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Il pagellone di Euro 2020

Euro 2020

Tra delusioni e sorprese, EURO 2020 si è concluso da ormai una settimana. All’indomani della strepitosa vittoria azzurra, vediamo insieme le valutazioni delle singole squadre.


Si è concluso Euro 2020, l’Europeo itinerante disputato in 11 città europee, tra cui Roma, che ha celebrato il sessantesimo anniversario della prima edizione del torneo. Questa formula inedita del torneo ha visto trionfare meritatamente l’Italia di Roberto Mancini, che ha avuto la meglio ai calci di rigore nella finale di Londra contro l’Inghilterra. Gli Azzurri di Mancini hanno così conquistato il trofeo continentale, a 53 anni di distanza dal primo successo, ottenuto nel 1968.

Per Mancini e i suoi ragazzi sono state, nell’ordine, Turchia, Svizzera, Galles, Austria, Belgio, Spagna ed Inghilterra le avversarie da domare per conquistare il titolo, che ai nastri di partenza vedeva coinvolte 24 nazionali, tra cui vere e proprie corazzate come il Belgio di Romelu Lukaku, la Francia campione del mondo in carica, il Portogallo di Cristiano Ronaldo e la Germania di Toni Kroos e Kai Havertz. Un torneo caratterizzato dal ritorno dei tifosi allo stadio dopo un anno e mezzo di esilio causa emergenza Covid, che ci ha fatto riapprezzare la bellezza di essere uniti per tifare per un’unica squadra, lasciandoci alle spalle i mesi difficili e gli incubi del lockdown. Euro 2020 è stato anche un’insieme di favole sportive da raccontare: come quella della Danimarca, capace di rialzarsi dopo il malore che ha colpito il suo capitano Christian Eriksen, salvato miracolosamente ad un passo dalla morte per infarto, e di arrivare nel suo nome, fino alle semifinali del torneo.

Questo Europeo è stato quello della riscossa per l’ex romanista, mai troppo amato, Patrik Schick, sorprendente mattatore del torneo, insieme alla sua Repubblica Ceca, e della favola di Yann Sommer, il portiere della Svizzera, capace di neutralizzare ai calci di rigore il furoclasse francese Kylian Mbappè, eliminando i transalpini e regalando al popolo elvetico una serata indimenticabile. E’ stato l’Europeo di Leonardo Spinazzola, fonte inesauribile di corsa ed energia sulla fascia per l’Italia campione d’Europa, infortunatosi nella gara contro il Belgio al tendine d’Achille e costretto a saltare le due partite decisive contro Spagna ed Inghilterra.

Il trofeo che gli Azzurri hanno conquistato è anche dedicato a lui, presente a Londra per la cerimonia di premiazione insieme a tutta la squadra, a riprova del grande spirito di squadra che il CT è riuscito ad infondere nella nazionale, tre anni dopo la mancata qualificazione al mondiale in Russia. È stato l’Europeo dei giovani azzurri Locatelli e Pessina, dello spagnolo Pedri, del danese Maehle e del fantasista inglese Calvin Philips, pronti a spiccare il volo verso il grande calcio, grazie alle loro prestazioni di qualità e grande efficacia. E’ stato un torneo ricco di eventi memorabili, che alla fine si è concluso con il miglior epilogo possibile, il ritorno dell’Italia ai vertici del calcio europeo, dopo tanti anni di delusioni e di insuccessi.

Ed ora che abbiamo gioito per la straordinaria impresa degli Azzurri e che è calato il sipario sulla competizione, è giunto il momento dei bilanci finali. Tra grandi sorprese e cocenti delusioni, ecco il pagellone delle 24 squadre che hanno dato vita a questo indimenticabile torneo.

Austria: 6,5

Non partivano da favoriti, i ragazzi del CT Franco Foda, eppure hanno stupito in positivo. Grazie alla forza del gruppo e mine vaganti come il giovanissimo Baumgartner in attacco e il roccioso difensore Lainer, chiudono secondi in classifica un girone non particolarmente impegnativo, ma che poteva riservare delle insidie, in particolare dall’Olanda di Franck de Boer e dall’Ucraina di Shevchenko.

