Cultura

L’amore sacro e l’amore profano – I mille volti di Eros nel mondo greco

Amore sacro amore profano

Anche il mondo antico ha parlato d’amore. Quelle parole, filtrate attraverso la cultura del tempo, ancora oggi attraversano i secoli per commuoverci e svelarci gli arcani del sentimento più antico del mondo.


Un filo nel buio

[…] Per durare l’amore deve rimanere incessantemente in bilico su un pericoloso crinale, rinnovare gli stati di equilibrio. Esso costituisce una delle passioni più potenti e sconvolgenti. È gioia incostante, che ha bisogno di continue rassicurazioni, espansione di se stessi oltre i vincoli della mortificante quotidianità. Sensazione di crescita, di arricchimento e di liberazione dalla chiusura del proprio io rattrappito. Insieme però, se non è adeguatamente ricambiato, rappresenta anche un tragico fattore di distruzione e autodistruzione […].

Remo Bodei, Che cos’è l’amore?, Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche.

Come avrebbe potuto Remo Bodei descrivere in modo più esaustivo il carattere ambivalente, contraddittorio e complesso di un sentimento potente come l’amore? Di un sentimento che, nel suo approccio con il desiderio, l’amicizia e la sessualità è stato e continua ad essere leitmotiv indiscusso delle vicende esistenziali umane. Amore è accettazione e scoperta di sé; è crescita di un io che vuole espandersi, scontrarsi con la quotidianità, riformare il proprio centro e valicarne i confini serrati.

E questo non può che avvenire se non attraverso la perdita di se stessi nel labirinto interiore dell’Altro, con cui si condividono alcuni dei più inconsci e misteriosi grovigli da districare.

Il mondo, infatti, non è forse, come lo dipinge lo stesso Ariosto, un continuo intreccio, una selva intricata di desideri diversi e inconciliabili? Amare non equivale forse a cercare quel di più che ci sfugge? Quell’intuizione che ci dia la tanto attesa conferma: siamo molto di più di ciò che sembriamo. Tutti gli uomini sono mossi da passioni e desideri. Tutti gli uomini errano, ricercano, anche se l’oggetto di questa quête è spesso differente da persona a persona, e la chiave resta sempre l’altro.

L’aspetto paideutico dell’amore, però, può anche rivelarsi del tutto assente quando prevale nelle sue sfaccettature più distruttive, tanto che da desiderio di accudire e proteggere l’altra persona può degenerare nel bisogno prepotente di isolarla e imprigionarla al fine di scongiurare un angosciante rischio: la separazione.

Come afferma, infatti, lo stesso Zygmunt Bauman nel saggio “Amore liquido”, l’amore è “uno dei rimedi piallativi alla manna/calamità dell’individualità umana, uno dei cui molti attributi è la solitudine a cui è destinata la condizione di separazione”.

Ed è così che l’uomo si trova in una tensione insanabile, tra la malattia d’amore, a cui ci si abbandona senza freni inibitori, e una paura di amare.

Amore
Caravaggio, Amor vincit omnia. Olio su tela, 1602/1603.

I due amori di Pausania

Per quanto riguarda il mondo antico, l’opera forse più famosa che tratti il tema dell’amore è certamente il Simposio di Platone, una memorabile “enciclopedia antica dell’eros”. Il dialogo si svolge in occasione di un simposio volto a celebrare la vittoria di Agatone ad un concorso tragico. I presenti, compreso Socrate, vogliono trovare un tema della riunione che sia adeguato al suo carattere lieto e la scelta ricade presto sull’amore. Così, ognuno dei protagonisti tesse discorsi di encomio nei confronti di Eros. 

Nel corso del dialogo Pausania sostiene una concezione dualistica dell’amore in base alla quale esisterebbero due esempi opposti di amore. Un Eros nobile, con attributi riconducibili ad un’Afrodite Urania, nata dalla schiuma del mare e perciò caratterizzata da una natura incontaminata e allo stesso tempo maschile; e un Eros volgare e spregevole che è fatto derivare da un’Afrodite Dionea, meno eccellente della prima perché nata dalla commistione dei due sessi.

