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I tennisti russi esclusi da Wimbledon 2022 – È giusto parlare di russofobia?

Tennisti russi

Gli organizzatori del torneo di Wimbledon, in risposta all’invasione russa dell’Ucraina, hanno escluso dall’evento i tennisti russi e bielorussi. La decisione, alquanto discutibile, ha ricevuto molte critiche: l’ATP ha fortemente condannato la presa di posizione dei britannici in quanto “ha il potere di creare un precedente dannoso“.


Il 27 giugno prossimo inizierà la 135esima edizione di Wimbledon, il torneo di tennis più antico e importante al mondo. A seguito dell’invasione dell’Ucraina, il comitato organizzatore dell’All England Club ha deciso di non consentire agli atleti russi e bielorussi di iscriversi alla competizione. La motivazione portata avanti dai coordinatori dell’evento è la seguente:

Nelle circostanze di tale aggressione militare ingiustificata e senza precedenti, sarebbe inaccettabile per il regime russo trarre vantaggio dal coinvolgimento di giocatori russi o bielorussi nel torneo.

Una lunga lista di esclusi

In campo maschile sono 5 i giocatori nella top 100 che non potranno partecipare. Il grande assente sarà sicuramente Daniil Medvedev, attuale numero 2 del ranking mondiale. Grazie ai risultati conseguiti negli ultimi due anni, tra cui la vittoria agli US Open 2021 e la finale agli Australian Open di inizio anno, Medvedev sarebbe sicuramente partito tra i favoriti per la vittoria finale. Anche la mancanza di Andrej Rublev, numero 8 del mondo e vincitore di ben 11 titoli ATP in carriera, peserà molto in termini di qualità del tabellone principale. Non saranno presenti neanche Karen Khachanov, numero 23 della classifica ATP, e Aslan Karatsev, numero 40 e semifinalista lo scorso anno agli Open d’Australia. Tra i bielorussi l’unico escluso è Ilya Ivashka, numero 49 del mondo.

Per quanto riguarda il tennis femminile, la lista delle escluse è più lunga; sono ben 11 le giocatrici penalizzate dalla decisione dell’All Englan Club. Tra le tenniste russe troviamo: Daria Kasatkina, Veronika Kudermetova, Ekaterina Alexandrova, Ludmilla Samsonova, Varvara Gracheva, Anastasia Potapova, Anastasia Pavlyuchenkova e Anna Kalinskaya. La Bielorussia, invece, non beneficierà della partecipazione di Arnya Sabalenka, attuale numero 6 della classifica WTA ed ex numero 2, e di Aliaksandra Sasnovich. Altra grande assente sarà Viktoria Azarenka, ex numero uno del mondo e vincitrice nel 2012 e nel 2013 degli Australian Open.

La risposta dell’ATP e della WTA

Sia l’ATP che la WTA si sono schierate dalla parte dei giocatori e delle giocatrici penalizzati dal provvedimento. Il regolamento ufficiale prevede infatti che l’ammissione al torneo di Wimbledon debba avvenire solamente in relazione alla posizione nel ranking. La decisione di escludere giocatori solo in base alla loro nazionalità risulta essere del tutto arbitraria e contraria ai principi di inclusività che contraddistinguono lo sport in generale. L’ATP ha anche garantito che:

I giocatori provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia continueranno a essere autorizzati a competere agli eventi ATP sotto una bandiera neutra.

La WTA sostiene una posizione molto simile: l’unico criterio che deve regolare l’accesso ai tornei ufficiali deve essere il merito del singolo atleta, non di certo la sua nazionalità.

Non è chiaro cosa potrà accedere ora. Alcune voci hanno lasciato intendere che possa esserci un boicottaggio del torneo da parte degli altri giocatori. Una situazione simile si è verificata già nel 1973: in quell’occasione, il giocatore jugoslavo Nikola Pilic, accusato di essersi rifiutato di rappresentare la sua federazione in Coppa Davis, era stato allontanato dalla competizione. In risposta a questo molti top player dell’epoca, tra cui il campione uscente Stan Smith insieme a Ken Rosewall, Arthur Ashe e John Newcombe, decisero di non giocare a Wimbledon.

