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“Emily in Paris”, ma Camille pure

Emily in Paris 1

Emily Cooper

È tornata l’americana più parigina del momento (che sfortunatamente per lei, ma è proprio questa la bellezza della serie alla fine, di parigino non ha assolutamente niente). Tutti noi abbiamo amato Emily in Paris, per un motivo o per un altro. C’è chi ha amato la serie per l’armocromia di ogni scena, c’è chi l’ha amata per ogni singolo outfit, chi per Lily Collins, la sua bellezza e i suoi capelli perfettamente ondulati che fanno tornare il marrone scuro uno dei colori di capelli più di moda in questo periodo.

C’è poi chi ama il personaggio, e questa cosa non la capirò mai. Una ragazza piena di ambizioni, come è giusto che sia, che arriva in un paese che non conosce dove tutte le persone attorno a lei sono stereotipicamente insopportabili – e non so quante parentesi più arrabbiate o divertite si siano aperte nello strascico della prima stagione riguardo questo delicatissimo argomento.

Camille, la buona amica

Tutte antipatiche, tranne una. A parte la simpaticissima Mindy, spalla comica e frizzate della serie, in fuga da un futuro che il padre aveva già disegnato su misura per lei e confidente per eccellenza della protagonista, un altro personaggio merita la gratitudine di Emily: Camille.

Incontriamo per la prima volta Camille che arriva in aiuto di Emily quando una antipatica fioraia cerca di raggirarla. E da lì, con una gentilezza completamente gratuita, decide di aiutare Emily in ogni singolo passo verso la scoperta di questa nuova vita così diversa dalla sua. È Camille a farle incontrare un importante nuovo cliente per il suo lavoro. È Camille a dire a Gabriel di stare vicino alla nuova vicina di appartamento, altrimenti sola. È Camille che, con l’ingenuità di una bambina, decide di diventare l’amica inseparabile di Emily.

È Camille che, dopo aver saputo da Emily della rottura senza motivo con Cadault, va ad affrontarlo per difendere l’onore dell’amica. È Camille che soccorre Emily in vacanza a Saint Tropez per trasformare un suo week-end romantico finito male in una vacanza divertente. È lei che ride invece di arrabbiarsi dopo aver saputo che Emily è andata a letto a casa sua con il suo fratellino minore, di 17 anni.

È Camille che piange disperata perché Gabriel l’ha lasciata, ignara che a poche ore dalla loro rottura Emily ci sia andata a letto.

Camille, la buona fidanzata

Ma non conosciamo Camille solo in relazione alla sua amicizia con Emily. Infatti, in primo luogo (o almeno dovrebbe essere così) Camille è la fidanzata storica di Gabriel, il ragazzo per cui Emily ha una cotta. Cotta sì, non qualcosa di più, perché qualche mese di frequentazione sporadica non può portare a niente che non sia la voglia di scoprire uno che tipo di persona sia, insieme alla voglia di farci tanto tanto sesso. Tutte cose comprensibili, ma forse, e anche giustamente, non se sei Camille.

È così che torniamo al nostro personaggio principale, Emily, che cade sempre in piedi a lavoro, sempre in piedi nelle relazioni umane e sempre in piedi negli outfit. Così, dopo aver saputo che chi ha appena baciato è il vecchio ragazzo della sua nuova amica, la vediamo per tutta la prima stagione a cercare di stare lontano da un ragazzo che non si sa quale marcia in più abbia rispetto a tutti gli altri che lei ha frequentato e poi scaricato tranquillamente nel corso delle puntate.

Il triangolo no

Una cosa è certa: Emily torna sempre da Gabriel, e lo stesso fa Gabriel con Emily. Peccato che, in questa bellissima storia d’amore, tutto quello che possiamo vedere del senso di colpa che provoca Camille nei due innamorati è solo qualche frase di Gabriel come “nemmeno io voglio fare male a Camille, ma non riesco a smettere di pensarti” o di una più impegnata Emily come “Come faccio a spiegare a Camille che non volevo ferirla?”.

Frasi comunque smentite dai comportamenti di uno, che non fa altro che cercare di conquistare l’altra senza nemmeno versare una lacrima per la fine della relazione precedente, e dell’altra, che dopo aver cercato di rimediare al peggiore torto che si possa fare a un’amica decide che può semplicemente smettere di provarci.

Questione di… francesità?

Ciò che amalgama il tutto, rendendo un qualcosa di così profondo come il dolore di Camille dopo la scoperta in un dolore superficiale che in qualche giorno dovrebbe passare, è la battuta di Mindy “una ragazza normale ti perdonerebbe, ma… una francese? No”.

Non lo so. Non sono sicura che dipenda dal Paese. Che la ragazza sia italiana, olandese, cingalese, australiana o portoricana, un tradimento così brutto non fa solo male al cuore, ma male ovunque. Fa male all’autostima, alla tua bellezza, ai tuoi progetti, alla tua sicurezza in te stessa, e alla tua visione del mondo.

La romanticizzazione dell’amore fuori da un rapporto ufficiale aveva senso ai tempi in cui si era costretti a stare con qualcuno per convenienza, classe sociale o alleanze. In un mondo in cui si può avere la libertà di stare con chi si ama (e ancora per buona parte delle persone è una meta da raggiungere) il tradimento non si può scambiare per qualcosa di romantico. Rimane un gesto puramente apatico e codardo.

La colpa di Camille è di aver lottato per riprendersi un uomo che non potrà mai farle capire quanto un animo come il suo sia prezioso, in tempi in cui tutti vogliono essere Emily.

Elettra Dòmini

(In copertina e nell’articolo immagini tratte dalla serie TV Emily in Paris, disponibile su Netflix)


Per approfondire, sempre di Elettra Dòmini: Bridgerton (articolo) e Sex Education (articolo).


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