Quest’ultimo amore sarebbe proprio degli uomini di bassa specie che amano più le donne dei ragazzi e più il corpo dell’anima; mentre l’eros uranio corrisponderebbe a una nobile e raffinata pederastia nella quale l’oggetto d’amore deve essere sempre la natura più forte e l’intelligenza più viva del maschio. 

Figlio di Povertà e Abbondanza

Questa concezione dualistica dell’Eros è subito messa in discussione dal medico Erissimaco che, anziché descrivere due amori distinti, afferma l’esistenza di un Eros unico che, tuttavia, manifesta comunque un intrinseco carattere doppio alternando gli attributi di un Eros moderato e benefico (salute) a quelli di un Eros sfrenato (malattia). 

Il discorso più interessante, però, è quello di Socrate; attraverso il quale in filigrana si può leggere l’opinione di Platone in materia amorosa. Il filosofo, dopo aver sottolineato di essere stato educato dalla sacerdotessa Diotima riguardo agli argomenti erotici, comincia a descrivere un Eros dalla natura intermedia, a metà tra la giovinezza e la vecchiaia, tra la sapienza e l’ignoranza, tra il non possedere e il desiderare. È stato, infatti, concepito da Penìa, dea della povertà, e da Poros, dio dell’abbondanza, durante un festa in onore di Afrodite.

Amore
Magritte, Les Amants. Olio su tela, 1928.

Di conseguenza, rappresenta non solo l’intermezzo di estremi opposti, ma anche l’addetto di Afrodite e, quindi, l’Amore verso la bellezza. Per Platone, però, le fonti del “bello” sono diverse e distinguibili in una precisa scala che procede dalla bellezza di un corpo a quella di tutti i corpi, e da qui alla bellezza delle anime e al Bello in sé, il vero bello assoluto

Si può sottolineare, perciò, che, anche se nella concezione platonica l’amore è uno, persiste nel suo carattere da una parte ambivalente, in quanto contempera qualità apparenti a due divinità opposte, e dall’altra molteplice, individuabile nella differenziazione degli oggetti a cui tende.

L’amore ai tempi di Omero

A questo punto viene spontaneo fare un salto indietro nel tempo di almeno quattro secoli, per analizzare l’epos arcaico. Già con Omero si assiste a un maggiore approfondimento del concetto di privato in rapporto alle ricchezze, ai possedimenti e anche alle relazioni umane. E ne è prova l’impiego di una più specifica terminologia atta a differenziare le molteplici espressioni del fatto amoroso. 

Un esempio a tal proposito è il termine φιλότης (philòtes) che nel caso specifico dei rapporti coniugali non designa solo la protezione accordata alla donna, mantenendo il significato originario di relazione non competitiva, di amicizia e benevolenza volta all’utile, ma anche il rapporto sessuale. Nella sua polivalenza, perciò, philòtes esemplifica una nuova consapevolezza dell’esistere, la comprensione del rapporto tra istituzione e ambito privato dell’individuo. 

Questo, però, non significa che la società omerica non sia regolata da precisi schemi di comportamento. L’amore è soprattutto dato di fatto, relazione sessuale, e il desiderio è inteso come fenomeno meccanico ed “esteriore”, talvolta persino subìto passivamente dall’individuo. Solo con la poesia lirica si inizia a parlare di processo di interiorizzazione e, quindi, anche di smarrimento dell’animo. E l’esponente più esemplare è Saffo

Stravolgimento dell’io

Nata intorno al 650 a.C., Saffo visse presso l’isola di Lesbo dove, in onore di Afrodite, guidò l’educazione di ragazze provenienti da altre città dell’isola o dall’Asia Minore. Con Saffo l’Eros è tratteggiato per la prima volta nelle sua totalità, nelle sue molteplici espressioni, anche in quelle più cupe. 

