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A Silvia – Lettera a una “no Green Pass” convinta

Cara Silvia,

Non ti conosco, ma sicuramente so cose di te che ci fanno sembrare molto simili: sei una studentessa come me, vai in università a Bologna come me e probabilmente, dagli studi che hai preso, come me ami le materie umanistiche. Ma penso che le cose che abbiamo in comune si fermino qui.

Lo dico perché con te, da quello che hai fatto trasparire sui giornali, non condivido proprio nient’altro. Non capisco bene davvero. Hai denunciato di essere stata trattata al limite dell’umano dai tuoi compagni di corso, ma non hai mostrato la volontà di comprendere cosa hai fatto tu a loro?

Dopo la Pandemia

Dopo due anni in cui è aumentata statisticamente l’instabilità mentale delle persone, costrette a casa, sono aumentati statisticamente i disoccupati e le separazioni, e -mi sembra ridicolo anche solo specificarlo- sono morti, statisticamente e tragicamente, circa cinque milioni di persone in tutto il mondo, sei arrivata in un luogo che è riuscito a riaprire.

Ha riaperto perché le persone, per proteggere se stesse e gli altri, sono andate a vaccinarsi. E sono andate a vaccinarsi perché altre persone hanno lavorato giorno e notte per trovare un rimedio solido a questa orrenda malattia che a te non fa paura perché fa parte dell’essere giovane, o solo perché di questi tempi sembra molto più di classe fare l’obiettore di coscienza.

Sempre e solo diritti

Ti dirò, posso pure comprendere la bravata di voler entrare senza green pass per vedere se ti beccano, ma fare una scenata plateale ribadendo che è un tuo diritto stare in quell’aula -e ti rivelo una cosa sorprendente: non è un tuo diritto– è veramente scoraggiante.

E per rendere ancora più scoraggiante la situazione (cosa che a differenza di quello che hai pensato quando l’hai detto, ti si ritorce contro) hai pure informato i giornali che eri tu la vittima, perché “ero addirittura ad una lezione sui diritti”. Una pandemia da debellare, persone morte per questo, e tu decidi di opporti a quella che è una regola stabilita, una legge. E lo è per un motivo.

E quando finalmente si trova una valida strategia per debellare quest’incubo non solo ti schieri contro (per un qualche ignoto motivo, perché non essendo medico e quindi non essendo abbastanza competente per dare un’opinione seria su questo argomento, non si capisce perché tu abbia preso questa tanto sentita decisione) ma pretendi pure di essere così centrale da far interrompere una lezione a scapito di chi le regole le ha sempre seguite.

Ci siamo vaccinati non solo per noi stessi, ma anche per proteggere te.

Diritti e doveri

Ci sono ragazzi che hanno preso il treno per venire ad ascoltare una lezione che è stata interrotta e sostituita da una tua scenata. Sui tuoi diritti. Perché si sa che quando poi si tratta di doveri, nessuno si fa avanti per dire che li ha.

I doveri però ci sono. Nessuno si è giustamente mai lamentato, ad esempio, di dover aspettare i 18 anni per avere la patente e poter guidare. Perché bisogna avere un riconoscimento del fatto che tu non sia un potenziale pericolo per te stessa, te stesso o per gli altri. Se prendessi in mano la Costituzione alla quale vi appellate con tanta prontezza, troveresti il vostro prezioso articolo 32:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Articolo 32

Abbiamo un farmaco gratuito che funziona, che tutela la salute del singolo, da cui poi dipende la salute della collettività in cui il singolo vive.

Io avrei dato un’interpretazione diversa a quello che era il titolo della tua lezione: i diritti degli altri, sono i diritti di quelle persone, di quegli studenti, che tu non hai preso minimamente in considerazione. Quei diritti che sono stati negati quando hai interrotto la lezione la prima volta e la seconda, tornando con un gruppo di ragazzi della tua stessa opinione a discutere con la professoressa fuori dall’aula. I diritti di noi persone vaccinate che non hanno mai pensato che il Covid-19 fosse un’alternativa migliore al vaccino, saranno sempre lesi da persone che, contro il bene della comunità in cui vivono, decidono di salvaguardare la loro singolarità pensando che sia un modo di andare contro la classica “massa”.

