Cultura

“Randagi”, di Marco Amerighi – La stagione dell’incertezza

Randagi 1

Candidato al Premio Strega 2022, “Randagi” (Bollati Boringhieri, 2021) è un libro coinvolgente sin dalle prime pagine, capace di avvolgere di pathos il lettore, a cui strappa qualche lacrima fin dall’inizio e qualche risata per tutto il corso della lettura.


Sullo sfondo di una Pisa a cavallo tra gli anni Novanta e il Duemila, Marco Amerighi presenta la famiglia Benati.

Il nonno Furio, costretto a lasciare il figlio avuto durante la guerra da una donna etiope, e a sposare Lea in Italia; il padre truffatore Berto, chiamato “il Mutilo” da quando è tornato a casa senza un mignolo; l’iperprotettiva Tiziana, che si definisce “parafulmini” per la sua capacità di sventare, solo conoscendone la posizione, le disgrazie dei figli Tommaso e Pietro.

Il romanzo si apre con la convinzione di Tiziana che sulla famiglia ricada una maledizione per cui gli uomini Benati ad un certo punto scompaiano.

Pietro cresce con questa ombra sulle spalle, la paura che prima o poi anche a lui toccherà la stessa sorte. In realtà quello che spetta a Pietro è molto peggio: la condanna di veder sparire gli uomini della famiglia.

Il presagio

Tommaso, detto T, è uno studente e atleta modello, di successo con l’universo femminile, amato dai genitori e con un occhio di riguardo verso il fratellino. Tuttavia Pietro rimane in parte nell’ombra di T, e si sente trascurato dal Mutilo, che non crede in lui – e contribuirà alla sua costante insicurezza. Alle innumerevoli medaglie che il fratello grande porta a casa, fa da contraltare la mancanza di stimoli e di passioni del fratello minore. Eppure, durante un incidente per cui perde conoscenza per pochi minuti, Pietro ha una rivelazione:

[…] Un enorme condor nero con le pupille in fiamme che gli aveva volato in cerchio sopra la testa, prima di andare a posarsi solennemente su una chitarra elettrica.

Marco Amerighi. Randagi

Da quel momento dedicherà corpo e anima allo studio della chitarra, che lo porterà all’incontro con Andrei A La Muerte, una sorta di rockstar attempata e fuori di testa, che si rivelerà uno degli amici più fedeli e uno dei personaggi più scanzonati e divertenti.

I due fratelli si ritagliano spesso dei momenti per loro – che la maggior parte delle volte comprendono la scomparsa dal radar dei genitori. Durante uno di questi episodi Pietro, nelle mani giunte del fratello in preghiera di fronte all’Arno, realizza che anche nel corpo di una creatura perfetta possono esserci delle insicurezze. È proprio a partire dall’incidente che si verificherà quella sera che qualcosa in Pietro si spezzerà.

Qualunque cosa stesse desiderando, Pietro si chiese se stava lì, in quell’ossessivo e instancabile desiderio di migliorarsi, la trincea invisibile che li divideva.

Randagi. Marco Amerighi

Tommaso presto evade da quella città che lo aveva spremuto fino all’ultima goccia e a cui aveva dato tutto, e vola come ricercatore in America. Nonostante i problemi tra loro, Pietro si ritrova senza più un punto fisso e sbatte da un rifiuto all’altro. A soli vent’anni scopre la sua inettitudine e si abbandona a se stesso. Come una piuma sospinta solo dal vento, sono gli altri a portarlo verso l’azione, così, senza particolari predilezioni, si iscrive alla facoltà di Lingue di Madrid – a cui fanno sfondo gli attentati alla metropolitana del 2004. La Spagna non sarà una rivelazione, ma gli permetterà di capire di non essere l’unico relitto nel mare.

Compagni di viaggio

A Madrid c’è Dora, alla ricerca del padre – quello vero, quello nascosto sotto le bugie, o le verità omesse. La sua ricerca le farà incrociare il cammino di Pietro, la “persona giusta nel momento sbagliato”. Come Jo di Piccole donne, che nella rivisitazione moderna ad opera di Greta Gerwig del grande classico di Louisa May Alcott per caparbietà rifiuta Laurie per poi accorgersi che ne era innamorata, Dora si avvicina a Pietro ma allo stesso tempo lo allontana. Anche in lei c’è qualcosa che si è rotto tempo addietro.

Un guasto. Un’avaria. Un malfunzionamento di un ingranaggio che si nascondeva, come diceva quella frase di Nietzsche, lì, da qualche parte, nell’abisso della mia carne.

