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Secondo me è il gatto

Greta Beccaglia 6

Pensiamoci bene. Ci siamo mai chiesti per quale motivo Dio o chi per lui, fra tutte le razze animali possibili impazienti di dominare il mondo, come lo scarabeo stercorario o la lucertola, abbia scelto proprio l’uomo?

Nessuno dice che non sia vero, per carità. D’altronde, abbiamo inventato la tecnologia, i vestiti, la moda e la popolarità, la gerarchia sociale e la letteratura.

Lasciamo perdere cose insignificanti come il fatto che ora, a un passo dall’estinzione del mondo che abbiamo costruito, siamo schiavi della tecnologia; che ci vestiamo per non morire di freddo e vergogna a causa dei peli che ci strappiamo di continuo; che basiamo la  nostra esistenza sulla sempre più spinta trasformazione in ciò che non siamo, idolatrando da sempre l’individuo nella massa più uguale tra tutti, ironicamente chiamato l’Originale. Lasciamo perdere cose non importanti, come il fatto di aver compreso solo poco fa, dopo secoli di esistenza umana, di dover combattere quella gerarchia sociale che abbiamo creato con la semplicità di scimmie addestrate collegando la forza all’uomo e la pancia grossa alla donna. Così abbiamo segnato le dinamiche che costruiscono la struttura sociale del mondo. Trascuriamo il fatto che usiamo la letteratura per lamentarci di tutto questo.

Eppure, nonostante il cane a volte guardi la televisione con noi, l’orso vada in letargo per non subire il freddo dell’inverno, gli uccelli facciano sfilate di piumaggi gareggiando tra loro per quale sia più colorato, e la mantide religiosa uccida il maschio subito dopo l’amplesso, nessun animale è più completo del gatto.

Il gatto, che ti guarda con quel muso che ha più significati di tutte le parole riconosciute dall’Accademia della Crusca. Quello sguardo a cui puoi dare tutte le interpretazioni che ti vengono in mente e che ti induce a ripercorrere gli sbagli della tua vita, come il senso di colpa per aver mangiato a colazione le patatine del Mc della sera prima,  o il divieto di riguardare per la ventunesima volta Friends e la spinta necessaria a iniziare a vivere fuori dalle mura fatte sui cuscini del divano. E in verità, probabilmente, vuole solo farti concentrare su quale cavolata svilente sia stata aver chiamato lui, macchina da guerra per topi e insetti, Fuffy, Macchia o, peggio ancora, Dior.

Il gatto, che si fa i fatti suoi, Instagram non ce l’ha. E questo vuol dire che anche se non fa un cavolo dalla mattina alla sera, non è influenzato dalla moda, dalla popolarità, si tiene i suoi peli, considera come entità superiore nella vita non una stirpe, un’etnia, una razza animale o un genere, ma se stesso, in una spirale di egoismo isolata dal mondo della socialità.

Un gatto contempla l’esistenza secondo le basi della sua conoscenza, e non va a trovare un post di due anni fa nel profilo di una giornalista (che ha appena subito una molestia in diretta), dove c’è una coppia di fidanzati in cui l’uomo tocca sensualmente il sedere della sua compagna. Il gatto sa che, in una coppia consenziente e innamorata o semplicemente eccitata sessualmente, mettere una mano sul sedere del partner è addirittura piacevole.

Il gatto comprende che il post di due anni prima di Greta Beccaglia non è l’oracolo di Delfi, che aveva previsto che nella sera del 27 novembre 2021 uno sconosciuto le avrebbe toccato il sedere.

Il gatto non insulterebbe mai una vittima di una molestia dandole della sgualdrina perché in fondo “se fosse stato carino non lo avresti denunciato allora”, perché non vedrebbe il collegamento tra una molestia e la foto di una coppia.

Il gatto, nel suo dolce far niente, lascia che il tempo passi senza essere di peso all’esistenza di nessuno, perché sa che il modo migliore per godersi la vita da entità intelligente è farlo da soli e curarsi di noi stessi, e non vomitando su internet la rabbia repressa di non essere nati principi di Monaco o figli di Chiara Ferragni. Il gatto, nella sua superficiale imbronciatura, sorride dentro di sé, guardandoci estinguere tra smog, sorrisi fasulli e insulti coperti dallo schermo emicranico dei nostri telefoni.

Elettra Dòmini

(In copertina Greta Beccaglia)


Per approfondire: Stai tranquillo, non me la prendo (un articolo di Elettra Dòmini)


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