Agli ottavi di finale incontrano l’Italia, e per una mezz’ora abbondante fanno soffrire agli Azzurri le pene dell’inferno, sfiorando anche il colpaccio, con il gol annullato ad Arnautovic. Escono dopo 120 minuti di battaglia, contro i ragazzi di Roberto Mancini; escono a testa altissima, dopo aver raggiunto il picco più alto della loro storia in un campionato Europeo, sebbene non partissero con grandi aspettative all’inizio del torneo. D’ora in poi, forse, qualcuno inizierà a temerli un po’ di più.

Belgio: 6,5

L’Europeo dei Diavoli Rossi è pienamente sufficiente, anche se, per nostra fortuna, il loro percorso nel torneo sia durato meno del previsto. Il Belgio vince con pieno merito un girone sulla carta non eccessivamente difficile, ma che poteva nascondere delle insidie in ogni avversario. Agli ottavi di finale, Lukaku & Co. eliminano, seppur soffrendo, il Portogallo campione in carica, giocando una prestazione di perseveranza e di grande sacrificio a livello difensivo, sebbene non si addica particolarmente alle caratteristiche della squadra.

Ai quarti, l’Italia di Roberto Mancini li sovrasta in tutte le zone del campo, nonostante nel secondo tempo abbiano più volte l’opportunità di pareggiare. Contro gli Azzurri, i “Diavoli Rossi” confermano ancora una volta di essere una squadra di primissimo livello, ma a cui manca sempre un centesimo per centrare l’obiettivo. Indubbiamente la generazione d’oro belga meriterebbe un grande successo a livello internazionale, ma il tempo passa inesorabile, e i protagonisti invecchiano. Il mondiale in Qatar potrebbe essere l’ultima occasione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Croazia: 5,5

Non particolarmente convincente l’Europeo dei vice-campioni del mondo. La Croazia si è mostrata molto spesso opaca e senza grandi idee. Modrić ha ancora fatto valere il suo enorme talento, aldilà dei suoi 36 anni, Perisić si è rivelato ancora una volta prezioso per i Vatreni, mentre Brozović e Rebić non hanno inciso come speravano, nonostante l’ottima stagione rispettivamente all’Inter e al Milan.

Probabile che questo torneo continentale, conclusosi agli ottavi di finale con cinque gol presi contro la Spagna suoni come il canto del cigno per i balcanici, che, nonostante siano ancora una nazionale temibile, non sono più la squadra brillante del mondiale in Russia. Gli anni inevitabilmente passano, ed è ora di un ricambio generazionale per tornare tra le prime della classe.

Danimarca: 8,5

La squadra di Hjulmand ha insegnato a tutto il mondo come risollevarsi, anche quando tutto sembra buio. L’Europeo per gli scandinavi inizia con una sfiorata tragedia. Il capitano Christian Eriksen si accascia al suolo a qualche minuto dall’intervallo nella gara contro la Finlandia e viene ripreso per i capelli quando un infarto lo stava per mandare all’altro mondo. A Copenaghen si sta vivendo una giornata di terrore, ma la Danimarca, non sapremo mai il motivo, decide comunque di ritornare il campo, dopo il tragico evento. Ma i ragazzi di Hjulmand, spaesati e con la testa altrove, si fanno beffare dalla Finlandia, complicando il loro percorso europeo.

Poi, però scatta la scintilla, il desiderio di giocare compatti, per un unico fine, per un’unica persona, il loro capitano. Contro il Belgio giocano una gara monumentale per orgoglio e tenacia, ma i Diavoli Rossi la vincono con il loro talento. Quando il passaggio del turno sembra compromesso, la Danimarca si risolleva, e ribalta i pronostici, sommergendo la Russia sotto 4 gol, ed accedendo agli ottavi di finale da seconda classificata. Agli ottavi gli scandinavi schiacciano il malcapitato Galles e ai quarti di finale eliminano la sorprendente Repubblica Ceca di Schick. I ragazzi di Hjulmand arrivano ad un passo dalla finale, ma l’Inghilterra la pensa diversamente, e spezza il sogno dei danesi di bissare il trionfo all’Europeo, dopo il miracolo del 1992, quando vennero ripescati a favore della Jugoslavia, entrata in guerra, e vinsero il trofeo contro ogni pronostico.

