Cultura

Il mio Messico – Un anno dopo, tra sogno e realtà

Un anno dopo

Una rubrica su un paese lontano e misterioso, controverso e irrisolto. Un viaggio oltre l’oceano, raccontato da esperienze, riflessioni e scoperte. Un racconto dell’anima messicana.


Il Messico è un paese che affascina, incanta e cattura. Con le sue peculiarità e caratteristiche diventa parte del proprio percorso di vita, per chi ha la possibilità – per fortuna, per caso o per intenzione – di passarvi abbastanza tempo per entrare nella sua sfaccettata cultura. Le sensazioni e i colori, gli odori e i rumori del Messico diventano parte, in modo naturale, di chi vi si lascia affascinare e ci si abbandona.

Tornare: aspettative, ricordi, cambiamenti

Ho avuto la possibilità di vivere un anno a Mérida, nello Yucatan, durante il mio quarto anno di liceo. Il Messico ha contribuito a formare in modo essenziale la mia personalità, cambiando la mia percezione del mondo. Questa esperienza, con i suoi aspetti positivi e (anche) negativi, con i momenti di felicità e di disperazione, è arrivata a influenzare nel profondo la mia vita quotidiana, le mie relazioni, riflessioni e passioni.

La consapevolezza di essere diversa da quella che ero prima della partenza può spaventare, ma al contempo mi ha spinto a scoprire chi ero diventata. Un anno dopo, ritornando in Messico – questa volta in vacanza – e confrontando ciò che ho ritrovato con ciò che ricordavo, ho scoperto che tutto ciò che avevo vissuto, visto, sperimentato e che col tempo si era cristallizzato dentro di me, continuava ad affascinarmi nel profondo.

Le rovine precolombiane, gioielli da esplorare

Viaggiando tra Playa del Carmen, Tulum, Mérida e Città del Messico ho scoperto un Messico ancora più variegato e ricco di quello che ricordavo e di cui ho tanto sognato. Le spiagge caraibiche di Playa del Carmen e Tulum sembrano uscire da cartoline che, crescendo, arriviamo a pensare non possano davvero esistere nella realtà. Le rovine maya di Tulum, a strapiombo sulla spiaggia bianchissima e il mare cristallino, permettono di rivivere l’atmosfera in cui ha vissuto questa popolazione quando era al massimo del suo splendore, immerse in una dimensione mistica

Alle rovine di Cobà, circondate da una lussureggiante foresta e da numerosissimi – e grandi – tolock (come i Maya chiamano le iguane), ci si sposta in bici o in carretti trainati dagli indigeni, il che dà un’idea dell’estensione di queste città precoloniali, al tempo ancora più vaste e tutt’ora circondate dal mistero. L’imponente Chichén Itzà, incessantemente colma di turisti e di venditori ambulanti, impressiona e incute rispetto per la sua maestosità; a Uxmal, la possibilità di salire sulle piramidi permette di avereun’ampissima vista su tutto il paesaggio circostante.

La ricchezza delle decorazioni, insieme alla complessità della struttura, lascia immaginare la vita all’interno di questa città, ora in rovina. Completamente diversa dalle rovine maya dello Yucatan è invece Teotihuacan, alla periferia di Città del Messico, città più antica fondata dai Toltechi intorno al 150 d.C. e successivamente abitata dagli Aztechi. Qui le cosiddette piramidi della Luna e del Sole, sono costruzioni quasi senza decorazioni ma circondate da innumerevoli altari, che si sviluppano su una estensione di oltre 30 km2 e accoglievano una popolazione di circa 150.000 persone.

Mérida, Progreso, Las Coloradas – varietà, gite in barca e mistero rosa

Mérida, con le sue strade caotiche e rumorose, affollate di autobus, taxi, motorini e solo recentemente qualche bici, offre tutto ciò che si possa desiderare. La città comprende gli opposti: da una parte il vecchio mercato, caratterizzato da carni appese e mosche, la piazza principale coi venditori ambulanti e l’artigianato locale, le tienditas (bacherelle) con tacos, salbutes e panuchos (tacos fritti, ripieni di fagioli, serviti con carni e salse). 

Dall’altra si trovano centri commerciali e ristoranti di lusso, con all’interno piste da pattinaggio sul ghiaccio, laghetti per lo sci d’acqua, sushi e cibo italiano. Ognuno ha un suo posto all’interno di questa città, e le vite si mescolano in un’esplosione di vitalità.

Progreso, la meta estiva di ogni famiglia agiata di Mérida, è il paradiso dei ragazzi. Tra feste, gite in barca, pomeriggi in piscina e infiniti pranzi in famiglie allargate ai tanti amici, annoiarsi o sentirsi soli è quasi impossibile. All’opposto invece è Las Coloradas, un paesino sperduto sulla costa tra Cancun e Mérida, conosciuto per le sue lagune rosa, i fenicotteri ed i coccodrilli, che offre uno spettacolo difficile da immaginare. Le lagune, di proprietà di una delle maggiori compagnie saline del Messico, si possono visitare accompagnati da una guida locale ambientale, che racconta la storia della formazione delle saline, i metodi di estrazione del sale e spiega il motivo per cui le lagune sono – naturalmente e completamente – rosa.

