Cronaca

Guerra in Ucraina – Il punto di vista dei giovani italiani

Giovani Guerra Ucraina

Che cosa pensano i giovani della guerra in Ucraina? Attraverso quali canali la conoscono? E come la vivono? Scopriamo quali risultati sono emersi dal nostro sondaggio.


La tragica guerra che da più di due mesi si consuma in Ucraina ha scosso le basi della società italiana: sindaci, medici, politici, albergatori ed amministratori delegati, lavoratori e semplici cittadini, quasi tutti hanno fatto qualcosa per venire in soccorso al popolo ucraino. L’inaudita violenza di questa aggressione alle porte dell’Europa non poteva lasciare indifferente nessuno; in particolar modo i giovani, per i quali questo è il primo conflitto europeo che possono ricordare.

Abbiamo deciso di dare ascolto alle nuove generazioni, per conoscere il modo in cui giudicano, vivono e si informano sulla guerra in Ucraina: questi sono i risultati della nostra ricerca.

Il campione e le modalità di raccolta

Il sondaggio di 22 domande che abbiamo creato tramite la piattaforma Google Forms è stato aperto la mattina del 7 aprile, rimanendo poi compilabile per circa 14 giorni. In questo lasso di tempo, la condivisione del sondaggio tramite social ha portato a un totale di 294 risposte. La maggior parte delle domande era scalare – chiedeva cioè di assegnare un voto da zero oppure uno (estremamente in disaccordo/molto poco/per nulla) fino a cinque (estremamente d’accordo/moltissimo).

Giovani Guerra Ucraina

Nel nostro campione, i giovani dai 20 ai 25 anni costituiscono la fetta più consistente di compilatori (75,9%), seguita a grande distanza dagli ultraventicinquenni (10,9%) e dai giovani tra 16 e 19 anni, complessivamente il 12,2% del totale. Soltanto tre compilatori, poi, avevano meno di 15 anni al momento del sondaggio.

Un po’ più variegati i titoli di studio: la maggioranza assoluta (57,5%) ha conseguito una maturità liceale, mentre il 4,1% un diploma di istruzione professionale e il 9,9% di istruzione tecnica. Ai due estremi, il 6,5% ha conseguito soltanto la licenza media al momento del sondaggio, mentre una quota consistente di compilatori (21,8%) possiede un titolo di studio pari alla laurea o superiore. Dei compilatori, infine, 203 studiano, 48 lavorano, 40 studiano e lavorano mentre soltanto 3 non studiano né lavorano.

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La guerra in Ucraina

La prima parte del sondaggio si è concentrata sulle aspettative riguardo l’esito e le conseguenze della guerra in Ucraina.

Alla domanda “Ti aspettavi questa guerra?”, la maggior parte dei compilatori ha dato risposta negativa (il 22,1% per niente, il 35,4% poco); non pochi, d’altronde, se l’aspettavano (in totale il 19,1%), mentre 69 compilatori non sono stati colti né preparati né impreparati dal conflitto.

La paura di un’escalation militare delle operazioni è consistente, seppure minoritaria: il 22,1% lo ritiene probabile e il 4,8% molto probabile. Molti sono anche coloro che ritengono che la Russia abbia abbastanza possibilità di uscire vincitrice dal conflitto: sono il 27,2%, contro il 28,2% che ritiene la cosa abbastanza improbabile. Gli indecisi, comunque, costituiscono la maggioranza relativa (31,6%).

Tutto sommato basse le aspettative di un colpo di mano che porti alla destituzione di  Putin: 119 compilatori pensano che sia improbabile, altri 44 molto improbabile. Questo, però, non significa che alcuno trovi legittime le rivendicazioni che l’attuale presidente avanza: il 57,8% le trova del tutto illegittime, il 27,2% invece illegittime, mentre appena il 3,8% di compilatori le trova legittime, a diversi gradi.

Una domanda sul conflitto, poi, ha portato a risultati molto incerti: quella relativa alla scelta tra una pace vittoriosa per i russi e la continuazione della guerra. Il 19,7% sarebbe disposto ad accettare le condizioni di questa pace; il 39,1%, invece, la rifiuta con convinzione. Tuttavia, ben 121 compilatori si sono detti indecisi riguardo possibilità: un flottante notevole, che diventa però ragionevole di fronte a una domanda particolarmente drammatica per il rigido binarismo che impone.