Quella della Danimarca ad Euro 2020 è stata una favola bellissima, seppur senza lieto fine, che ci ha fatto divertire e anche riflettere. Ci ha fatto capire cosa significhi essere un gruppo unito, una vera squadra, e lottare contro le avversità. Christian Eriksen, da casa, avrà visto i suoi compagni sovvertire ogni pronostico, anche per lui, e siamo certi che non potrà che essere orgoglioso di loro.

Finlandia: 5,5

Una vittoria al loro esordio assoluto in una grande competizione internazionale, nella gara contro la Danimarca, funestata dalla sfiorata tragedia del capitano danese Christian Eriksen. Una partita, da interrompere e rinviare a tempi migliori, contro una squadra spaesata e con la testa tutta rivolta alle condizioni del suo capitano, che al di là di ciò, ha dominato la partita contro i lapponici. Quella della Finlandia non è stata una favola e anche se lo fosse stata non avrebbe meritato il lieto fine. Troppo passiva la squadra di Kanerva, che forse ha ottenuto più di quanto meritato.

Francia: 4

La vera grande delusione di questo Europeo. I transalpini, campioni del mondo in carica, giocano in maniera degna del titolo di cui si fregiano solo nella gara contro la Germania, vinta con un autogol, e per 20 minuti contro la Svizzera, offrendo sempre prestazioni a mezzo servizio. Dopo la grande gioia del mondiale, l’equipe de Bleus sembra avere già la pancia piena. I galletti escono agli ottavi contro un’eroica Svizzera, in grado di riprendere una partita con la forza del gruppo e beffare, ai rigori, una Francia, che invece si è dimostrata all’altezza della situazione solo nei singoli (Mbappè a parte).

Ancora meno lodevole, oltre a quello della squadra, il comportamento dei tifosi, che anziché riconoscere il fallimento della propria nazionale, si attaccano a ridicole petizioni, nel tentativo di rigiocare la partita per un presunto torto arbitrale, nella classica mania francese di essere sempre superiori ed esenti da critiche e prese di mira. Deschamps non verrà mai dimenticato oltralpe per quante gioie ha regalato da giocatore e allenatore al popolo francese, ma uscire, da favoriti assoluti per la vittoria, al primo turno ad eliminazione diretta contro una squadra nettamente inferiore nei singoli, non è minimamente accettabile. E Zidane già pregusta la scena.

Galles: 6

Bale e compagni hanno provato a replicare quanto di buono fatto in Francia nel 2016. Stavolta si sono fermati molto prima, ma il loro percorso è stato comunque più che sufficiente. I Dragoni superano da secondi in classifica un girone con un’Italia schiacciasassi, la Turchia, ai nastri di partenza possibile rivelazione, e poi miseramente caduta, e la solida Svizzera di Petković.

Agli ottavi escono fragorosamente, prendendo 4 gol contro la Danimarca, sebbene privi di un giocatore di grande peso come il giovane difensore Ethan Ampadu; aldilà dell’ultimo spiacevole atto, il cammino all’Europeo del Galles resta più che buono; con un pizzico in più di lucidità e attenzione nella gara contro i danesi, avrebbero potuto spingersi anche oltre.

Germania: 4,5

È finito un ciclo, ormai bisogna accettarlo. Löw lascia la nazionale tedesca dopo 15 anni con un altro fiasco, dopo la figuraccia al mondiale di Russia. Un periodo, quello post trionfo in Brasile, in cui la Germania ha progressivamente perso la sua proverbiale forza d’urto, la sua costanza di rendimento e la sua voglia di dimostrarsi sempre superiore alle altre nazionali.

Die Mannschaft ha deluso tutti, mostrando solo a tratti la sua vera natura, in particolare contro il Portogallo. Piccola con la Francia, a fatica contro l’Ungheria, inferiore all’Inghilterra, La Germania lascia Euro 2020 con poche certezze, su tutte Gosens e Havertz, e tante incognite per il futuro, a partire dall’addio di Toni Kroos. Ora toccherà a Flick, l’autore del triplete con il Bayern Monaco, ridare lustro ad una squadra che deve ritrovare la sua fama di nazionale vincente.