Per Saffo la dualità dell’amore si esprime nel momento in cui dolcezza e amarezza si incontrano, collidono e generano la famosa frattura dell’io. Nei suoi frammenti possiamo ritrovare l’Eros istituzionalizzato, affine a quello omerico, ovvero strettamente connesso all’àmbito familiare, ma anche un amore inteso nelle sue intonazioni più malinconiche e, nel più dei casi, tragiche e sconvolgenti. Amore è, quindi, per Saffo, soprattutto dissociazione e malattia

La poetessa, infatti, vive l’esperienza amorosa con un forte scarto tra sentimento e realtà, e ne è consapevole: lei stessa, nel carme 1, in cui invoca Afrodite per chiederle aiuto nell’indurre una fanciulla a ricambiare il proprio amore, definisce il suo animo μαινόλης (mainòles), folle. Così si rivolge alla dea dell’amore:

E tu, beata,
sorridendo sul [tuo] volto immortale,
mi hai chiesto perché soffrissi di nuovo e perché
di nuovo ti chiamassi e che cosa volessi che mi capitasse
nel [mio] folle animo.

Saffo. Frammento 1

Anche nell’Iliade l’atteggiamento del personaggio di Andromaca è descritto in questi termini, sia nel momento in cui viene a sapere che i Troiani sono in difficoltà e corre verso le mura “simile a una pazza” (libro VI) sia quando intuisce che possa essere capitato qualcosa di grave ad Ettore e si slancia fuori dalla casa, “simile a una donna infuriata” (libro XXII). 

Anche in questo caso, tuttavia, la follia, ovvero il forte e anomalo turbamento dell’animo, è conseguenza di un elemento esterno che, nel caso di Saffo, non gioca alcun ruolo. Per la poetessa di Lesbo, infatti, esiste solo il suo io conchiuso, esasperato e completamente disgiunto dalla realtà che, a prescindere dall’oggettiva situazione esterna, ovvero lo stile di vita comunitario che conduce assieme alle altre ragazze, la annichilisce in una condizione di assoluta solitudine. 

Amore
De Chirico, Ettore e Andromaca. Olio su tela, 1917.

Anche nel celebre frammento 31, nonostante l’occasione esterna sia fornita dalla vista di una delle ragazze amate assieme a un uomo, Saffo descrive, con un’espressività e una sensibilità senza precedenti, un tumulto emotivo che la aliena dal mondo circostante, la rinchiude in se stessa, in un io che si espande, inonda la realtà, ne offusca i contorni.

La lingua si spezza, un sottile fuoco si diffonde sotto la pelle, gli occhi non vedono più nulla, le orecchie rimbombano, il sudore si spande, un tremito la prende e il viso impallidisce. Ed è qui che si esprime in tutta la sua centralità tematica il chiaro binomio amore-malattia. Dice Saffo nei vv. 2-4 del fr.26: “coloro ai quali io faccio del bene, quelli più degli altri mi fanno male”; e nei vv. 11-12: “e io di fronte a me stessa di questo sono consapevole”. 

Una malattia incurabile

Questa consapevolezza soggettiva del carattere patologico della sua passione è all’origine della scelta di rifarsi, più che ai modelli della letturatura erotica, ai testi medici, dedicati alle descrizioni delle malattie. I brividi, le orecchie che rimbombano, il sudore, il colorito giallo-verdastro: sono tutti sintomi riscontrabili nei trattati medici più antichi, anche egizi e accadici. 

Amore
Alma-Tadema, Sapphô et Alcée. Olio su tela, 1881.

Allo stesso tempo, però, proprio perché associata a una malattia, Saffo si proclama impotente di fronte alla passione amorosa. Eros è definitivo λυσιμελής (lusimelès), “che scioglie le membra”; ma anche ἀμάχανος (amàkhanos), “irresistibile” / “contro cui non si ha la possibilità di mettere in atto accorgimenti”.  