La “nostra” Libertà

Quello che vorrei capire, è cosa ti spinge a pensare di avere le basi per capire che questo vaccino (o tutti i vaccini?) fa male. Vorrei sapere come mai questa strana idea, guardando quante persone occupassero le terapie intensive prima anche solo di capire come approcciarsi al virus, e quante persone adesso si siano salvate solo grazie al vaccino. Vorrei sapere come mai questa presa di posizione, nonostante nella storia ci siano i numeri dei morti prima e dopo epidemie come quella di spagnola. Persone prima e dopo gli effetti della Polio. Vorrei davvero sapere come mai questa invaginazione di pensiero, dopo che sono stati resi pubblici i procedimenti e il metodo scientifico tramite cui si è arrivati non a uno, ma a vari tipi di vaccino, tutti ugualmente efficaci.

La mia domanda è: cosa volevi di preciso?

“Per usufruire del diritto allo studio” , che secondo te qualcuno ti ha portato via, e rimanere fedele alle tue idee, ti bastava accedere da remoto. Altrimenti, per conoscere i professori dal vivo o ritrovare i tuoi amici, devi vaccinarti.

Il corteo dei no Green pass di Bologna – piccola nota a parte: c’è differenza tra chi si oppone al green pass perché lo considera un modo codardo di imporre ai cittadini il vaccino e chi è contro per quel tanto agognato principio che usano come asso tutti coloro che si reputano illuminati letterati, senza capire che il principio, nella realtà della vita e negli specifici casi di essa, va letto come le informazioni del foglio illustrativo della tachipirina – dicevo, il corteo dei No Green Pass in piazza Verdi aveva uno slogan preciso: Libertà. Lo avete ripetuto per un’oretta almeno. Ma libertà di chi? La vostra?

Ma sapete davvero cosa significa libertà? Libertà è ciò che si può fare nel rispetto delle leggi della comunità. E quando si vive in una comunità, si dà un pezzetto della propria libertà allo Stato che ci riconosce come cittadini – Stato che non necessariamente, come nei romanzi distopici, è cattivo e cerca di ucciderti – per far sì che lui si occupi del bene comune.

E il bene comune sovrasta ogni sceneggiata di disinformata insoddisfazione.

Ultima cosa

Per concludere, vorrei spingere tutti quanti a una riflessione che mi farà mettere tutto l’astio per questo argomento da parte, sostituendolo con una profonda tristezza: c’è chi ha osato paragonare il green pass alla stella gialla che venne imposta agli ebrei. A voi, io consiglio di fare un viaggio con pochi indumenti addosso, nel freddo dell’inverno, in un treno senza riscaldamento, senza scarpe o sedie comode, con la puzza degli escrementi di altre persone terrorizzate all’idea di morire.

Vi consiglio di scendere dal treno sentendo le grida di quella polizia che poi ti stupra se sei una donna, ti bastona se sei uomo, ti separa dalla mamma se sei un bambino, e di spogliarvi degli unici indumenti che avete addosso. Vi consiglio di abbandonare l’idea di mangiare, di bere acqua pulita. Vi consiglio di pensare a come dovrebbe essere finire la propria vita nudi con del gas mortale sulla pelle, in mezzo a grida terrorizzate di chi sa che non c’è rimedio alla morte. Lo sa. E mentre vi vergognate del paragone che avete avuto il coraggio di fare, per favore, chiedete scusa.

Elettra Dòmini

(In copertina Silvia, la studentessa “no Green Pass” dell’Università di Bologna a una manifestazione contro il Green Pass)


A Silvia – Lettera a una “no Green Pass” convinta è un articolo di Voci, una rubrica a cura di Elettra Dòmini.

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