Cronaca

Il campo migranti di Samo – Un progresso o una vergogna?

Emergenza migratoria a Samo

L’emergenza migratoria non è presente solo in Italia: negli anni tutte le nazioni europee si sono dovute confrontare con il fenomeno in questione e i governi hanno più di una volta invocato una soluzione comune per evitare di affrontare la crisi ai margini, senza aiuti e senza fondi.

L’Unione Europea sta in questo senso facendo dei passi in avanti. Già oggi finanzia dei progetti politici nel campo dell’immigrazione: Samo ne è l’ultimo esempio.

Samo fa parte delle cinque isole adibite a centri di accoglienza in Grecia. Il suo campo è stato finanziato totalmente dall’Ue con la cifra di 45 milioni di euro e va a rimpiazzare la precedente struttura presente sull’isola.

Secondo le testimonianze dei giornalisti il luogo è molto controllato, le telecamere abbondano. Il progetto, infatti, nasce proprio con lo scopo di creare un campo in cui i migranti vengano meglio registrati, rassicurando i paesi che temono infiltrazioni terroristiche e determinando nel luogo stesso lo stato di rifugiato.

Il nuovo campo di Samo nasce anche con l’intento di migliorare il livello di vita dei campi profughi greci, fatiscenti per numero di persone e condizioni igieniche. Tuttavia, è ormai da mesi che va avanti l’ondata di denunce delle ONG che ritengono questo tipo di struttura una prigione da cui è difficile scappare.

All’interno della prigione di Samo

Circondato da filo spinato, il luogo ha l’aspetto di una caserma. In più, se le condizioni di vita sembrano essere migliorate rispetto al campo precedente, è opportuno specificare che i migranti sono solitamente ospitati in stanze di 25 metri quadri, entro le quali vivono almeno cinque persone.

Una piccola sfumatura di colore nel grigio di Samo è però presente nel parco giochi. Il campo ha infatti una percentuale altissima di minori non accompagnati, che rappresentano il 12 % dei rifugiati. Il collegamento con la città è permesso, in orari prestabiliti, ma raggiungerla è davvero molto impegnativo.

La pratica del push back

Istituzionalizzare i campi di registrazione è la politica che, da un po’ di anni a questa parte, la Grecia sta applicando in ottica immigrazione.

Per anni con poco aiuto dall’Europa e dai suoi governi nazionali, la Grecia ha dovuto fare i conti in prima persona con il fenomeno migratorio. Nel tempo, quindi, sono aumentati i campi profughi sulle isole orientali, proprio di fronte alle coste turche Tutto ciò per cercare di regolamentare il flusso in quei luoghi prescelti, evitando così di portarlo nelle città. Ma se questi campi nascono con l’intento di accertare lo status di rifugiato, secondo il principio degli accordi di Dublino – secondo cui i migranti devono deporre la loro domanda nel primo paese europeo attraversato – i tempi prolungati delle domande d’asilo rendono Samo un vero e proprio luogo di detenzione.

Durante questo periodo, inoltre, le persone di Samo non conoscono il loro destino e il rischio di respingimento è molto alto. Questa pratica fa parte del fenomeno detto del push back sempre più in voga nelle isole dell’Egeo. Il governo greco, in continuità con le dichiarazioni di quest’estate che decretavano la Turchia un luogo sicuro ove depositare la domanda d’asilo, ha infatti aumentato i respingimenti in terra europea. Gran parte dei siriani torna in quest’ottica sulle coste turche, con il rischio concreto di un secondo rinvio della domanda d’asilo e del paradossale ritorno in Siria, il paese da cui si scappa.

Il più delle volte questo blocco è illegale, poiché va a negare il diritto di porre la propria la domanda di rifugiato politico in terra neutrale.

Alla ricerca di una vera Europa

Nonostante ciò, pochi deputati alla commissione sembrano scandalizzati da tutto questo. Anzi, la politica dura di Atene ha fatto sì che sempre meno persone cerchino la tratta egea per raggiungere l’Europa, disincentivate dallo scarso numero di accoglienze.

Non è così che deve muoversi l’Europa sul fronte immigrazione, non è questa una politica comunitaria seria, non si può continuare a chiudere gli occhi.

Se scegliamo di scandalizzarci per l’obbrobrioso ricatto di Minsk, dobbiamo di pari passo vergognarci di ciò che accade all’interno dei nostri confini. Lì dove la legge internazionale viene ignorata, dove il controllo sull’individuo non è in linea con i nostri valori occidentali. Lì dove l’uomo deve scegliere tra detenzione e miseria.

A Natale regaliamo a queste persone un futuro, una prospettiva. Doniamo loro il rispetto e la libertà che hanno sempre meritato.

Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits.

Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789

Non si fonda su questo la nostra Europa?

Alessandro Bitondo

(In copertina il campo profughi di Samo, da Europa.Today.it)


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

Ti potrebbero interessare
CronacaPolitica

L’Iran attacca Israele – 8 domande per capire cosa sta succedendo

CronacaPolitica

L’Unione Europea, paladina dei diritti umani... ma solo per chi è nato nei suoi confini

CronacaPolitica

Eike Schmidt è il candidato sindaco del centro-destra per Firenze?

CronacaPolitica

Cos’è la Nature Restoration Law?