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Capaci, trent’anni dopo – Pretendere eroismo da inermi cittadini

capaci

Ogni anno il 23 maggio viene ricordata la tragica strage di Capaci, nella quale persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.


Burkini Francia

La mafia prepara qualcosa di grave

Se, come affermava Abramo Lincoln, “la miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta”, cosa è stato fatto dall’esplosione di quella miscela esplosiva? A cosa serve il 23 maggio se non è seguito da un impegno quotidiano? E soprattutto, cosa è rimasto degli insegnamenti di Giovanni?

“Temo che purtroppo si verificheranno fatti gravi nel breve periodo”, aveva dichiarato il dottor Falcone in un’intervista per la Rai poco dopo la conferma delle pene del Maxi Processo (nel gennaio 1992). E così accadde. Pochi mesi dopo la dichiarazione, a Palermo regnava il caos. Fu così che, appostato su una collinetta sopra Capaci, dalla quale si vedeva bene il tratto autostradale interessato, Antonino Gioè dette l’ok a Giovanni Brusca per innescare l’esplosivo. Poi, il Boom.

Come un tuono. La morte di Falcone – avvenuta in ospedale tra le braccia di Paolo Borsellino – ha creato una crepa all’interno della Repubblica, ancora mai riparata.

Burkini Francia

Mandanti occulti

La strage di Capaci, al pari di quella di Via d’Amelio, continua – nonostante tutto questo tempo – ad essere avvolta da un velo di mistero che probabilmente non l’abbandonerà mai. Secondo le testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, l’attentato di Capaci fu eseguito per danneggiare il senatore Giulio Andreotti.

La strage avvenne infatti nei giorni in cui il Parlamento dibatteva per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e Andreotti era il più accreditato. Tuttavia la scelta ricadde – il 25 maggio, due giorni dopo la strage – a vantaggio di Oscar Luigi Scalfaro. La democrazia cristiana aveva fallito in Sicilia e il suo esponente maggiore non doveva ricoprire quel ruolo.


Dopo le rivelazioni di Salvatore Cancemi e Gioacchino La Barbera, e ai verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano, nel 1998 vennero iscritti nel registro degli indagati per concorso in strage anche Silvio Berlusconi ed il suo amico Marcello Dell’Utri. Nel 2002 il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta archiviò l’inchiesta perché “le dichiarazioni sono generiche ed incerte nei contenuti”, pur affermando che “tali accertati rapporti (…) costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili (…) le ricostruzioni offerte dai diversi collaboratori di giustizia”.

Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.

Giovanni Falcone

Cosa è stato fatto a livello politico per contrastare la mafia? Sono state dispiegate davvero tutte le forze che lo Stato possiede? Oppure si è continuato a vedere e non vedere, a far finta di guardare da altra parte. L’impossibilità di rintracciare uno dei mandanti della strage, il latitante Mattia Messina Denaro, la dice probabilmente lunga su questa faccenda.

Burkini Francia

Gli uomini passano, le idee restano

Può una Nazione che si prodiga come democratica e civile, non tenere conto del fatto che dietro a questa strage non sia ancora stata fatta chiarezza?

Tuttavia, il lavoro di Giovanni non è rimasto vano. Nemmeno il sacrificio dei suoi uomini della scorta, fedeli fino in fondo sia al proprio dovere che al proprio spirito di servizio. Per questo motivo ogni giorno deve essere affrontato come un 23 maggio. La lotta alle criminalità si compie nel quotidiano, nelle scuole, attraverso la cultura e l’informazione e non semplicemente con la fuggiasca “Giornata della Memoria”.

La mafia è un fatto umano, e come tutti i fatti umani avrà un inizio e avrà anche una fine

Giovanni Falcone

Tuttavia, le parole più importanti sono quelle che seguono quest’affermazione e cioè che “bisogna rendersi conto che (la Mafia) è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni“.

Ad ogni modo, se la politica continuerà ad ignorarli, il cammino è stato ormai tracciato.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

Giovanni Falcone

Alessandro Sorrenti

(In copertina Antimafia)


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

Sull'autore

Nato a Firenze il 12 febbraio del 2000. Studio giurisprudenza italo-tedesca all'Università di Firenze. Sono appassionato di film e musica anni '80. Nel mio tempo libero leggo libri e mi aggiorno sugli scenari politici attuali e passati dell'Italia e non solo.
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