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La corsa agli armamenti nell’Oceano Pacifico

Pacifico

I sottomarini francesi

Mentre il dibattito italiano resta ancorato sul Green Pass, sull’obbligo vaccinale e sulla terza dose, fuori dalla bolla c’è il mondo che impazza a causa della corsa agli armamenti nell’oceano Pacifico. È questa una zona cruciale per i nuovi equilibri mondiali, qui la Cina sta saldando le sue alleanze, presentandosi come il fratello maggiore asiatico con le tasche piene, qui gli stati filo-americani come Giappone, Australia e India cercano di fare alleanza comune nel nome del libero mercato.

I paesi liberali, tuttavia, in questa occasione negano proprio le leggi del libero mercato. L’Australia ha infatti deciso di stracciare il contratto gravoso di 50 miliardi con l’agenzia di difesa francese Naval Group per la fornitura di 12 sottomarini a propulsione convenzionale. In cambio, grazie ad un accordo con gli Stati Uniti riceverà 12 sottomarini a propulsione nucleare. L’accordo si consolida con il nuovo patto Aukus sull’Indo-Pacifico tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia.

Le posizioni in campo

La scelta di Canberra ha scatenato reazioni decise su più fronti, i diretti interessati in primis. La Francia, infatti, grida al tradimento nei confronti degli australiani; bolla l’amministrazione Biden come irrispettosa degli alleati Europei, in Afghanistan come nel Pacifico; e scuote la testa nei confronti di un Regno Unito, considerato poco affidabile in politica estera.

Puntuale anche la risposta della Cina che, nonostante sia stata più volte incurante dei patti ONU sul controllo marittimo, ora punta il dito contro gli americani, protagonisti di una corsa agli armamenti nucleari e disposti ad armare, in maniera più o meno legittima, i propri alleati “oceanici”.

È invece assordante il silenzio degli europei. Sono insignificanti le poche voci discostanti che si innalzano. E, malgrado le parole dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Josep Borrell – “La cancellazione del contratto sui sottomarini tra Francia e Australia è stata improvvisa. I ministri Ue considerano questo fatto molto deludente” – sono scarse le reazioni pratiche dei governi europei su una questione che, a vederla bene, rimane un “volta spalle” economico indirizzato alla sola Francia.

Il pericolo cinese e la corsa agli armamenti

Ma la questione nodale, il vero punto di rottura di tutta questa storia, è il salto in avanti degli americani nella fornitura nucleare. Beninteso, la Cina rappresenta davvero un pericolo dal punto di vista militare. La via della seta, infatti, non è più solo un ambizioso progetto economico, ma si sta trasformando in fedeltà militare dei Paesi più poveri nei confronti del forte creditore. Tuttavia, la rottura dei dogmi nucleari da parte degli americani, spingerebbe proprio quei paesi rivali, come la Cina, ma anche la Russia, ad un proprio strappo sul fronte nucleare.

L’amministrazione Biden sta quindi concentrando le sue energie in questo nuovo asset geografico. Gli interessi degli Stati Uniti qui sono forti: è in gioco il primato commerciale e militare della nazione. Anche paesi come i già citati Giappone, India e Australia sono disposti a fare gioco comune per preservare le loro indipendenze.

L’Europa, la nostra speranza

Le posizioni degli Stati affacciati sull’Oceano Pacifico e Indiano sono chiare e prevedibili. È invece da capire quale ruolo debba avere l’Europa Unita nella questione, dal momento che solo alcuni membri hanno interesse reale nel territorio, Francia su tutti.

Certo è che, a casa nostra, la posizione dell’UE – se si possa o meno parlare di guerra fredda – dovrà essere di protezione del libero scambio e vero ago della bilancia fra le parti, e se potrà avvenire un giorno, unita anche militarmente. Se tutto ciò avverrà, non è dato sapersi, o perlomeno non sta a me dirlo.

Alessandro Bitondo

(In copertina a Michael Afonso da Unsplash)


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

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