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La Serbia nega l’accesso – Kosovo fuori dai mondiali

Kosovo Serbia

Certe abitudini non cambiano mai e gli screzi tra paesi confinanti sono all’ordine del giorno soprattutto nella celeberrima polveriera d’Europa: i Balcani. Il caso più recente riguarda, manco a dirlo, il Kosovo e la Serbia.

Questioni di confine

Lunedì 25 ottobre sono iniziati proprio nella capitale serba i mondiali maschili di boxe, ai quali avrebbe dovuto partecipare anche la delegazione kosovara.
Il loro pulmino è partito in direzione Belgrado, per poi essere rimandato indietro una volta giunti alla dogana di Končulj. Perché questo succede a chi si dichiara cittadino kosovaro.
Dal mese di settembre i rapporti al confine si erano inaspriti dopo che Prishtina aveva imposto alle auto provenienti dalla Serbia delle targhe provvisorie recanti la dicitura RKS (Republika e Kosovës). La scelta non è affatto casuale, ma rispetta semplicemente il principio di reciprocità. Il governo di Belgrado, infatti, ha sempre riservato agli automobilisti kosovari lo stesso trattamento.

È solo la punta dell’iceberg.

La AIBA (International Boxing Association) si è detta molto rattristata per la vicenda, ricordando ancora una volta che lo sport dovrebbe andar oltre la politica ed aiutare a rompere le barriere che essa impone. Che ad oggi, un paese da anni regolarmente iscritto ad un’associazione, non possa partecipare ad un evento internazionale è semplicemente vergognoso. La politica di Belgrado non perde occasione di dimostrarsi debole e miope di fronte alla realtà dei fatti. Una violazione a dei diritti leciti e sacrosanti che però non sorprende chi abbia, anche solo per caso, aperto un giornale nell’ultimo decennio.
La Serbia non riconosce come stato autonomo il Kosovo, che considera solo come regione autonoma all’interno però dei suoi confini nazionali, nonché culla dell’identità nazionale serba. Questo avvenimento al di fuori di ogni logica è infatti la punta più sottile dell’enorme iceberg di violenza perpetrata a danno della popolazione kosovara dal dopoguerra ad oggi.

Non in questa generazione

Le relazioni internazionali sono estremamente dinamiche e destinate al continuo mutamento, ma in questo angolo periferico d’Europa sembrano essersi cristallizzate in un periodo buio, fatto di odio, di becero nazionalismo e di privazioni d’ogni genere. Questi sono i frutti: sogni infranti, anni di sacrifici fisici e mentali spazzati via da qualche stupida targa e un dispetto degno, forse, di un bambino delle elementari. Certo, le cose cambieranno; ma non in questo secolo, non in questa generazione – e forse nemmeno nella prossima. Continuo, tuttavia, a coltivare la speranza di sbagliarmi.

Jon Mucogllava


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

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