Inghilterra: 9

Football didn’t come home this time, però i tre Leoni possono ricominciare a sognare, e la finale di un Europeo raggiunta a distanza di 55 anni dalla vittoria del mondiale casalingo, è un punto di partenza per costruire un’Inghilterra vincente nei prossimi anni. La nazionale di Southgate ha regalato azioni, emozioni e giocate di alta scuola, grazie a giovani di talento assoluto di cui sentiremo parlare. Gli inglesi partono in sordina con Sterling in stato di grazia, manifestando un’ottima solidità, seppur non convincendo sempre appieno. Dagli ottavi di finale in poi, grazie al risveglio di Kane, l’Inghilterra ha messo il turbo. La vittoria contro l’odiata Germania, rivale di una vita, ha dato forza e consapevolezza alla squadra di Southgate, e dopo aver passeggiato contro l’Ucraina di Shevchenko ai quarti, gli inglesi hanno acciuffato la finale al cardiopalma in una sfida infinita con la sorpresa Danimarca, caratterizzata da mille polemiche.


Nella finale contro l’Italia, Kane e compagni accarezzano la coppa per 60 minuti, ma gli Azzurri la riprendono col cuore, e la spuntano ai rigori. L’Inghilterra voleva coronare il suo sogno, vincendo un trofeo dopo tempo immemore, ma i giovani Sancho e Saka l’hanno tradita, tremando troppo dal dischetto. Gli stessi giovani che possono però diventare il futuro di questa nazionale e che potranno regalare all’Inghilterra tante soddisfazioni nei prossimi anni. Chiosa a parte per i tifosi: il provocatorio e presuntuoso mantra “It’s coming home“, la presunzione di aver già vinto e di essere superiori a chiunque hanno giocato un brutto scherzo ai tifosi d’oltremanica, di gran lunga i più scorretti tra i fan presenti sugli spalti nel corso del torneo. La vergognosa parentesi della finale, con assalti, insulti ai nostri conterranei e fischi all’inno di Mameli non merita nemmeno il più basso dei voti.

Italia: 10

Siamo campioni d’Europa, per la seconda volta nella nostra storia, e con merito. Gli azzurri di Roberto Mancini tornano a casa con il trofeo, al termine di un torneo giocato con cuore, grinta e orgoglio, grazie anche alla forza e all’incisività di tutti gli interpreti.

La classe di Insigne ha illuminato le notti magiche di questa estate. Federico Chiesa, con la sua velocità e le sue giocate di classe cristallina ha dimostrato a tutti che il paragone con papà Enrico è più che azzeccato. Spinazzola è stata una scheggia impazzita sulla fascia, prima del suo infortunio. Barella è stata la mina vagante del centrocampo, mentre Jorginho, in odore di Pallone d’Oro, si è rivelato il comandante della manovra. Verratti con la sua genialità ha ispirato ogni azione decisiva, mentre i giovani Locatelli e Pessina si sono definitivamente consacrati nell’Olimpo del grande calcio, grazie al loro entusiasmo e alla loro vivacità. Di Lorenzo ed Emerson, entrati in campo come seconde linee, hanno dimostrato tutte le loro capacità, sopperendo in maniera impeccabile alle defezioni illustri di Florenzi e Spinazzola. I veterani Bonucci e capitan Chellini, che un trofeo in nazionale lo sognavano da una vita, si sono dimostrati ancora una volta delle muraglie invalicabili, anche contro veri fuoriclasse come Lukaku e Kane. Gigio Donnarumma, miglior giocatore del torneo, è pronto a ricalcare le orme di Buffon, in un Europeo condito da interventi strepitosi. Il condottiero Roberto Mancini, con l’ausilio dei ragazzi della sua Samp scudettata, è stato il cervello e il mentore di un’Italia mai così bella e divertente, che ha vinto con merito l’Europeo, dimostrando a tutti di essere la squadra più forte d’Europa, il tutto, tre anni dopo il disastro con la Svezia.

Dalle stalle alle stelle, un’ascesa memorabile che segna il ritorno dell’Italia nell’élite del calcio mondiale. Ora appuntamento tra un anno e mezzo in Qatar, pronti per vivere altre serate magiche in compagnia di questa splendida nazionale.