ATP e WTA potrebbero, insieme all’Associazione Giocatori, imporre delle sanzioni all’All England Club. Non sarà così semplice, però, intervenire in questo senso: i 4 tornei dello Slam, di cui Wimbledon fa parte, hanno da sempre una maggiore libertà dal punto di vista organizzativo, e possono autonomamente imporre dei veti – come in questo caso.

Tra russofobia e discriminazione

Medvedev e i suoi colleghi non hanno nessuna colpa. Di certo non dipende da loro se Vladimir Putin e il suo Governo hanno deciso di invadere l’Ucraina. Lo stesso Daniil in diverse occasioni ha manifestato il suo malcontento nei confronti della guerra, esprimendo parole di solidarietà rivolte al popolo ucraino. Quindi, perché colpire degli atleti che semplicemente andrebbero a svolgere il loro lavoro?

In una competizione come Wimbledon i tennisti rappresentano loro stessi, e non la propria nazione. Una decisione come questa sarebbe più comprensibile nel caso della Coppa Davis, in cui si gareggia a squadre e si rappresentano appunto i colori della propria bandiera. Un atteggiamento di questo tipo è profondamente discriminatorio nei confronti di atleti la cui unica pecca è quella di avere la cittadinanza russa.

Daria Kasatkina (numero 12 nel ranking) si è detta d’accordo con le misure adottate, nonostante la delusione.

Purtroppo si sta perdendo di vista che l’obiettivo da perseguire è la pace. Se vogliamo salvare il popolo ucraino, bisogna impegnarsi ad aprire un dialogo con la Russia; è necessaria una mediazione. Continuare ad inviare segnali di chiusura come questo legittima le accuse di russofobia rivolte da Mosca nei confronti dell’Occidente. La mossa di escludere i russi da Wimbledon sta ulteriormente facendo perdere credibilità al mondo occidentale; se volgiamo difendere i valori della libertà e della democrazia non è opportuno farsi carico di gesti che portano con sé l’eco sinistro della discriminazione su base etnica. Non dimentichiamo che il passo dalla xenofobia al razzismo è breve.

La politicizzazione dello sport

Lo sport, in ogni sua forma, trascende la nazionalità, l’etnia e le idee di chi lo pratica. Dare una valenza politica ad un evento sportivo è qualcosa che lo snatura nel profondo. I valori fondamentali su cui si fonda lo sport sono il rispetto reciproco e l’inclusività. Non esiste occasione migliore della competizione sportiva per imparare l’importanza della solidarietà e dell’onestà. Lo sport porta all’annullamento delle differenze in quanto tutti possono partecipare al di là della cultura d’origine, della religione o del colore della pelle; l’unico criterio di valutazione è il merito.

A Wimbledon 2022 perderemo un’ottima occasione per lanciare al mondo un messaggio di pace, di cui abbiamo molto bisogno. L’assenza di atleti senza nessuna colpa porterà con sé un’idea di chiusura nei confronti del “diverso” in grado di innalzare l’ennesimo “muro culturale” tra Occidente e Russia che ha il sapore amaro di un allontanamento sempre più marcato ed inconciliabile.

Di certo impedire ai giocatori russi di prendere parte al torneo non aiuterà il popolo ucraino a difendersi, e sicuramente non fermerà Putin. Oltre che essere una mossa inutile, questo gesto mostra come l’Occidente si stia ormai impoverendo da un punto di vista culturale e umano. Se si è arrivati a rispondere alla guerra con una becera politicizzazione di un torneo di tennis, vuol dire che qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Diego Bottoni

(In copertina rielaborazione grafica da Ana InterContinental)


Per approfondire: Guida alla Guerra in Ucraina con gli articoli di Giovani Reporter, con tutti i nostri articoli sul tema.

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