Musica

Fenomenologia dei Måneskin – Perché ci piacciono tanto?

Maneskin fenomeno 7

Dalla vittoria di Sanremo all’Eurovision, il 2021 vede come protagonisti i Måneskin, che conquistano il panorama musicale italiano e internazionale. Damiano, Victoria, Ethan e Thomas si sono conquistati la vetta, con duro lavoro e un’immagine sopra le righe.


C’ho solo vent’anni

I Måneskin si stanno ormai affermando con uno stile quasi da hippie, con pantaloni a zampa di elefante e zeppe anni ’70; sembra di tornare indietro nel tempo. Eppure, le statistiche dicono che li ascoltano sono soprattutto i giovani dai 18 ai 24 anni. Attuale e capitata al momento giusto, la band irrompe con una trasgressione giovanile ostentata nell’immaginario pop della generazione Z. È proprio una delle loro canzoni più celebri – Vent’anni – a farsi manifesto della voglia di essere ascoltati dei giovani: è un inno che ogni ventenne sente proprio.

Io c’ho vent’anni

Perciò non ti stupire se dal niente faccio drammi

Ho paura di lasciare al mondo soltanto denaro

Che il mio nome scompaia tra quelli di tutti gli altri.

Ma c’ho solo vent’anni.

Måneskin, Vent’anni
Il videoclip ufficiale di Vent’anni (2021).

Zitti e buoni

Molti dei titoli delle loro canzoni sono all’insegna di una giovinezza che vuole affermare se stessa e distinguersi, in modo schietto e chiaro: Morirò da re, Fear for Nobody, L’altra dimensione. Il quartetto riesce, con toni duri ma allo stesso tempo dolci e provocanti, a trasmettere energia ad una gioventù che spesso si ritrova persa.

Nel loro repertorio non mancano testi malinconici, come le più tradizionali Torna a casa, Le parole lontane e Coraline, che si fanno veicolo di un grido più soffocato e decadente. In ogni caso, con suoni definititi, i Måneskin riescono a emanare freschezza e grinta con la loro musica: fanno rumore e dicono di stare Zitti e buoni a chi i giovani non li capisce.

Fuori di testa, ma diverso da loro

La band si fa emblema di un Teatro d’ira ma anche di un Ballo della vita, dai titoli dei loro primi due album. Impavidi e arrabbiati, i Måneskin nella vita ci sguazzano, la sanno prendere come un divertimento; anche se sotto ai toni scanzonati e provocatori si nasconde una forte carica ideologica, quella di mettere in luce la propria individualità, senza freni e senza regole. Propongono un’identità dirompente, che desta forte fascino e ammirazione e che spinge i giovani a farsi vedere e a farsi valere.

Il videoclip ufficiale di Zitti e buoni (Sanremo 2021).

I Måneskin sono un fiume in piena che va oltre gli argini, non solo nei ritmi rock, ma anche in ciò che veicolano per mezzo della musica e dell’immagine, come per esempio nei modi di fare e di vestire. Il loro è uno spirito rivoluzionario e anticonformista, senza limiti.

Basta scorrere in modo rapido i post Instagram della band per cogliere il loro modo di vestire senza genere: i ragazzi della band hanno i capelli lunghi, si mettono lo smalto, i tacchi e le gonne; mentre Victoria – con la sua immagine da “tosta” – scardina qualsiasi discriminazione sessista. Proprio osservando lo stile e l’impronta del gruppo, si comprende che ciò che contraddistingue i Måneskin è il loro essere una band omogenea, dove tutti sono sullo stesso piano, un unico organismo dallo spirito esuberante.

Cultura secolare, ma di stereotipi

I quattro ragazzi però “non fanno solo scena”, ma agiscono in sostanza, entrando nel merito di questioni molto importanti e attuali. Non hanno mai avuto freni sulla condanna di razzismo, sessismo, discriminazioni di genere e omofobia. In un’intervista al festival di San Remo, Damiano si dichiara eterosessuale ma “curiosone”, Victoria bisessuale, Thomas eterosessuale ed Ethan sessualmente libero. La band parla apertamente del tema e si è sempre dimostrata sostenitrice dell’emancipazione e dei diritti della comunità LGBT+.

Credono fortemente in amore e sesso libero e in un’identità di genere aperta e fluida, senza paura del giudizio altrui. In poche parole, colgono appieno lo spirito della nostra generazione. Una dimostrazione di tutto ciò è il bacio organizzato tra Damiano e Thomas a fine esibizione in Polonia, paese in cui la comunità LGBT+ è sempre più minacciata. La band ci mette la faccia con coraggio, affermando che “l’amore non è mai sbagliato“.

Il bacio tra Damiano David e Thomas Raggi.

Toccare il cielo e ritornare a mangiare l’asfalto

I Måneskin sono quindi dentro l’attualità e linfa vitale per un giovane che cerca un punto di riferimento. Sono rabbia che si scaglia contro tutti i tipi di stereotipi e oppressione, ma sono anche autenticità gridata e orgoglio per ciò che si è. I Måneskin sono la voce di tutti i giovani che vogliono essere capiti e non repressi. Ma perché un giovane è spinto ad ascoltarli con così tanto fervore? Che cosa hanno di diverso rispetto agli altri cantanti e band del momento? Non stiamo parlando solo del loro stile da libertini e della loro immagine da duri, ma anche e soprattutto di molto altro. Un giovane della nostra generazione ascolta i Måneskin per sentirsi rappresentato.

La band si erge, con la sua presenza scenica e sul web, a simbolo della generazione Z, una generazione più che mai fluida. Ciò però non vuol dire che quest’ultima sia debole e senza nulla da comunicare o per cui lottare. La nostra generazione cerca – in fondo come i giovani di tutti i tempi – dei modelli ben distinti nei quali riconoscersi, che sappiano con un’immagine solida dare voce a quella che invece è una modernità liquida. Ed è proprio quello che la band fa con la sua musica: trasmette un’idea di trasgressione a volte arrabbiata e a volte disincantata, come se ci fosse qualcosa da afferrare che sempre sfugge, come se lottassero sempre per qualcosa che non hanno, proprio come ogni giovane. Quello della band romana è un ruggito, ma non senza paura e incertezze.

Anche gli angeli han paura della morte

A questo punto, appare evidente che i Måneskin – con il loro stile rock contaminato dalla modernità – sono coloro che maggiormente si distaccano da quella che è la norma del panorama musicale giovanile odierna. Sono proprio i Måneskin – con la loro singolarità e con la loro unicità – a dire ai giovani ciò che i giovani vogliono sentirsi dire. Non ci sono altri Damiano, Victoria, Ethan e Thomas se non quelli dei Måneskin. I quattro giovani affermano la propria identità senza freni e, proprio per questo, stimolano i loro coetanei ad essere sempre sé stessi all’insegna della libertà, in tutte le sue sfumature. Perché proprio come dicono in Vent’anni:

Sarai pronto per lottare, per cercare sempre la libertà

E andare un passo più avanti, essere sempre vero

Spiegare cosa è il dolore a chi vede in bianco e nero

E andare un passo più avanti, essere sempre vero.

Måneskin, Vent’anni

Francesca Ferrari

  • Ascolta l’album Il ballo della vita, dei Måneskin, su YouTube o Spotify.
  • Ascolta l’album Teatro d’ira vol.1, dei Måneskin, su YouTube o Spotify.
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