Cultura

(Non) ti amo incondizionatamente

ti amo Giovani Reporter

Perdersi nell’altro al punto di recitare una parte per sentirsi meno “sbagliati” non è amare. Cosa succede quando la forma che la società ci tramanda di una relazione non coincide con il nostro modo di viverla e di sentirla?


“La relazione perfetta non esiste”

Sembra un’affermazione ovvia, intuitiva, quasi noiosa se pensiamo quante volte sia stata detta o ce la siamo raccontata. Eppure, oggi viviamo in una società in cui le relazioni sono fortemente stereotipate. Esiste come un manuale pronto per l’uso che parla di come vivere le relazioni amorose e quali capi indossare. Grazie ai libri, ai film, alle serie TV, al confronto con gli altri, siamo portati fin dall’infanzia, a crescere in una società che regolamenta l’amore; ci sono dei ruoli e dei comportamenti predefiniti a cui ognuno deve attenersi.

Ma chi lo decide?

L’obbligo non è esterno (non esistono sanzioni come multe o condanne), ma chi infrange questi comportamenti viene “punito” con dei meccanismi inconsci ed interiori, che riguardano la sfera degli affetti e delle emozioni. Il non essere riconosciuto come un partner, figlio o madre ideale, può creare traumi tali da spingere gli individui ad una frantumazione dell’io e, nel peggiore dei casi, alla depressione.

Esistono dei cliché per chi vive nel ruolo del fidanzato che talvolta non rispecchia quello che realmente le persone percepiscono. Si interpreta un ruolo per esercitare negli altri un atteggiamento favorevole nei nostri confronti; questo però non esclude dei retroscena la sfera privata, intima, quella di abbandono in cui ci si dimentica lo sforzo che facciamo nel presentarci all’altro o all’altra.

Finiamo così per sentirci sbagliati nel fare cose giuste.

Annullarsi in nome del compromesso

Nelle relazioni esiste il concetto di compromesso. La parola “compromesso” ha un’accezione negativa che rimanda ad un accordo implicito in cui entrambe le parti cedono qualcosa. In questo senso siamo portati a rinunciare ad una parte di noi stessi, a perderci nell’altro e a non riconoscerci più. Nelle interazioni con gli altri, specialmente quelle poco mature e più adolescenziali, il compromesso equivale ad assoggettarsi alle volontà, desideri, emozioni e comportamenti dell’altro o dell’altra.

Così cresciamo in una società che ci insegna cosa è universalmente corretto e cosa no, annullando completamente la nostra individualità, vestendo i panni che non ci appartengono. Quindi finiamo nel perderci e non sentirci adatti.

L’amore, invece, si conosce quando si smette di avere paura di essere sbagliati.

Ascoltarsi e riprovarci

Il concetto di amore, e di come viverlo, è diverso per tutti e non esiste nessun “manuale delle istruzioni”. Si tratta di mettere in discussione il background culturale con i suoi dogmi e comandamenti universali. Esistono le esperienze, soprattutto quelle dolorose che cambiano e mutano il modo di conoscere e di pensare l’amore. Il modo di vivere una relazione o meglio, il modo di vivere se stessi dentro la relazione cambia in confronto alle vicende vissute dall’individuo in prima persona e man mano maturiamo anche un nuovo, diverso, stravolto concetto di relazione con cui siamo cresciuti.

Le relazioni sono un posto sicuro, un rifugio da una società che ci orienta nel comportamento, ci fa provare quello che è più comodo, più produttivo. Dove l’autenticità è sconveniente, è necessario preservare i propri sentimenti e la spontaneità delle proprie emozioni. Non è forse questo che ci distingue dalle macchine, dalla tecnologia e dal mercato?

Deformarsi per adattarsi

Gradualmente diventiamo sempre più autentici e consapevoli, svincolati da canoni e cliché anche se non scompaiono del tutto: c’è sempre un ruolo che si appropria di noi. Si indossano dei vestiti fastidiosi e scomodi, nei quali bisogna deformarsi per adattarsi; è impossibile spogliarsi di ogni abito e rimanere completamente nudi.

Possiamo, però, apportare delle modifiche al vestito, e farlo più nostro che possiamo. Seguire le nostre forme e renderlo adeguato alla nostra pelle, scegliere il colore che ci piace di più senza stare a seguire nessun tipo di armocromia.

L’amore è libero, libero di potersi misurare a ciascuno di noi.

Nessuno sa se il compromesso è una condanna o un miracolo. La cosa fondamentale è costruire i propri bisogni, esigenze ed obiettivi ignorando delle regole arbitrarie. Si tratta di amare incondizionatamente, fidandosi di se stessi ed affidandosi al resto.

L’amore significa rinunciare alla forza

Milan Kundera. L’insostenibile leggerezza dell’essere (Adelphi, 1989)

Rinunciare alla forza degli altri, della società, alle regole del gioco dell’amore. Una relazione perfetta non esiste, perché esistono tante relazioni perfette quanti sono gli esseri umani che abbracciano la propria essenza, i propri sentimenti, lasciando perdere i pregiudizi e gli sguardi dei passanti. Possiamo ribaltare il tavolo, iniziare un nuovo gioco, questa volta diverso; adesso costruiamo noi le regole. E non è detto che ciò che funziona per una relazione debba essere perseguito da un’altra. E va bene così. Ed è bello così.

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.
Jacques Prevert

Maddalena Petrini

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