Macedonia del Nord: 6

I balcanici vanno fuori al primo turno, ma escono tra gli applausi. Avevano la squadra più debole di tutta la competizione, con qualche nome di discreto livello, e molti carneadi. Eppure se la sono sempre giocata a viso aperto, con avversarie non irresistibili, Olanda a parte, ma decisamente più quotate. Pandev chiude la sua carriera in nazionale all’ultimo posto del girone, con zero punti, ma per lui e per l’intero popolo macedone figurare nel grande palcoscenico dell’Europeo può essere già considerato la realizzazione di un sogno.

Olanda: 5

Un boccone amaro che ad Amsterdam faticheranno a lungo a digerire. L’Olanda, tornata ad una grande manifestazione calcistica, dopo 7 anni di esilio (l’ultima volta arrivò terza al mondiale 2014 in Brasile), sembrava aver spiccato il volo, con 3 vittorie, alcune brillanti, altre sofferte, ma offrendo comunque una buona impressione, al di là delle critiche inizialmente mosse dal pubblico Oranje.

Agli ottavi di finale invece, con un tabellone davanti non particolarmente ostico fino alla semifinale, seppur ridotti in inferiorità numerica per colpa del rosso a De Ligt, cedono a sorpresa contro la solida Repubblica Ceca della sorpresa Schick, dimostrando ancora una volta parecchi limiti e di essere ancora lontani dall’essere definiti una big. I giocatori interessanti li avevano, ma per andare avanti, forse servivano più concretezza e meno parole al vento.

Polonia: 4,5

Una vera delusione. Lewandowski ha provato a tenere in piedi la baracca, ma oltre a lui, c’è poco da salvare. Zielinski, dopo una stagione fenomenale al Napoli, si è perso in un bicchiere d’acqua in Nazionale, non riuscendo mai ad incidere come avrebbe voluto. Paulo Sousa e i suoi tornano a casa ai gironi, con una rosa più che discreta, ma questa squadra, nelle ultime grandi competizioni (anche ai Mondiali in Russia uscì ai gironi, in un gruppo non irresistibile), dimostra ancora una volta di essere soggetta a improvvisi ed inspiegabili black-out.

Portogallo: 6 –

I campioni in carica non riescono a difendere il titolo continentale, uscendo già agli ottavi di finale, contro il Belgio. Cristiano Ronaldo si è fatto valere ancora una volta, con cinque gol in 4 partite, ma da solo non basta per reggere completamente in piedi una squadra che aveva tutte le carte in regola per provare a replicare il cammino di cinque anni fa in Francia. Essere inseriti in un girone di ferro con la Francia, la Germania e la coriacea Ungheria è stato un viatico in salita fin dall’inizio per i lusitani, che però sono riusciti, un po’ a fatica, a strappare il pass per gli ottavi di finale. Incontrare il Belgio è stato l’ennesimo scherzo del destino per una squadra che avrebbe potuto arrivare in fondo. Tre nazionali di primissimo livello affrontate in quattro partite sono una parziale scusante, ma dai campioni in carica, con una rosa più forte di 5 anni fa, ci aspettavamo un po’ di più.

Repubblica Ceca: 7,5

La vera grande sorpresa di questo Europeo. Guardiamoci in faccia: nessuno probabilmente si aspettava i cechi così avanti nel torneo, trascinati da un Patrik Schick in stato di grazia e pronto a rilanciarsi definitivamente nel grande calcio. La squadra di Šlihavý ha impressionato per la grande concretezza del suo gioco, tipico della vecchia scuola calcistica cecoslovacca, mostrando anche un’eccellente organizzazione difensiva e una notevole solidità in campo.

La batosta nell’amichevole pre-Europeo contro l’Italia aveva portato molti a sminuirli, ma si sono rifatti con gli interessi. Dopo un girone concluso al terzo posto, sognando fino all’ultimo il primato, i cechi eliminano poi la più quotata Olanda di Franck de Boer, confermandosi come squadra solida e concreta. Il loro cammino finisce ai quarti di finale contro un’altra grande rivelazione dell’Europeo, la Danimarca, ma che questo Europeo rimanga nella storia del calcio boemo e che ne abbia rilanciato le ambizioni è un dato di fatto. Che sia l’inizio di un nuovo ciclo fruttuoso in Boemia, ricordando le gesta di Nedved, Rosicky e Poborsky? Solo il tempo ci darà la risposta.