Città del Messico, contradditoria ed immensa

Città del Messico, immensa e caotica (molto più di Mérida!), è stata costruita dagli Aztechi su cinque laghi, e per questo motivo sta lentamente sprofondando, dando vita a strane prospettive di edifici obliqui. Ad una altitudine di 2256 m s.l.m., è una delle città più popolose del mondo, con oltre 8 851 080 abitanti, che diventano 20 000 000 se si considera la parte esterna della città.

Lo Zócalo (la piazza principale) è circondata da diverse chiese, siti archeologici come il Templo Major, palazzi del governo che ospitano famosissimi murales, senza però essere musei, e hotel di lusso, dalle cui terrazze si ha una bellissima vista aerea della piazza. Da una parte dello Zócalo la vita è borghese e tranquilla, con palazzi imponenti e gioiellerie, mentre dall’altra parte vi è la vita estremamente confusa della fascia meno abbiente della popolazione, con negozietti, tienditas di tacos, venditori ambulanti, carretti di frutta e autobus. In metro la prima carrozza è riservata a donne e bambini; guidare è azzardato, dal momento che ogni regola della strada può essere rispettata o violata, senza che nessuno si stupisca o sembri notarlo.

L’impatto del covid, gel o baci?

Il covid, che ha bloccato il Paese per numerosi mesi, accentuando ancora di più le disuguaglianze sociali ed economiche all’interno della popolazione, continua ad essere tenuto in grande considerazione. Mentre nei mercati si mangia circondati da mosche e in condizioni sanitarie discutibili – se non inesistenti – e sugli autobus o in metro si viaggia addossati uno all’altro, in ogni negozio, museo, centro commerciale e addirittura al mercatosi entra solo con la misurazione della febbre, ed il gel sulle mani (presente anche sui gradini delle piramidi più sperdute!).

La mascherina è obbligatoria all’interno e – a seconda degli Stati –, anche all’esterno, e in generale il virus ha cambiato il modo di vivere della popolazione. Nonostante questo, quando ci si incontra ci si continua a scambiare i due tradizionali baci di saluto, ed i ragazzi mangiano dallo stesso piatto o bevono dallo stesso bicchiere.

Famiglia e condivisione

La famiglia allargata, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, continua ad essere un elemento fondamentale all’interno della società, ed ha ripreso ad incontrarsi per le occasioni importanti quali feste, compleanni, festività. Le muchachas (le donne addette a prendersi cura della casa) cucinano, i familiari trascorrono insieme intere giornate, parlando, frequentemente ridendo, a volte discutendo animatamente, senza comunque iniziare il pranzo prima delle 5 del pomeriggio!

Un ritorno tanto desiderato

Tornando in Messico ho ritrovato e confermato tutto ciò che avevo sperimentato e adorato durante il mio anno in questo paese. Le riflessioni che questa cultura così diversa e molteplice mi aveva suscitato si sono sommate a nuove impressioni.

Il significato che questa esperienza ha avuto per me non è ancora definitivo, ma è piuttosto un work-in-progress, che emerge nei momenti più diversi e meno prevedibili. Il cambiamento, lento e graduale, è la vera costante delle nostre vite, e anche quando si presenta in modo spiazzante non dovremmo lasciarci spaventare, piuttosto continuare a sorprenderci e lasciarci affascinare.

¡Hasta Pronto!

Con questo articolo la rubrica “Il mio Messico” si conclude, un percorso di 9 articoli su un’esperienza importante, nella quale ho tentato di esprimere e condividere le mie riflessioni, scoperte, osservazioni su un paese del quale si sa poco e si giudica molto. Con questi articoli volevo sfatare alcuni miti, condividendo la mia esperienza e la mia visione di un Messico diverso da quello di cui ho tanto sentito raccontare. Spero di aver incuriosito voi lettori, e di stimolarvi a conoscere ed esplorare il Messico… Magari resterete anche voi colpiti da questa cultura affascinante e lontana.

Hasta Pronto,

Greta Murgia

Un anno dopo

(Nell’articolo e in copertina immagini di Greta Murgia)


Un anno dopo, tra sogno e realtà è il nono e ultimo articolo della rubrica Il mio Messico di Greta Murgia. Si ringrazia l’autrice per la gentile concessione delle immagini.

Ti potrebbero interessare
CronacaCultura

Afghanistan – Storia di un Paese, da colonia inglese ad emirato islamico

Cultura

Voci dall’antica Grecia – 7 romanzi contemporanei sul mito greco

Cultura

"Yoga" di Emmanuel Carrère – In alternativa, vivere

Cultura

Bolzano – L'ultima frontiera d'Italia