Caffè Scorretto

Diritti civili contro diritti sociali?

Diritti civili

I media italiani non danno mai la giusta importanza alla politica internazionale e anche quando lo fanno espongono un solo punto di vista. Non c’è niente di meglio di un buon caffè scorretto per svegliare la mente assopita e cominciare a pensare fuori dagli schemi.


Nota dell’autore

Può esistere una contrapposizione fra diritti civili e diritti sociali? Se vi piace discutere di politica, è probabile che vi siate trovati davanti a un simile interrogativo. E se credete nell’uguaglianza tra le persone (e magari appartenete al ceto medio come l’autore di questo articolo) è molto probabile che la vostra fulminea risposta sia stata all’incirca questa: “Certo che no, diritti civili e diritti sociali vanno assieme; metterli gli uni contro gli altri sarebbe sciocco e dannoso”.

Ma è davvero così semplice? Sul piano ideale sicuramente sì, in misura tale che non c’è neanche bisogno di spiegare il perché. Osservando la questione da un punto di vista più concreto, però, alcune cose iniziano a non tornare.

Le priorità dell’agenda politico-mediatica

La prima cosa che non torna è la grande sproporzione nello spazio mediatico riservato a queste due categorie di diritti. Sembra impossibile, ma, nonostante la nuova crisi economica dovuta alla pandemia abbia aggravato ancora di più una situazione già molto grave, la questione sociale è assente dal dibattito pubblico. Secondo i dati Istat, il 9,4% degli italiani vive in condizioni di povertà assoluta. Oltre 5,6 milioni di individui che quando va bene vengono ignorati e quando va male temuti o ridicolizzati, molto spesso proprio da giornalisti o politici che si definiscono con orgoglio antifascisti, antirazzisti, antiomofobia, antiodio e compagnia.

Intanto il DDL Zan, cioè una legge volta soprattutto ad aumentare le pene per alcune specifiche discriminazioni (e quindi nemmeno tanto ad estendere diritti) è stato per mesi il principale, se non l’unico, tema di dibattito. Non c’è bisogno di conoscere la piramide di Maslow per sapere che le priorità dell’agenda politico-mediatica ignorano i bisogni di una larga fetta di persone. I “poveri” esistono solo come nemico, sulle pagine di Repubblica e ai comizi di Italia Viva.

O in alternativa, i “poveri” da aiutare sono i migranti, ma solo ed esclusivamente nell’atto di migrare. La sopraccitata percentuale di povertà assoluta, infatti, sale al 26,7% per le famiglie di stranieri. Eppure, anziché preoccuparsi di come dar loro più opportunità, ci si limita dibattere di ius soli (in realtà ius culturale). Uguaglianza formale senza uguaglianza sostanziale. E qui veniamo al secondo punto.

Progresso culturale e progresso sociale

Esiste in Italia una grande forza politica che abbia una chiara agenda in tema di diritti sociali? No, a meno che non includiamo quelli che i diritti sociali li vogliono cancellare. Ciò è estremamente dannoso, anche per chi si interessa perlopiù di diritti civili. Il progresso culturale, infatti, necessita da sempre di un parallelo avanzamento economico-sociale. Negli ultimi due secoli la tecnologia, insieme alle lotte dei lavoratori, ha fatto passi da gigante, migliorando la vita di tutti. Non è un caso che allo stesso tempo sia mutata rapidamente (rispetto ai tempi della Storia) anche la nostra sensibilità in materia di libertà individuali. E non è un caso che il fascismo, ideologia anti-egualitaria e reazionaria per eccellenza, abbia preso il potere proprio durante la crisi economica del primo dopoguerra.

La Storia non si ripeterà, ma ormai sappiamo che in tempi di crisi la gente è meno empatica e pronta a combattere le battaglie degli altri. Se vogliamo togliere consenso all’estrema destra per fronteggiare l’emergenza allora, forse, dovremmo mettere “in pausa” i diritti civili per non rischiare di perderli e, se troviamo il tempo, concentrarci sui bisogni materiali dei ceti medio-bassi inferociti. Tanto di diritti civili ne abbiamo già tanti, no? Forse no.

Disillusione

Ultimo dubbio: come siamo messi in materia di diritti civili? A dire il vero siamo molto indietro. Ma esiste, almeno, una grande forza politica che si impegni con forza a favore dei diritti civili? Sorpresa, la risposta è ancora no. Il Partito Democratico ha presentato il DDL Zan sapendo che non sarebbe stato approvato e che avrebbe potuto sfruttarlo per fare campagna elettorale. Se così non fosse, Letta avrebbe già promosso la raccolta firme su cannabis ed eutanasia o si sarebbe espresso sul matrimonio egualitario. La verità è che il suo piano, quello delle destre e quello dei grandi media è lo stesso: strumentalizzare il diritto di turno per alimentare un gioco delle parti favorevole allo status quo.

Il coraggio e la profondità di pensiero del PD di Enrico Letta racchiusi in una singola foto.

Ecco che finalmente possiamo rispondere alla prima domanda: chi, nei fatti, alimenta lo scontro tra sostenitori dei diritti civili e sociali è proprio colui che, illudendo i primi, li scaglia contro i secondi, ormai abbandonati al populismo e impossibili da controllare. Eppure in Italia abbiamo maggioranze a favore sia dei diritti sociali, cioè quella che ha gloriosamente affondato in due colpi (2016 e 2018) il PD renziano, sia dei diritti civili, come testimoniano i recenti sondaggi sui quesiti referendari.

Certo, non sempre sono compatibili, ma cercare di trovare una sintesi tra questi due pezzi di società è l’unico modo di uscire dal baratro. Per farlo bisogna lasciar perdere una volta per tutte la pseudo-sinistra in perenne simbiosi con la destra e avere il coraggio di costruire qualcosa di nuovo.

Federico Speme

(in copertina Enrico Letta alla manifestazione a sostegno di Israele)


Diritti civili contro diritti sociali? è il settimo articolo di Caffè Scorretto, una rubrica di Federico Speme.

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