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È guerra – Putin attacca l’Ucraina

Guerra Ucraina

È guerra. La minaccia era nell’aria da settimane, ma la dichiarazione rilasciata da Putin nella notte toglie comunque il fiato. Il presidente russo la giustifica come “un’operazione militare per proteggere il Donbass“, l’area dell’Ucraina orientale dove le regioni separatiste di Donetsk e Lugansk si erano recentemente dichiarate repubbliche indipendenti.


Putin esorta l’esercito ucraino alla resa, promettendo non un’occupazione, bensì una “smilitarizzazione e denazificazione” del paese. Anche le truppe russe inviate nel Donbass qualche giorno fa erano ufficialmente in missione di peacekeeping, eppure la situazione attuale sembra non aver nulla a che fare con la pace.

L’inizio dell’operazione militare

La dichiarazione di guerra è stata motivata principalmente per la mancata volontà da parte di Stati Uniti e NATO di trattare sulle richieste russe. Putin si oppone infatti a un’ulteriore espansione dell’Alleanza Atlantica verso Est, minacciando apertamente chi interverrà a fianco di Kiev. “Chiunque tenti di interferire con noi, e ancor di più di creare minacce al nostro Paese, al nostro popolo, dovrebbe sapere che la risposta della Russia sarà immediata e porterà a conseguenze come non sono state sperimentate nella storia. Siamo pronti per qualsiasi sviluppo di eventi. Tutte le decisioni necessarie al riguardo sono state prese. Spero di essere ascoltato”.

L’obiettivo dichiarato da Putin fin dall’inizio dell’escalation che ha portato ai fatti di questa notte sembra essere la revisione degli accordi di Minsk. Nel 2014 la Russia aveva infatti invaso un’altra area dell’Ucraina, la Crimea. Questa penisola a Sud del paese è oggi una Repubblica autonoma di fatto federata alla Russia. La svolta in senso filorusso di otto anni fa ha risvegliato i ribelli del Donbass, che da allora chiedono l’indipendenza della regione. Dopo migliaia di vittime e città abbandonate, gli scontri si conclusero ufficialmente con gli accordi di Minsk del 2015: il Donbass rimaneva parte dell’Ucraina, ma con una maggiore autonomia.

L’operazione russa è attualmente in corso in diverse città dell’Ucraina, compresa la capitale Kiev. In un comunicato il Ministero degli Affari Esteri Ucraino denuncia l’attacco come mirato a “distruggere lo stato ucraino, impadronirsi del suo territorio con la forza e stabilire un’occupazione“. Putin ha più volte messo in discussione la sovranità dell’Ucraina, che considera parte integrante della Russia per diritto storico. Mentre i civili si rifugiano nei bunker e abbandonano i centri abitati al suono delle sirene, la Russia afferma di aver distrutto le basi aeree e la difesa antiaerea ucraina.

L’agenzia Tass riporta il crollo di palazzi e strutture commerciali, con vittime tra i civili; la Cnn parla di “centinaia di militari ucraini morti”; secondo Interfax le forze russe starebbero assumendo il controllo nella regione di Lugansk. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij si è rivolto agli Stati Uniti e agli altri alleati occidentali, esortando un supporto immediato. Ha anche invitato i suoi cittadini a rimanere a casa, rassicurandoli: “L’esercito è operativo. Sarò con voi costantemente. Siate forti. Vinceremo perché siamo l’Ucraina. Gloria all’Ucraina”.

La reazione occidentale

In un tweet il presidente americano Joe Biden afferma di aver avuto contatti con Zelens’kyj e condanna “questo attacco non provocato e ingiustificato da parte delle forze militari russe”. “Soltanto la Russia è responsabile per la morte e la distruzione che questo attacco porterà. Gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner risponderanno in un modo deciso e unito. Il mondo farà rendere conto alla Russia”, dichiara Biden, annunciando inoltre un incontro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU questa sera.