La narrazione della guerra

 La seconda parte del sondaggio si è concentrata sulle modalità e la frequenza con cui i giovani si aggiornano sulla guerra in Ucraina. Un particolare interesse, poi, si è dato al grado di affidabilità assegnato ai media occidentali al confronto con i mezzi di informazione russi.

Per quanto riguarda la fruizione dei diversi canali di informazione, ben il 71,4% dei compilatori utilizza anche la televisione, che – con un po’ di sorpresa – condivide la piazza con i giornali digitali, anche loro al 71,4%. Il social più utilizzato è senza dubbio Instagram (63,9%), seguito a notevole distanza dai podcast (24,8%), la radio (18%) e altri social come Twitter, Facebook e Telegram. La frequenza di aggiornamento sullo stato del conflitto è piuttosto alta: il 61,6% si aggiorna spesso o tutti i giorni, mentre appena il 13,3% dice di aggiornarsi raramente o quasi mai.

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I risultati più interessanti, in questo caso, arrivano dalle opinioni sull’affidabilità dell’informazione occidentale. Il 38,1% ritiene che i nostri media non siano né affidabili né inaffidabili; da una parte e dall’altra, 85 compilatori hanno un grado di fiducia elevato oppure molto elevato nella qualità della nostra informazione, controbilanciato quasi alla perfezione da 82 compilatori che, invece, assegnano poca o nessuna affidabilità ai media occidentali.  Sul versante russo, invece, non ci sono dubbi: sono in 220 (pari al 74,8% del totale), infatti, a credere che i russi sappiano poco o nulla del reale andamento del conflitto.

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Il ruolo dell’Italia

La terza sezione del sondaggio comprendeva 4 domande in cui si chiedeva di valutare le reazioni del nostro Paese a seguito della guerra in Ucraina.

I pacchetti di sanzioni comminati alla Russia riscuotono un favore generale: 111 compilatori si dicono d’accordo e 82 addirittura molto d’accordo, per oltre il 65% del totale. I pareri sull’invio di armi all’Ucraina sembrano, invece, più discordanti: il 39,1% è favorevole,il 29,6% è contrario e il 24,5% è incerto. Si registra qualche voto anche per l’idea di supportare l’Ucraina anche con altri mezzi (5,4%), mentre quasi nessuno (4 voti) ritiene che il nostro Paese non dovrebbe aiutare in nessun modo Zelensky.

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L’accoglienza ai rifugiati ucraini riscuote un consenso unanime: il 96,3% pensa che l’Italia dovrebbe aprirsi a loro. La valutazione del Governo per quello che ha fatto in relazione alla guerra in Ucraina è prudente: il 53,7% non si sbilancia né in negativo né in positivo; e i pareri poco o molto negativi (22,5%) equivalgono quelli poco o molto positivi (23,8%).

La percezione della guerra

La quarta e ultima sezione del sondaggio si occupa del modo in cui i giovani stanno vivendo questa guerra, sia a livello economico che a livello psicologico.

Alla domanda “ti senti personalmente coinvolto da questo conflitto?” ben il 34,4% dei compilatori ha risposto molto o moltissimo, quasi allo stesso livello di chi si sente mediamente coinvolto (35,7%) dal conflitto: si vede bene che la guerra in Ucraina sta scavando una impronta profonda nelle coscienze dei giovani.

Nonostante poi la relativa lontananza del conflitto dalle nostre case, ben il 17,3% si dice preoccupato che i propri cari possano essere messi in pericolo; l’11,2%, invece, è molto preoccupato. A proposito, 87 compilatori (29,6%) sono moderatamente preoccupati, mentre il restante 41,8% si dimostra poco o molto tranquillo. Dati abbastanza simili riguardano l’ansia che questa guerra sta procurando: il 31,3% attesta livelli alti o molto alti di ansia; il 30% circa dei compilatori dichiara di essere è moderatamente in ansia.

Infine, riguardo l’impatto che questa guerra ha avuto sulla condizione economica personale, il 60,9% dichiara di aver avuto qualche piccolo impatto; il 32,7% attesta di non aver avuto nessun impatto, mentre per il restante 6,5% le conseguenze economiche di questa guerra sono state gravose.

Lorenzo Bezzi

(Immagine di copertina da Repubblica)


Per approfondire: Guida alla Guerra in Ucraina con gli articoli di Giovani Reporter, con tutti i nostri articoli sul tema.


Hanno collaborato alla realizzazione del sondaggio Clarice Agostini, Lorenzo Bezzi e Giorgio Ruffino. Da un’idea originale di Emerlinda Osma.


In collaborazione con:


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