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La sinistra danese e la politica anti-immigrazione

Sinistra danese

La strana strada verso la socialdemocrazia

La destra è sovranista, chiude i porti ed è per l’Europa delle nazioni. La sinistra, invece, è socialdemocratica, è per l’accoglienza, per l’integrazione, per un’Europa senza muri. Ma è davvero sempre così?

A quanto pare, no. La Danimarca è il primo paese a insediare i centri per le domande di asilo in un Paese terzo. Primo a riconoscere come area sicura l’area attorno a Damasco, in Siria. Il primo paese a rifiutare di accogliere i migranti anche in caso di esito positivo della richiesta di asilo.

Questo vuol dire che, con la legge approvata dal parlamento danese il 3 giugno 2021, un rifugiato politico che vorrà fare domanda di asilo in Danimarca, dovrà compilarla in un Paese terzo – si tratterebbe, ad esempio del Ruanda, piccolo stato al centro dell’Africa – nodo di rotte migratorie. Domande con esito negativo vorrebbero dire rimpatrio promosso direttamente dal paese terzo. In caso positivo, invece, sarebbe quel Paese stesso a ospitare il migrante. Morale della favola: l’immigrato fa domanda di asilo politico per la Danimarca da un Paese esterno; e vi rimane anche in caso di esito positivo.

Detto ciò, si penserebbe che il governo danese sia in mano all’estrema destra, ma è la sinistra socialista al potere. E, dopo aspre critiche per la scelta adottata dal governo e dalla prima ministra danese Mette Frederiksen, ci chiediamo: è questo un provvedimento di sinistra, è una visione socialdemocratica dell’immigrazione?

La sinistra delle frontiere, un paradosso?

Effettivamente, nell’Europa in cui le scelte più rigoriste sono per tradizione frutto di partiti liberali o addirittura di destra, il partito socialdemocratico danese è il primo a muoversi in questa direzione. E, anche se governi di centro-sinistra hanno adottato, nel corso degli anni, atteggiamenti più che moderati sul fronte aperture – è il caso del governo Hollande in Francia; così come i nostri Letta, Renzi, Gentiloni – in generale, le scelte più drastiche sono state prese dalla destra.

Ma è la prima volta che partiti di sinistra prendono posizioni rigoriste sul fronte immigrazione? E siamo sicuri che i confini serrati siano opposti alla visione di welfare democratico? In entrambi i casi, la risposta è negativa.

L’America di Roosevelt

Primo esempio è stata un’icona dell’America degli anni ’40, simbolo del partito democratico, amato dal popolo e stimato fra i politici mondiali: sto parlando naturalmente di Franklin Delano Roosevelt. Essendosi mosso contro gli effetti della grande depressione, pompando soldi pubblici dall’alto, creando nuovi posti di lavoro, incentivando la siderurgia e alzando nettamente il livello di benessere pubblico, possiamo dire che Roosevelt abbia incarnato a pieno i valori della democrazia sociale.

Ciò che si trascura di dire, però, è che al tempo i confini dell’America erano sbarrati. I requisiti per l’accesso agli USA erano rigidissimi: il Presidente sapeva, che per alzare il costo del lavoro degli americani meno abbienti, non bisognava incorrere nell’immigrazione incontrollata, che avrebbe favorito invece i grandi proprietari e l’abbassamento del valore della manodopera.

La rottura svedese

Ma esiste anche un esempio molto più vicino a noi nel tempo e nello spazio: sto parlando del modello di accoglienza svedese. Negli ultimi vent’anni, infatti, Stoccolma si è guadagnata il titolo di baluardo dell’integrazione, grazie agli aiuti economici ai Paesi del terzo mondo utilizzati come alternativa pratica all’Europa dei muri.

Di fronte all’aumento di popolarità nei partiti di ultradestra, legati a doppio filo con il problema-immigrazione e i tassi di criminalità in rialzo, il governo, chiaramente socialdemocratico, ha però dovuto irrigidire i parametri di accesso in Svezia. Il paese ha infatti inasprito la sua politica di immigrazione e di asilo, privilegiando il soggiorno temporaneo sul permanente.

Un dibattito tutt’altro che scontato

Questi punti di vista contrapposti sono forse indice del livello di complessità nel discorso immigrazione e malgrado tutto, c’è forte interesse da parte degli Stati europei, curiosi di conoscere gli effetti di una politica del genere, soprattutto se proposta da un governo di sinistra. Il quale, per non deludere i valori su cui si fonda, dovrà dimostrare che questa soluzione rappresenta un vantaggio per tutti, e non solo dal punto di vista economico.

Ma di una cosa diamo certi: se l’Europa dei muri sta nascendo, anche la sinistra fa il suo per costruirli.

Alessandro Bitondo


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

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