Cronaca

Russia e fake news – Ritorno al 1984

Putin Fake News
Mosca fake news

Controllo dell’informazione

Lo scorso 4 marzo, il governo di Mosca ha approvato una legge che modifica il Codice penale e introduce la responsabilità criminale verso chi diffonde fake news riguardo all’operato del suo esercito nel corso dell’invasione dell’Ucraina. Le pene comminate per tale reato spaziano da sanzioni pecuniarie fino a 10/15 anni di carcere, a seconda della gravità dell’azione commessa.

In seguito all’approvazione di tale legge, due emittenti indipendenti russe, Eco di Mosca e Dozhd, hanno annunciato la chiusura, numerose testate internazionali hanno interrotto le comunicazioni ed è iniziato l’esodo dei giornalisti stranieri dalla Russia. Anche TikTok, che nella prima settimana del conflitto ha dato modo di condividere testimonianze di ciò che accadeva (ma vedi anche lo scandalo legato ad alcuni tiktoker russi), ha deciso di chiudere i battenti sul territorio russo per proteggere i propri utenti. In aggiunta, nel giro di poco tempo da oggi, la Russia sarà del tutto disconnessa da Internet.

Insomma: dal 4 marzo in Russia i cittadini possono affidarsi solo all’informazione controllata e diffusa dal Governo, alla propaganda. In un battito di ciglia i russi si sono trovati catapultati nell’universo distopico del 1984 orwelliano, nelle mani coscienziose del Ministero della Verità. I russi sono sempre più sottomessi al controllo del Governo, mentre infuria la caccia al traditore – cioè chi è riuscito ad accedere all’informazione indipendente.

Mosca fake news

La responsabilità di informare

L’isolamento informativo della Russia è una realtà che si va concretizzando; la notizia non è affatto positiva. Il blackout dell’informazione è forse la mossa finora più efficace del Cremlino: chiudere i rubinetti della conoscenza (e della coscienza) e plasmare i cittadini con la propaganda è il primo passo verso il controllo totale.

Quello che sta accadendo in Russia in queste ore sollecita una riflessione sul nostro vissuto e sulla nostra idea di informazione. Siamo abituati a dare per scontato l’accesso alle notizie e spesso ignoriamo quale sia il percorso che ci ha concesso il lusso di questa convinzione: possiamo fruire indistintamente di più fonti , eppure non lo facciamo perché la pigrizia ci porta ad accontentarci del titolo. Così non facciamo altro che alimentare la macchina del giornalismo fondato sui click, dando adito alla credenza che ci vede come massa informe e non pensante. Non sappiamo distinguere una notizia vera da una bufala, e ci affidiamo alle dichiarazioni di chi specula sulle nostre mancanze. L’era dei social ci ha privati della curiosità di approfondire e capire cause e conseguenze di ciò che ci circonda. E se questa può essere la nostra giustificazione, abbiamo, però, la colpa di aver accettato in silenzio la situazione e, anzi, di essere diventate pedine ignoranti di questo gioco pericoloso.

Tramite l’informazione si conoscono gli eventi, ma si formano anche menti pensanti, capaci di chiedere spiegazioni laddove i fatti sono poco chiari; capaci di esercitare i propri diritti riconoscendo quando vengono calpestati.

Mosca fake news

Una lotta di tutti, per tutti

Senza la libertà di accesso all’informazione saremmo automi privi di pensieri ed è chiaro che, come ha dichiarato Josep Borrell, “L’informazione è il combustibile della democrazia”. Allora non accontentiamoci di un titolo, di un solo punto di vista, di una sola voce; interroghiamoci e interroghiamo sempre di più, dubitiamo e confrontiamoci, consapevoli del fatto che qualsiasi condizione di pace passa attraverso la conoscenza. E forse non è un caso, dunque, che il Nobel per la pace 2021 sia stato assegnato a due giornalisti, il russo Dmitrij Muratov e la filippina Maria Ressa, per “il loro sforzo nel salvaguardare la libertà di espressione, una precondizione per la democrazia e la pace duratura“.

Camilla Galeri

(In copertina rielaborazione grafica di una locandina di 1984, di George Orwell)


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

Sanzioni Russia
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