Musica

Willie Peyote e “Pornostalgia” – Quando fare schifo è un dovere morale

Pornostalgia 5

Il 6 maggio 2022 Willie Peyote ha pubblicato il suo quinto album in studio, “Pornostalgia”. Lungo i 13 brani del suo nuovo lavoro, l’artista si confronta con le difficoltà legate al tempo che passa, in una miscela di ricordi e rimpianti.



Non sono neanche più incazzato, vecchio, sono stufo.

Willie Peyote. UFO

Esordisce così Willie Peyote nel suo disco più disilluso. Pornostalgia è il quinto lavoro dell’artista, uscito venerdì 6 maggio con poco hype sui social, pochi feat, e anticipato da due singoli: Fare schifo (con Michela Giraud) e La colpa del vento (feat. Godblesscomputers).

Al primo ascolto appare come il proseguimento naturale del precedente Iodegradabile (leggi la recensione), ma se lo si ascolta più a fondo si percepisce quanto questo lavoro sia molto più crudo e reale.

Disco nervoso e amaro

Pornostalgia è un disco nervoso, che scava a fondo in un sistema musicale che Willie ha conosciuto già da artista maturo, con album e concerti alle spalle. Adesso dietro di sé ha un sesto posto al Festival di Sanremo 2021, che non si trattiene dal criticare, un pubblico più vasto e più consapevolezza su cosa significhi fare musica.

Il tema principale è la nostalgia, che, analizzata in chiave moderna – la nostalgia in cui ci si rifugia per la paura del futuro -, è porno. Sono anni in cui riscopriamo i vestiti vintage, il mullet e la frangia, compriamo solo vinili e sogniamo di viaggiare con un van. Affascinante? Io lo trovo triste. Non abbiamo più nulla da dire del nostro tempo vuoto e facciamo parlare il passato.

Pornostalgia è un disco amaro, anche se Willie afferma di essere più libero e leggero del nichilista ventenne che era. In queste tracce troviamo molto del suo passato, di Educazione Sabauda, e ci restituisce un po’ di veleno che aveva in arretrato, per questo ci piace.

A metà tra due mondi

Su Willie Peyote “di etichette ne han sempre messe parecchie”, ancora adesso si dibatte sul genere: se sia abbastanza per considerarlo rap o se possa essere definito indie. Lui e i suoi musicisti, intanto, si divertono a confondere. La linea che sembrava star prendendo dopo Sindrome di Tôret, fatta di musica suonata e arrangiamenti live con la band anche in studio, qui si scontra con una grande componente elettronica che strizza più l’occhio al rap, spesso in toni nostalgici.

Troviamo bassi 808 nel primo brano, Ufo, e in tutte le strumentali del disco la dose di “musica prodotta” è molto presente. Tuttavia, sentiamo comunque chitarre clean alla Ottima scusa, segno distintivo degli ultimi album. Il flow il più delle volte è quello che ci si aspetterebbe da Willie, poche sperimentazioni, segno che, se la qualità c’è, non bisogna dimostrare niente.

“Sono nell’olimpo degli artisti italiani Gaber, Guccini, Silvestri e Bersani” afferma in All you can hit, il brano più rap e più aggressivo. Qui il sample ripetitivo strizza l’occhio alla trap. Nel brano successivo Prima, invece, la sonorità è più indie soul, in linea con la direzione che Willie sta prendendo negli ultimi anni. Grazie a questo nel disco critica senza criticare: basta etichette, basta provare a definire gli artisti, spesso si può semplicemente essere oltre.

La colpa al vento

“Il prossimo disco sarà preso male”, aveva detto Willie in un’intervista per lo scorso Iodegradabile, nel quale il romanticismo giocava un ruolo importante. Infatti, se con La tua futura ex moglie c’era la dolce atmosfera di Willie Pooh, nella terza traccia di Pornostalgia troviamo un’evoluzione amara, alla Che bella giornata, brano del 2015 in cui cantava “è sempre brutto pensare: la nostra chance ce la siamo giocata”.

Anche in La colpa al vento si parla di amore come chance, un’occasione perduta che avrebbe potuto rivelarsi enorme, come un biglietto della lotteria portato via dal vento. E ci porta a riflettere sulle volte in cui diamo la colpa al caso per qualcosa che siamo noi ad esserci fatti sfuggire di mano. Rimpianti che si sommano ogni anno e formano montagne di biglietti volati via, si posano nei ricordi e lì restano ad appesantirci.

Secondo te cosa vuol dire diventare grandi?

L’atmosfera nostalgica ha il suo culmine nel brano Diventare grandi (feat. Samuel), quello che più caratterizza il disco.

A me bastava pure meno, ma a quel gagno che sognava un tentativo glielo devo, / ad ogni porta chiusa in faccia sotto sotto ci credevo, / da grande lui sarebbe stato grande per davvero.

Willie Peyote. Diventare Grandi (feat. Samuel)

Il testo viaggia su una domanda fondamentale: cosa significa diventare grandi? La risposta è divisa nelle due strofe: nella prima parla del crescere, dell’avere 30 anni, i matrimoni, i figli degli altri. Dopo si focalizza sulla grandezza come dimensione, o meglio, come realizzazione.

Come si calcola la grandezza di un artista, di un uomo? Forse, nel primo caso, dipende da quanto è grande il nome sopra un manifesto, o di quante persone aspettano al cancello dopo un live. Nel secondo caso, che in realtà è il più fondamentale, la risposta sta nel fatto che non ci sentiamo mai grandi per davvero.

Guardarci alle spalle

Se in Iodegradabile il tema principale era il tempo che passa, con il progressivo deteriorarsi delle cose, in Pornostalgia troviamo un ragionamento sugli ultimi tre anni passati, anni che ci hanno fatto fermare e guardare indietro.

È nel buio che adesso ci circonda che stiamo riscoprendo il ruolo rassicurante, pornografico come dice il titolo stesso dell’album, della nostalgia. Non è facile guardare al futuro senza sentirsi disorientati, ma tutto ciò che possiamo fare è guardarci alle spalle e da lì ricominciare a costruire.

Sono messaggi amari quelli che ci lascia Willie con questo lavoro, testi molto intimi, maturi e giovani allo stesso tempo. Proprio per questo è un disco rassicurante, sembra dirci che è normale coccolarci con la nostalgia quando ci troviamo un po’ persi.

Maddalena Ansaloni


Per approfondire, guarda: l’intervista video a Willie Peyote, a cura di Federica Marullo.

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