L’Europa segue l’esempio statunitense con una condanna unanime alle azioni di Putin. L’ambasciatore francese all’ONU, Nicolas de Riviere, sottolinea come la dichiarazione di guerra sia giunta proprio quando il Consiglio di Sicurezza si sarebbe riunito, mostrando il “disprezzo della Russia per il diritto internazionale”. Riviere ha inoltre esortato gli stati del Vecchio continente a rispettare il diritto internazionale umanitario in ogni circostanza e a proteggere i civili. In un tweet il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi condanna l’attacco come “ingiustificato e ingiustificabile”, dichiarando di essere “al lavoro con alleati europei e NATO per rispondere immediatamente, con unità e determinazione”.

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba denuncia sempre su Twitter un’invasione su larga scala, una “guerra di aggressione” che mette a rischio la sicurezza dell’Europa e del mondo intero. Richiede sanzioni immediate e l’isolamento totale per la Russia, assistenza finanziaria e umanitaria per il proprio paese. La Cina critica invece l’utilizzo del termine “invasione” per descrivere l’operazione russa. La portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying lo condanna come “uso preconcetto delle parole”, tipico comportamento occidentale.

Il diritto internazionale

Se le intenzioni di Putin sembrano ormai chiare, la domanda che si pone ora riguarda la risposta da parte occidentale. Questa dovrebbe rispettare il diritto internazionale seguito dall’ONU, con particolare riguardo al Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, il quale attribuisce al Consiglio di Sicurezza un ruolo fondamentale nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. La reazione dovrebbe quindi evolversi seguendo in ordine gli articoli da 39 a 42:

  • Articolo 39: il Consiglio di Sicurezza deve innanzitutto accertare l’esistenza di un’aggressione, una minaccia o una violazione della pace, e di conseguenza fare raccomandazioni o prendere decisioni in conformità con gli articoli seguenti; sebbene i concetti di minaccia e violazione siano dibattuti, in questo caso la situazione non sembra lasciare spazio a interpretazioni;
  • Articolo 40: il Consiglio può adottare una serie di misure al fine di prevenire un’escalation, invitando gli stati ad adottare misure provvisorie desiderabili; questo step sembra purtroppo ormai superato;
  • Articolo 41: il Consiglio può adottare misure non implicanti l’uso della forza, ad esempio interruzioni delle relazioni diplomatiche o sanzioni commerciali, come richiesto da Kuleba;
  • Articolo 42: in extrema ratio, se tutte le misure precedenti non dovessero avere effetto, il Consiglio può allora ricorrere all’uso della forza.

Abbiamo davvero raggiunto questo punto di non ritorno?

Un salto nel passato

Le affermazioni di Putin ci riportano al secolo scorso, a un’epoca di occupazioni territoriali e scontri tra eserciti che sembrava ormai superata. Oserei paragonarle alle dichiarazioni naziste che hanno preceduto la Seconda Guerra Mondiale. Anche in quel caso, infatti, l’escalation è iniziata con richieste di espansioni territoriali: la brutale annessione dell’Austria, la rivendicazione dei Sudeti. Negli anni ’30 le potenze europee non hanno costituito un fronte coeso e determinato contro la minaccia tedesca, mentre gli Stati Uniti non avevano intenzione di prendere parte agli affari del Vecchio continente. Oggi, ottant’anni dopo, l’Europa deve rimanere unita contro una situazione che si sta già evolvendo direttamente sul suo territorio.

Al momento, le dichiarazioni dei leader dei maggiori paesi sembrano compatte nella condanna delle azioni russe – con le dovute eccezioni, come la suddetta Cina e la Bielorussia, che lascia transitare le truppe russe sul proprio territorio. Tuttavia, viene da chiedersi cosa sarebbe accaduto se a capo delle maggiori potenze occidentali ci fossero partiti con tendenze al sovranismo e dall’aggressione facile. Basti pensare allo scenario possibile nel caso di un secondo mandato di Donald Trump. La situazione è a dir poco esplosiva: la miccia è accesa da settimane, la bomba è scoppiata questa notte e ora non ci resta che trovare un modo per contenere i danni.

Clarice Agostini


Per approfondire:

  • Agostini, Clarice. La crisi Ucraina – Una questione di prospettive (Giovani Reporter, 2022)
  • Bitondo, Alessandro. Cosa sta succedendo in Ucraina? (Giovani Reporter, 2022)
  • Brini, Iacopo. Il conflitto del Donbass, tra Russia, Europa e Stati Uniti (Giovani Reporter, 2022)
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