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Laicità all’italiana

Crocifisso 3

La sentenza della Corte di Cassazione

All’alba dell’inizio di un nuovo e con buona probabilità complicato anno scolastico torna in auge il dibattito sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. Con la sentenza n. 24414, infatti, la Corte di Cassazione attribuisce la potestà di scelta di esposizione del simbolo religioso direttamente alle scuole, quasi come se ciò bastasse a porre fine alla questione. La pronuncia arriva per dirimere una controversia tra un professore e un istituto professionale statale: il primo venne infatti sospeso dal preside in quanto non rispettò la circolare che stabiliva l’obbligo di esposizione del crocifisso.


Per approfondire: Chi ha paura del crocifisso? (un articolo di Francesco Faccioli)


Questa soluzione ha il sapore di un atto alla Ponzio Pilato, come se la Corte non avesse voglia di impegnarsi in una questione, tutto sommato, di poco conto, una sorta di dettaglio trascurabile.

Stato e Chiesa

L’Italia è uno Stato laico, e basterebbe questo per stabilire che nelle aule delle scuole statali, nei luoghi di indottrinamento che dovrebbero garantire neutralità, non può presenziare il simbolo di una sola confessione. Al limite, o tutte o nessuna. Il caso italiano, però, costituisce un’anomalia: la laicità, infatti, non è espressamente dichiarata dalla Costituzione, ma deducibile in via interpretativa dall’analisi di numerosi articoli.

Alcuni esperti l’hanno quindi definita “laicità all’italiana”, ovvero non totale indifferenza verso la religione, ma uguale tutela del sentimento religioso. Risulta facile a questo punto dedurre che lo Stato può essere influenzato da quella religione che ha la sede principale proprio in territorio italiano. La stessa confessione che negli anni, nonostante l’articolo 7 della Costituzione stabilisca che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, ha più volte influito sulle decisioni politiche trascendendo i confini del proprio ordine.

O tutti o nessuno

E allora come risolvere la questione del crocifisso in aula senza urtare la sensibilità della Chiesa? Non si può, e la Corte di Cassazione ha optato per seguire la via più facile: mi pronuncio ma non mi pronuncio, a voi la scelta. Nella sentenza infatti si legge: “L’aula può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata valuti e decida in autonomia di esporlo”; e aggiunge: “eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi”.

Di conseguenza, come scrivevo poco sopra, non è impossibile l’ipotesi del tutti o nessuno. O quasi, considerando che non sempre esistono simboli a cui rivolgere la propria devozione. Sempre nella sentenza: “Il docente dissenziente non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso, ma deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione”. Ebbene, quel famoso professore era sulla strada giusta: toglieva il crocifisso durante la sua ora di lezione e lo risistemava al termine. E se i simboli fossero più di uno? Sarebbe quasi comico vedere alunni e professori che decidono quali lasciare esposti e quali no.  

“L’affissione del crocifisso […] non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione”. In ogni caso, bisogna tenere presente che viviamo in un’epoca in cui la discriminazione è all’ordine del giorno. Forse converrebbe per tutti stabilire di togliere qualsiasi simbolo religioso e lasciare le pareti libere in modo tale che ognuno guardandole possa immaginare ciò che vuole e pregare il proprio dio.

Camilla Galeri

(In copertina Pro Church Media da Unsplash)


Hot Topic! è una rubrica curata da Alessandro Bitondo, Camilla Galeri, Jon Mucogllava e Alessandro Sorrenti.

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