Cultura

Videogiochi – 5 miti da sfatare

Videogiochi

Buona parte degli stereotipi che colpiscono le generazioni Y e Z nascono da un mondo spesso frainteso: i videogiochi. Quegli strani manufatti digitali che, stando a sentire i nostri genitori, ci prosciugano come demoni, aumentano la nostra violenza e che, se non mettiamo la testa a posto, non ci faranno mai crescere.

“I videogiochi generano violenza”

Naturalmente, i videogiochi sono stati concepiti per indurre violenza nelle illibate menti dei giovani. È tutto un piano per far collassare questa società partendo dalle fondamenta, instillando nei ragazzi l’aggressività e il sadismo sin dalla più tenera età. Un giovane ragazzo commette un omicidio e giocava ai videogiochi? Caso risolto, Watson! Una violenza tale dev’essergli stata trasmessa dai uno dei suoi videogiochi preferiti, come Call of Duty o Battlefield, che – guarda un po’ il caso – si basa proprio sulla guerra.

“I videogiochi sono diseducativi”

Ma è chiaro! Il vero scopo dei programmatori è farci sputare addosso alla nonnetta di turno, maltrattare animali, scatenare risse in pubblica piazza, persino arrivando a fomentare rivoluzioni. Vengono pure pagati, questi “lavoratori”! Ci sarà per forza, da qualche parte, un amante del caos che li foraggia. Magari è proprio Bill Gates, possidente di numerose società che sviluppano videogiochi – o forse sono le lobby delle case farmaceutiche?

“Le ragazze non giocano ai videogiochi”

Niente di più ovvio. I videogiochi sono senza dubbio dei prodotti dedicati alla popolazione maschile: le attitudini delle donne sono ben altre, come ci viene ricordato ogni giorno. Non bisogna assolutamente farle crescere a contatto con quegli apparecchi di devianza, che potrebbero snaturare la loro preziosa femminilità.

“Chi videogioca non studia o lavora abbastanza”

Come si fa a non capirlo? I videogame sono stati progettati per distoglierci dalla nostra vita sociale e lavorativa. Se vedete un giocatore e vi risponde che si può permettere di rilassarsi, non credetegli! Sarà di sicuro un drogato, dipendente da quel mondo irreale che gli offrono le console. Non esitate, allora, a distruggere l’hardware da cui videogioca: lo libererete così dai pericolosi lacci della dipendenza. Se inizialmente vi sembrerà arrabbiato, o urlerà cose del tipo “500 euro distrutti in un attimo!” o “il lavoro di una vita distrutto!” non allarmatevi; gli ci vorrà un po’ per capire che agivate nel suo interesse.

“Ma questo non lo dico solo io, lo confermano anche degli studi”

Si è parlato di uno studio (attendibilissimo!) condotto su come si evolveranno i videogiocatori nei millenni. I dati che emergono sono a dir poco allarmanti: a quanto pare, la fisiologia delle mani dei videogiocatori cambierà drasticamente! Il pollice diventerà snodabile e potente, la lunghezza dell’indice e del medio aumenterà a dismisura, mentre l’anulare e il mignolo andranno verso l’atrofia. Dobbiamo dunque bandire subito queste tecnologie, per evitare di subire orribili mutazioni!

… o semplice svago?

Tutti questi luoghi comuni sono, semplicemente, sbagliati. Sono stereotipi creati da una classe adulta, composta perlopiù dai cosiddetti boomer, che combatte contro ciò che non conosce. Esistevano passatempi più sani, perché stare ore allo schermo? E come sono soliti fare, invece di cercare di capire e conoscere una nuova realtà, preferiscono dichiararle guerra senza neanche informarsi.

I videogiochi non generano violenza, non istruiscono al sadismo se sono degli sparatutto: fin dalla notte dei tempi si è sempre giocato alla guerra nel caso di noi umani, e giocato alla lotta quando parliamo degli animali. È una cosa naturale, solo che la mettiamo in pratica in un modo differente. Parlare di diseducazione è invece spesso sbagliato: in alcune scuole si utilizzano dei videogiochi per insegnare in modo divertente, come in Minecraft: Education Edition. In alcuni famosi titoli, come in The Last of Us 2 (vincitore di numerosi riconoscimenti), viene mostrato in modo chiaro come la vendetta sia illogica, permettendo al giocatore di impersonarsi nelle due parti in causa, entrambe pronte a vendicare la propria perdita. Di conseguenza limitarsi al vederci uccidere un in videogioco e pensare che stiamo diventando degli assassini è una visione ottusa, perché continuando a seguire questo ragionamento si dovrebbero vietare innumerevoli film e libri ai ragazzi.

E poi, come poteva non mancare uno stereotipo sessista nel 2021? Ovviamente infondato, poiché le schiere di videogiocatrici aumentano a dismisura (ad oggi il 49% dei videogiocatori è di genere femminile), grazie a un’apertura mentale che sta distruggendo i luoghi comuni su cosa sarebbero naturalmente disposte a fare.

Poi c’è uno degli stereotipi più illogici tra tutti, quello che se stiamo giocando non abbiamo fatto i nostri doveri. Innanzitutto dovremmo essere capaci di gestirci da soli, ma se così non fosse, quanto sarebbe colpa nostra? E quanto sarebbe colpa di chi ci dovrebbe educare , controllare e istruire? Non servirà a nulla leggere decine di studi che dicono che fa male giocare, e poi non agire. Pertanto non sarà né colpa di chi gioca e non è in grado di controllarsi, né colpa di chi crea videogiochi, visto che il loro lavoro non è controllare milioni di ragazzi.

Per non parlare dei media, che sempre più spesso attaccano il mondo dei videogiochi, diffondendo paure o notizie fuorvianti per mettere in cattiva luce questo mondo, troppo poco conosciuto e troppo spesso mal giudicato. Ed ecco allora che sui giornali si legge di videogiocatori violenti e socialmente pericolosi, mentre i vincitori del G.O.T.Y. (la versione videoludica degli Oscar) non valgono nemmeno un trafiletto in quarta pagina.

Gabriele Cavalleri

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