Russia: 5

Quasi nessuno si è accorto della loro presenza. La squadra di Cherchesov non convince praticamente mai, fatica a creare gioco e dimostra notevoli lacune in ogni partita giocata. I russi escono già ai gironi dopo una sola vittoria contro la Finlandia, mentre nelle altre due gare contro Belgio e Danimarca, rimediano due clamorose goleade, uscendo dalla competizione meritatamente, e senza aver dimostrato nulla, se non di essere una squadra con delle amnesie difensive allucinanti (si veda l’errore difensivo sul gol di Poulsen nella gara contro la Danimarca, o i passaggi vincenti di gentil cortesia a Lukaku e Meunier contro il Belgio).

Scozia: 5,5

Ritorno amaro per Tartan Army alla fase finale di un grande Europeo. I ragazzi col kilt, sfortunati in molte circostanze (su tutti gli eurogol subiti da Schick e Modric contro Repubblica Ceca e Croazia), se la giocano a viso aperto con tutti, riuscendo anche a bloccare gli odiati cugini inglesi sul pareggio, ma escono alla fase a gironi, mostrando tanti limiti individuali, però insieme ad una grinta e ad un coraggio non indifferenti. La rosa non era eccelsa, ce l’hanno messa tutta.

Slovacchia: 5,5

La squadra di Hamsik aveva inizialmente sorpreso, battendo la Polonia, mostrando un bel gioco e un’ottima organizzazione; ma poi la Slovacchia ha perso la bussola. Contro la Svezia hanno rimediato una sconfitta pesante nell’economia delle gerarchie del girone, e nella situazione psicologica. La batosta di Siviglia (0-5) contro la Spagna ha infine dato, oltre all’eliminazione, il colpo di grazia alla squadra di Tarkovic, che, sfruttando meglio alcune situazioni chiave nelle gare del girone, avrebbe potuto spingersi anche oltre.

Spagna: 7

Le Furie Rosse tornano a casa a testa alta, al termine di un torneo caratterizzato da risultati positivi, seppur controversi. Partiti in sordina, con tanti dubbi sulle convocazioni e critiche per il continuo gioco palla al piede esasperato e poco efficace, i ragazzi di Luis Enrique hanno acquistato maggiore fiducia con l’avanzare della manifestazione, trovando i gol, la freddezza e la concretezza necessaria per poter avere la meglio sugli avversari.

Il calendario della fase ad eliminazione diretta non era una barriera insormontabile per le Furie Rosse, ma la Spagna non ha mai brillato eccessivamente, né agli ottavi di finale contro una Croazia a fine ciclo, né ai quarti contro la sorprendente Svizzera. Contro l’Italia, la Roja cambia pelle e gioca una prestazione di grande aggressività, senza snaturarsi, proponendo il suo marchio di fabbrica, il Tiqui-taca, producendo occasioni e colpendo gli Azzurri quando necessario con Morata, che tra gol e rigori sbagliati, è stato croce e delizia della Spagna ad Euro 2020. Alla fine gli iberici cedono solo ai rigori, in un torneo che si chiude con un’amara eliminazione ad un passo dalla finale, ma che ha rilanciato senza dubbio le loro ambizioni.

Svezia: 6

Europeo da sufficienza risicata per la squadra di Andersson. Dopo un girone ottimo, concluso a sorpresa al primo posto, a discapito della più quotata Spagna di Luis Enrique, la Svezia aveva l’occasione di arrivare fino ai quarti di finale, affrontando un’Ucraina di Shevchenko agli ottavi di finale, fino ad allora non particolarmente convincente.

Gli scandinavi, invece, complici gli errori di alcuni dei giocatori più attesi, come Kulusevski e la mina vagante Isak, soccombono di fronte alla maggiore verve offensiva di Shevchenko e dei suoi ragazzi. In generale la Svezia si è snaturata rispetto al passato, giocando in maniera più concreta ed incisiva in attacco, ma stavolta non è riuscita a fare il salto di qualità decisivo.

