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Blanco a Sanremo – Una “gaffe” da brividi?

Blanco

Si è parlato molto del commento di Blanco in occasione del Safer Internet Day (8 febbraio) sulle dinamiche dell’intimità: “non mandate foto private, possono diventare un ricatto, siate più riservati”.


Partendo dal presupposto che è impossibile essere italiani senza seguire – a distanza, da vicino, indirettamente, direttamente – tutto quello che riguarda Sanremo, possiamo affermare con una certa ovvietà, senza poco imbarazzo, che il vero motivo per cui si parla del festival e non lo si celebra, è che su quel palco viene messo tutto, anche la musica.

Una settimana di tragicommedia specchio dell’attualità italiana avvolta nel piumaggio arcobaleno di tematiche scottanti, volutamente innaffiate con la benzina. Si parla di donne, di sesso, di minoranze e maggioranze, di libertà concretizzata in ogni sua forma e di come ogni volta che se ne parla la si allontani sempre di più, e la si renda concetto iperuranico.

“A volte non so esprimermi”

Eppure c’è un vincitore. Quest’anno due. Blanco e Mahmood (Mammut per gli amici e i giornalisti inviati lì a caso) hanno fatto venire i Brividi a più di 50 milioni di italiani. Il problema vero si situa quando, non potendo appagare la voglia di continuare a parlare anche delle briciole che i fortunati soggetti in tendenza (o oggetti di tendenza?) lasciano dietro di sé, si comincia a trasformare delle icone musicali in icone di qualsiasi tipo di quel tutto presente nell’eterna battaglia all’antico, che l’attualità ha sempre voluto fronteggiare.

Ed eccoci qui ad ascoltare Blanco, ragazzino classe 2003, su un palco più grande di lui; e non per la sua età o per la sua ampiezza nello spazio, ma perché sarebbe grande per qualsiasi individuo con un talento che per quanto formidabile, innovativo e particolare, rimane pur sempre uno.

Posto che il Politically Correct sta man mano assorbendo per osmosi tutta la mentalità fragile di una massa che inizia a pensare, ma che non vuole farlo da sola, possiamo concludere che Blanco, su quel palco, se non preparato da almeno un politico un avvocato uno psicologo e un poeta, non ci sarebbe dovuto salire.

Perché chi, senza una preparazione e una sensibilizzazione adeguata per questo nuovo mondo (che ormai sta iniziando ad invecchiare pure lui), parla di cose importanti come il sesso inquadrato nel contesto pericolosissimo di una relazione – tra pari, evidenziamolo come se non esistesse un domani, tra pari – deve assicurarsi di non pronunciare nemmeno un’inclinazione del tono della voce che possa offendere anche mezza persona in mezzo a questi strabordanti otto miliardi.

“E ti vorrei amare…”

Vedete, c’è qualcosa di estremamente nobile nella considerazione che “se offende qualcuno è sbagliato”, ma c’è al contempo qualcosa di estremamente scoraggiante negli insulti che un ragazzino riceve anche quando sta parlando per difendere, a suo modo, una categoria fragile della società.

Sì, ovviamente si possono inviare delle foto intime a una persona. E ovviamente però, è bene sottolineare (sperando che nessuno si arrabbi, quindi forse anche solo evidenziare caldamente?) che ci sono dei rischi che devono essere messi in conto nella vita. È probabile, non certo, e nemmeno accettato, che una persona per i motivi più astrusi e nascosti nei meandri del cervello umano, invii la nostra foto intima a qualcuno a cui non era destinata. È probabile che questo qualcuno la invii a qualcun altro e così via creando un dedalo di situazioni che si riassumono in noi in imbarazzo e vergogna. A volte anche in suicidio.

“…ma sbaglio sempre”

E quindi, riprendendo la tanto condannata espressione “ci sono cose più importanti”, indice di un pensiero che molti considerano anacronistico solo perché contestualizzato in situazioni di torto marcio, mi sento di ribadire la valenza dell’imperativo che il povero Blanco ha proferito: non mandate foto, perché potrebbero utilizzarle contro di voi. A tradurre, verrebbe fuori un pacato “stiamo attenti, perché anche se non è colpa nostra, anche se le persone in un mondo ideale dovrebbero essere state educate a non fare del male alle altre persone, anche se sarebbe fantastico smettere di vivere in una società in cui una ragazza ha paura di tornare a casa da sola a tarda notte e non per una colpa particolare dovuta al suo segno zodiacale, ma perché il mondo è fatto di persone orrende, anche se tutto questo, forse è meglio contare su noi stessi e sulla prevenzione”.

E pensare che, in mezzo a tutta questa serietà, l’Italia si aspettava solo di vedere se Bugo sarebbe tornato o no.

Elettra Dòmini

(In copertina fanpage.it)

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