e Mike siano stati sbucciati di tutti gli strati che potevano mostrare alla telecamera. Non esiste più perciò un primo piano che mostri loro come protagonisti. Ne esistono almeno cinque. Con cinque protagonisti diversi.

La protagonista è Max, con i suoi turbamenti e la sua recitazione perfetta. È la coppia che mai scoppierà – vi prego, non fatemi questo – di Steve e Dustin. È l’antipatia del personaggio di Erica. È l’energia del personaggio di Dustin. È la grande squadra composta da Nancy, Steve, Robin, Dustin, Max e Lucas, in scene da brividi (e sì, parlo di quelli vecchi) con la luccicanza per comunicare nella camera di Nancy; in bicicletta tra il sottosopra e il mondo reale; il “Badabadaboom” di quei sorrisi che, ancora una volta, si sono ritrovati.

Questi sono momenti che nessuno che ami Stranger Things anche la metà di quanto lo amo io ha bisogno di spiegare.

I personaggi

Sì, abbiamo una Millie Bobby Brown che prova a tornare bambina ma non ci riesce, e che ormai ha un repertorio di espressioni così tanto complicate e potenti, che non si rende conto che tutto quello che avremmo voluto vedere sarebbe stata… Undici. Nella sua semplicità. Non nella costruzione studiatissima della sua versione adulta.

Sì, abbiamo un Will che non si sa per quale motivo non è ancora riuscito a mettere in atto ciò che è solo in potenza, vale a dire… Qualsiasi cosa tu voglia far uscire Will, noi siamo pronti da un pezzo. In un riassunto che va da velato desiderio di dire sempre qualche frase di conforto per Mike, Undici, poi di nuovo Undici e poi ancora Mike, desiderio coperto da un sospiro pesante alla “mi trattengo perché, in fondo, cosa posso dire?”.

Non possiamo che spostarci di corsa su suo fratello Jonathan, per poi scoprire che, sì, anche lui, ahinoi, è totalmente inesistente.

… e altri personaggi

Ma, dall’altra parte, troviamo una Nancy che dal ruolo di fidanzata di uno, fidanzata di un altro e sorella di un altro ancora, spintona finalmente tutti per avere la scena, e ci riesce. Con dei capelli che ho invidiato dall’inizio alla fine.

Troviamo una Max che piena di ombra dentro di sé, utilizza la poca luce che ha per salvarsi da se stessa; in un parallelismo con Undici, che si aggrappa all’unico pensiero felice della sua infanzia per trovare i suoi poteri. Non si cerca più la forza in un mondo di forti. Si cerca la pace.

Troviamo uno Steve che non smettiamo di amare, e che ci ha dimostrato che sì, come decidiamo di mostrarci agli altri e cosa decidiamo di mostrare, dipende esclusivamente da noi. Sempre.

Troviamo una Joyce che rincontra il suo Hopper, e la scena del ricongiungimento è la più bella in cui potessimo sperare.

Ritroviamo quella cosa molliccia, appiccicosa, e attaccaticcia (vecchio classico che continuerò a citare nonostante l’età) che tiene i personaggi attaccati tutti insieme, e noi attaccati a loro.

In qualunque caso, con qualunque difetto, su qualunque mezzo, contro qualsiasi mostro, siamo ancora qui. E aspettiamo con ansia il gran finale.

Elettra Dòmini

(In copertina e nell’articolo immagini tratte dalla serie TV Stranger Things, disponibile su Netflix)

Ti potrebbero interessare
CinemaCultura

“Bande à part”, di Jean-Luc Godard – 9 minuti e 43 secondi al Louvre

Cinema

“The Lincoln Lawyer” (Avvocato di Difesa) – Cosa aspettarsi?

CinemaVoci

Quindi, quali sono questi benedetti “Segreti di Silente”?

Cinema

“La notte ha divorato il mondo” – Gli zombie nel XXI secolo