Svizzera: 7,5

L’europeo degli Elvetici è stata un’avventura indimenticabile. Grazie alla classe dei suoi giocatori cardine come Shaqiri, Seferovic ed Embolo, i rossocrociati sono riusciti a superare da migliore terza il girone dell’Italia, offrendo, eccetto che contro gli Azzurri, sempre prestazioni di assoluto livello. Agli ottavi di finale contro i campioni del mondo della Francia, giocano una partita memorabile, che rimarrà nella storia calcistica del paese elvetico. In vantaggio con Seferovic, si fanno ribaltare dalla freddezza di Benzema e dai colpi di genio di Pogba, prima di riprenderla con la buona dose di follia di Gavranović e nuovamente di Seferović.

Resistono stoicamente fino ai rigori, dove il portiere Sommer diventa l’eroe della serata parando il rigore a Mbappè, la stella transalpina e il più grande astro nascente del calcio mondiale. Ai quarti di finale contro la Spagna giocano un’altra partita di grande orgoglio, arrivando, in inferiorità numerica, di nuovo ai calci di rigore. Stavolta la stanchezza li tradisce, e nonostante Sommer si superi ancora, alla fine la spuntano le Furie Rosse. I rossocrociati, al miglior risultato in un grande torneo dopo il mondiale casalingo di 67 anni fa, tornano a casa tra gli applausi dei suoi tifosi e di tutta Europa, dopo aver dimostrato a tutti che nel calcio, non sempre vince il più forte, ma chi non si arrende mai e mette in campo cuore e grinta fino all’ultimo istante.

Turchia: 4

Un’exploit al contrario, quello dei ragazzi di Senol Gunes. All’inizio erano stati considerati come la possibile mina vagante dell’Europeo, una squadra insidiosa e con tanti giocatori interessanti, che poteva rivelarsi l’avversario più pericoloso per l’Italia nella fase a gironi. Invece, Çalhanoglu e compagni escono già nella prima fase da ultimi in classifica, raccogliendo zero punti, segnando un solo gol e distinguendosi solo per le tante figuracce.

La squadra era stata osannata ed esaltata in patria, credendo fosse nata una generazione d’oro. La prossima volta bisognerà evitare i voli pindarici.

Ucraina: 6 +

Alla vigilia la giovine Ucraina di Shevchenko era stata considerati una possibile sorpresa dell’Europeo, forte dell’ottimo girone di qualificazione, concluso davanti al Portogallo di Cristiano Ronaldo. I gialloblù, seppur con qualche apprensione di troppo, hanno confermato le impressioni iniziali, passando il turno come migliore terza. Nell’ottavo di finale di Glasgow contro la Svezia, Sheva e i suoi si dimostrano più concreti degli scandinavi, e li mandano a casa, forti di un gioco collaudato e dell’aiuto della superiorità numerica.

Contro l’Inghilterra a Roma però dimostrano la loro netta inferiorità di fronte ai sudditi di sua Maestà, rimediando una sconfitta che ha il sapore di una mortificazione. Il gioco offensivo degli ucraini ha convinto tutti, ma è mancata spesso l’organizzazione difensiva. Shevchenko dovrà ancora lavorare, soprattutto nelle retrovie, ma per l’Ucraina ci sono tutti i presupposti per poter continuare in questo progetto di crescita.

Ungheria: 7

Un cammino commovente, una favola bellissima, ma senza lieto fine. Erano stati inseriti in un girone dove, da pronostico, avrebbero dovuto fungere da sparring partner senza pretese di fronte alle tre corazzate, Francia, Germania e Portogallo. Contro i lusitani reggono per 80 minuti prima di soccombere sotto tre gol, e sfiorano due clamorose vittorie contro Francia e Germania, arrivando ad un passo da una qualificazione agli ottavi dell’Europeo che avrebbe inserito i ragazzi di Marco Rossi negli annali del calcio ungherese.
Forse ci entreranno comunque, perché hanno lottato fino all’ultimo contro avversari di un’altra categoria, uscendo a testa altissima e senza mai demeritare.

Stefano Maggio


Se vuoi ripercorrere la fase a gironi, leggi Guida ad EURO 2020 di Stefano Maggio.

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