Ed Eros mi ha sconvolto la mente come un vento che si abbatte sul monte contro le querce.

Saffo. Frammento 47

Saffo è disarmata, proprio come un Francesco Petrarca che, impreparato agli assalti di Amore, si lascia ferire dalle sue frecce senza opporre alcuna difesa. Tempo non mi parea da far riparo contra’ colpi d’Amor.

Alla fine, Saffo descrive una meccanismo di forte attualità in quanto attuale, intrinsecamente umano e universale, a prescindere dai tempi storici e dalle sfumature in cui esso si esprime, è il sentimento che lo innesca. 

Abbandonarsi all’altro

Amore significa anche rapportarsi con le proprie fragilità, prendersi il rischio di perdersi per poi sentirsi piccoli e disorientati. Perché solo così ci si può aprire, espandere e ritrovare: solo mettendosi in discussione e liberandosi delle certezze di un io rattrappito, come lo definisce Remo Bodei. 

Amando qualcuno, ognuno affronta se stesso, si ricerca, in quanto essenza ancora ignota e mai del tutto penetrabile.

Amare significa offrirsi alla più sublime delle condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi. E offrirsi a quel destino significa, in ultima analisi, l’accettazione della libertà nell’essere: quella libertà che è incarnata nell’Altro, il compagno d’amore.

Zygmunt Bauman. Amore liquido (Laterza, 2006, ora 2022)

Questo significa affidarsi all’amato, riporre fiducia in lui, consegnargli la formula tramite la quale ognuno possa capire l’altro. Assumersi una responsabilità e accettare la paura che ne consegue. Una paura che, se presente in dismisura, ci può rendere solo terribilmente fragili

Tele bianche

Ed è a causa di questa fragilità che poi si rischia veramente di perdersi del tutto, di vivere in funzione dell’altra persona, di proiettarsi e di identificarsi costantemente in essa. Così, l’amore non diventa altro che un sentimento oggettificante; e, più che riscoprire noi stessi, capire che siamo molto più di ciò che sembriamo, finiamo per essere solo la proiezione di ciò che l’altro desidera da noi o che vorremmo essere per il nostro partner. 

Amore
Munch, Amore e dolore. Olio su tela, 1895.

E questo accade soprattutto quando, come afferma lo stesso Bauman, da persone degne di essere amate per quello che siamo realmente ci riduciamo a tele bianche che l’altro può decolorare a suo piacimento, per vedersi riflesso in un’illusoria perfezione, refrattaria a qualsiasi macchia.

In tutto questo processo la persona amata si è trasformata in una tela. In una tela bianca preferibilmente. Le sue tinte naturali sono state decolorate, in modo da non contrastare o tradire le sembianze ritratte dal pittore, che non deve indagare su come si senta la tela laggiù, sotto tutti quegli strati di pittura. Le tele di tela o di lino non fanno sapere come stanno di propria iniziativa. Le tele umane, invece, a volte sì.

Zygmunt Bauman. Amore liquido (Laterza, 2006, ora 2022)

Ed è così che Saffo diventa esempio atemporale di tutti coloro che amano e soffrono, e ne sono consapevoli; ma allo stesso, di fronte all’irresistibilità dell’Eros, lasciano che l’altro li rapisca, li calpesti e li alieni da se stessi, proprio perché inconsciamente vogliono appartenergli, e allo stesso tempo non vogliono farlo. 

Giulia De Filippis

(In copertina Tiziano, Amor sacro e Amor profano. Olio su tela, 1515 ca.)


Come tremila anni fa, così ancora adesso continuiamo a parlare d’amore. Leggi che cosa ne pensa Blu Dòmini in questo articolo, e cosa Sara Carenza in quest’altro.


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