Marco Amerighi. Randagi

Pietro scopre, di Dora, più cose dai luoghi che frequenta che dalle sue stesse parole. Al museo Thyssen, di fronte a Hotel Room di Hopper, lei rimane in contemplazione di quella donna seduta sul letto intenta a sfogliare l’orario dei treni, curva, troppo stanca per disfare le valigie. L’ombra sul suo volto data dal contrasto con la parete bianca genera distacco, e lei si sente “la creatura più sola e incompresa dell’universo”.

Altro “randagio” è Laurent, coinquilino francese di Pietro a Madrid, che finge con la sua famiglia di seguire l’università, mentre si guadagna da vivere facendo il gigolò, beve fino all’incoscienza e ingoia pillole su pillole. Paradossalmente, immerso nella sua confusione, Laurent sembra l’unico in grado di far ragionare lucidamente l’amico, e sarà lui a riportarlo bruscamente alla realtà quando questa aveva smesso di essere un’opzione per Pietro.

Varie strade possibili

Pietro, da sempre convinto che la maledizione dei Benati ricadrà su di lui, ha a che fare, al contrario, con una vita assolutamente noiosa. A lui non capita mai niente, o meglio, lascia che tutto gli scivoli via dalle mani.

Per questo sono importanti anche i personaggi secondari, ognuno con una storia ben caratterizzata: il primo agente musicale, il professore dell’università, la madre di Dora. Dal primo all’ultimo gli ricordano quello che potrebbe essere. Pietro è un bravo chitarrista, ma suona senza passione; è uno studioso diligente, ma continua senza convinzione; è un figlio assente, e non fa nulla per rimediare. Insomma, tutto lo riporta a quello che non è: Tommaso.

E come di consueto, è solo alla fine che si cerca la redenzione. Sarà solo più tardi, quando ormai Pietro crede che tutto sia distrutto, che la sua vita arriverà alla vera svolta. Allora sarà costretto a fare i conti con quella persona a cui non vorrebbe pensare mai più, quella che su cui la maledizione si è scagliata al posto suo; a riconciliare i rapporti con Dora e Laurent, le persone che più di tutte avevano significato qualcosa; a cercare di perdonare un padre che non gli è mai piaciuto.

Gli anni che fanno da sfondo al romanzo riportano il lettore al tempo in cui per comunicare si utilizzavano le mail, gli sms, le cartoline. Un periodo in cui scomparire era facile, in cui le mancanze e gli affetti si coltivavano. Forse Pietro, proprio perché esente da questa maledizione della scomparsa, è l’unico che possa mostrarci la strada: quella dei vari tragitti possibili.

Randagi

Cosa hanno in comune Pietro, Dora, Laurent e, in fin dei conti, anche Tommaso? Sono tutti giovani allo sbando, con la vita tra le mani, senza sapere cosa farne, sotto l’ombra nera di un enorme condor che li sovrasta. Sono, appunto, randagi.

Non hai mai l’impressione che sia tutto scritto e che l’unica cosa che ci resta sia avanzare sui binari che qualcun altro ha costruito per noi? A me capita così spesso che certe volte non capisco se sono io a vivere la mia vita o qualcun altro.

Marco Amerighi. Randagi

Pietro è una specie di Augusto Perez di Niebla, libro che ama molto: si sente come un personaggio fittizio, che non può compiere dei passi decisivi perché è la mera creazione di qualcun altro. Ma dall’altra parte anche Tommaso pian piano perde la rotta e, da ragazzo talentuoso che poteva avere tutto, si imbarca in situazioni una più rischiosa dell’altra, forse per scacciare quel “tarlo” che lo perseguita: il tarlo del morire giovane. Deve imparare ad essere quello che è sempre stato Pietro: normale.

Dora, Laurent, Pietro, Tommaso, sono l’espressione di una generazione di giovani che ha scoperto i bivi che il destino presenta, e non hanno idea di come comportarsi avendolo di fronte. Marco Amerighi scrive le loro storie con una penna fluida, che esorta a girare pagina. Trasmette l’importanza del viaggio, non solo in quanto esplorazione del mondo sconosciuto, ma anche quello all’interno di se stessi – certo un viaggio, quest’ultimo, più labirintico e pericoloso perché privo di mappe.

Blu Di Marco

(In copertina Edward Hopper. Hotel Room, 1931)


Questo articolo fa parte della rassegna di Giovani Reporter in attesa del Premio Strega 2022.

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