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Il Mio Erasmus – Ciao mamma, guarda come mi diverto

erasmus divertimenti

Come molti di voi sanno, non amo gli stereotipi e nel mio precedente articolo ho cercato di smentire l’idea secondo cui gli universitari in Erasmus passano tutto il tempo a divertirsi. Anche noi studiamo, e tanto.


Infatti, sto scrivendo questo articolo su fazzolettini di carta, nelle pause tra la stesura di un essay e l’altro, giusto perché io come tanti mi impegno anche fuori dal mondo accademico. È innegabile, però, che studiare all’estero e avere contatti con giovani di tutto il mondo porta un sacco di divertimenti e bellissime esperienze che, personalmente, mi hanno spinta ben oltre la mia comfort zone.

L’alcol: una certezza

Il costo della vita qui è molto più alto rispetto a paesi come l’Italia o la Spagna, quindi le cene al ristorante o gli aperitivi al bar sono veramente rari. Se ci si vuole divertire insieme, le cose più comuni sono trovarsi a casa di qualcuno, armati di giochi da tavolo e birrette, o allestire festicciole con i compagni di dormitorio. L’unica certezza è l’alcol, che sia birra o liquori di pessima qualità. Proprio un mese fa, il mio dormitorio ha organizzato il pranzo di Pasqua e hanno giudicato imprescindibile la presenza di una bottiglia di liquore tradizionale.

“Fa schifo a tutti, ma non può mancare a un pranzo pasquale, è tradizione.” Mi hanno spiegato. Non era granché, ma vista la descrizione temevo fosse molto peggio: era quasi insapore, con un leggero retrogusto di detersivo.

Abbiamo anche organizzato una caccia alle uova. La sorpresa era unica e consisteva in una bottiglia di Ice: una limonata mista a vodka da far scolare in un sorso al malcapitato che l’avrebbe trovata. Indovinate chi è stato? Sono arrivata a metà bottiglia prima di dover prendere fiato e sputacchiare tutto in giro.

Giochi e feste tra coinquilini

La festa più bella a cui ho partecipato è stata il tour de chambres, il tour delle camere. Ogni persona sceglieva un tema, decorava la sua stanza, preparava una bevanda e organizzava dei giochi. Ci si trovava in cucina e si giravano tutte le camere, giocando tutti insieme. I miei coinquilini l’hanno presa estremamente sul serio decorando le stanze in modo molto elaborato e vestendosi a tema. Per fare un esempio, uno ha scelto come tema la Festa del Re Olandese (la fidanzata è olandese, nel caso vi chiedeste il perché di questa scelta). Il colore della festa è l’arancione, quindi ha riempito la sua stanza di ghirlande e palloncini arancioni e si è presentato vestito da capo a piedi dello stesso colore, persino le mutande.

Tra i giochi più divertenti non posso dimenticare la sfida a ricreare fotogrammi di film famosi (tema cinema) e una vera e propria caccia al tesoro (tema pirati) che si è conclusa con noi che cercavamo un sacchetto di limoni per un giardino alle undici di sera a -3°C.

Tutte le feste si concludono in cucina con altro alcol, giochi da tavolo rivisitati in chiave più o meno erotica e balli fino a tarda notte.

Bar e discoteche

Quando non ci sono feste comandate, il venerdì sera inizia con qualche bevuta ai Friday Bars, delle feste organizzate dalle facoltà, che offrono alcolici a prezzi molto ridotti. Il nome le fa sembrare molto più interessanti di quanto siano in realtà: l’attività principale è bere in posti molto affollati e cercare di chiacchierare, o rimorchiare, a seconda dei casi, accompagnati da musica a tutto volume. Non molto diverse dalle tipiche serate universitarie ovunque nel mondo.

Personalmente non amo molto i Friday Bars, di solito passo direttamente alla seconda parte della serata: andare a ballare.

I danesi sono particolarmente timidi e riservati, perciò usano l’alcol come mezzo per lasciarsi andare e divertirsi. Secondo me, però, è più una scusa, dato ho visto gente comportarsi in modo tra lo scandaloso e l’esilarante dopo appena un paio di birre. In ogni caso, non si lascerebbero mai andare sulla pista da ballo senza aver bevuto ed è per questo che vanno in discoteca solo dopo diverse ore. Per mia fortuna qui si cena presto, per cui il “dopocena” può partire tranquillamente dalle sette.

Le discoteche sono abbastanza frequentate dagli studenti perché, se si arriva prima di un certo orario, molte lasciano entrare gratis. I generi che vanno per la maggiore sono la techno o la musica pop anni 2000 che mi riporta direttamente alle scuole medie. I locali che ho frequentato sono tendenzialmente carini e sicuri. L’unico vero problema, a mio avviso, è che i danesi hanno l’abitudine di spintonare quando passano in mezzo alla folla, per cui spesso trascorro metà del tempo a difendermi dai gomiti altrui.

Viaggi e gite fuoriporta

Nonostante si lamentino sempre di non avere un soldo, il passatempo preferito degli studenti erasmus è viaggiare. In certi casi è comprensibile, visto che alcuni vengono da paesi lontani come il Canada e il Brasile e sfruttano al massimo il loro tempo in Europa. Altri, semplicemente, approfittano della lontananza da casa per andare a far festa in giro per il mondo.

Io le ho soprannominate “le gite a sveltina”, perché prevedono pochi giorni in ogni luogo, solitamente una capitale, in giro per i siti turistici principali e i locali da hipster raccomandati dalla Lonely Planet. Si viaggia in maniera piuttosto spartana, con uno zaino in spalla e dormendo in ostelli a vari livelli di trascuratezza. Non si vede poi granché, giustamente, ma è la perfetta occasione per conoscere persone da tutto il mondo, esplorare posti nuovi e, se siete molto fortunati, vivere avventure improbabili e indimenticabili.

Alice Buselli

(In copertina una foto di Phil Nguyen da Pexels)


Leggi gli altri articoli della serie Il Mio Erasmus in Aarhus, a cura di Alice Buselli.

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