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Giovani Reporter consiglia… Le migliori serie TV per il Pride Month

Serie TV

Come ogni anno, il mese del Pride è arrivato e, dopo più di un anno, ritorneranno le parate. Purtroppo non saranno in molte città e in tanti dovranno rinunciarci ancora una volta a causa del Covid.


Giovani Reporter ha quindi creato una serie di articoli per tenerci compagnia e celebrare insieme dalla sicurezza delle nostre case. Si tratta di vere e proprie raccolte di contenuti LGBT+ consigliati dalla redazione: film, libri, serie tv e persino musica.

Naturalmente, come tutto quello che facciamo, ci teniamo ad essere originali e a proporre lavori di qualità. In questo caso, non volevamo creare un elenco con storie di personaggi bianchi, cis, magri e abili, tutte uguali e non veramente inclusive. Abbiamo cercato quindi di scovare le opere anche più sconosciute al grande pubblico, ma che raccontassero le realtà della comunità LGBT+ a 360° e che permettessero a quante più persone possibile di sentirsi viste e rappresentate.

Abbiamo scelto di iniziare dalle serie TV, diventate una costante in questi due anni di pandemia, che ci permetteranno di continuare a vedere persone queer sullo schermo per tutto l’anno.


Everything Sucks!

Protagonista della serie ambientata nel 1996 è Kate, una quindicenne presa alla sprovvista dalla scoperta della propria omosessualità. Con leggerezza e coraggio, Kate vive appieno il complicato viaggio verso l’accettazione di sé e vede la ragazza di cui è innamorata, Emeline, ricambiare il proprio amore.

Lo spettatore coglie la spontaneità e la maturità della protagonista, che esplora la sua sessualità in modo vero e intimo: lancia sguardi furtivi al seno di Emeline, si masturba con una rivista porno e ascolta l’album Orgasmi di Tori Amos. Kate è rappresentata in modo autentico e la sua apparente ingenuità si rivela onesta introspezione: è una ragazza timida ma dalla forza dirompente che – progressivamente e non senza difficoltà – abbatte tutti i muri e riesce a viversi senza paura. 

Francesca Ferrari

Glee

Conoscerete tutti, anche solo di nome, la serie televisiva Glee. Una serie sugli emarginati di ogni tipo: che sia per religione, per orientamento sessuale, per provenienza, o semplicemente per antipatia e manie di protagonismo, il Glee club, aula quasi magica di canto corale del liceo di una cittadina che non ha importanza, accoglierà tutte le tue stranezze lavorando sul fartele accettare, invece di seguire una massa molto meno interessante (chissà per quale motivo nessuno faccia mai una serie televisiva o un film su un personaggio perfettamente integrato e riconosciuto).

Kurt Hummel è un ragazzino all’inizio inacidito da un mondo che non lo vuole. Penso che il modo migliore per descrivere il suo carattere sia vederlo andare a scuola ogni mattina con un insieme di capi firmati scelti meticolosamente, nonostante sia consapevole che gli toccherà saltare dentro il cassonetto come compromesso per non essere picchiato dai giocatori di football della scuola. Non importa quanto l’esterno cerchi di cambiarti, di modificarti, di farti sentire inadeguato, perché vivere la vita nei panni di chi vuoi essere non ha prezzo.

Kurt nel corso della serie televisiva è, tra l’altro, il personaggio più dinamico di tutti. Da ragazzino acido per una società che non lo vuole, a uomo a suo agio con i limiti degli altri, consapevole che qualsiasi cosa non riguardi lui non è importante.

Elettra Dòmini

Queer Eye

Queer Eye: More Than a Makeover nasce come reboot di una serie del 2003 trasmessa sulla rete statunitense Bravo in cui un uomo o una donna, segnalato al programma da amici e parenti, viene preso in esame dai Fab Five, 5 ragazzi omosessuali specializzati in ambiti come la moda o la cucina, e sottoposto a un restyling che non si ferma solo all’aspetto estetico, ma riguarda anche lo stile di vita.

Nonostante il concept della serie possa ricordare programmi nostrani come Ma come ti vesti?, il suo punto di forza sta proprio nell’esplorare i problemi che ciascun individuo è costretto ad affrontare nella propria vita, portando avanti tematiche che spaziano dalla fede religiosa alle discriminazioni, senza però parlarne in maniera forzosa o pesante, ma in modo anche spensierato e, perché no, colorato, con un cast che sa far tirar fuori il meglio di chiunque.

Leonardo “Merlino” Bacchelli

Sense8

Otto persone che abitano in otto zone diverse del mondo scoprono di essere psichicamente collegate: ognuno può sentire e vedere tutto ciò che sentono e vedono gli altri sette. Sono la stessa persona divisa in otto diversi corpi. Chi sono questi ragazzi? Cosa nasconde il loro passato? C’è qualcuno che vuole catturarli. Chi? Perché?

Sconvolti dal vortice in cui si sono ritrovati non possono fare altro che rimanere uniti e combattere con intelligenza un nemico comune ma non solo: dovranno supportarsi a vicenda nelle difficoltà che l’esistenza quotidiana di ognuno di loro presenta. Un masso pesante, tenuto in più persone, diventa improvvisamente leggero. Una serie perfetta tecnicamente, capace di giocare con il tempo e con lo spazio in maniera straordinaria. Una serie che ci ricorda, ancora una volta, quanto la nostra esistenza debba essere basata solo su una parola: libertà.

Alessandro Leo

Se da un lato già l’idea che otto persone distinte possano condividere emozioni, sentimenti e pensieri, connesse tramite un legame continuo risulta rivoluzionaria, la rappresentazione fortemente realistica e immediata di personaggi appartenenti alla comunità LGBT+ rende l’intera serie sensazionale e rivelatrice.

Sense8, infatti, produzione transessuale, affronta il tema dell’inclusività LGBT+ in modo spontaneo, inclusivo e continuo, rendendo gli spettatori non solo partecipi delle difficoltà che caratterizzano le vite degli appartenenti alla comunità, ma addirittura rompe i tabù relazionati al sesso, al corpo e ai rapporti interpersonali.

Greta Murgia

Sex Education

Sex Education è un grande, veritiero manifesto di ciò che c’è di più vividamente vissuto dai giovani: i loro variopinti contesti adolescenziali, mai costruiti e stereotipati. Di tutte credo che la linea narrativa di Jackson sia la mia preferita, per l’estrema sincerità da cui è permeata. La prima volta che il protagonista della serie, Otis, si ritrova a casa dell’amico, rimane stupito davanti al nucleo familiare insolito che lo accoglie. Quasi accusa Jackson per non avergli mai detto che era stato cresciuto da due mamme.

Eppure, la verità è che non c’era proprio nulla da dire, è solo una famiglia come un’altra che vive le sue complessità. In questo caso si parla di una mamma che ha paura di non poter più essere considerata alla pari di quella biologica. La sfera arcobaleno della serie non si riduce a questo unico racconto ma nemmeno è il centro dell’attenzione, trattandosi semplicemente di un tassello insostituibile che, soprattutto, non viene mai sforzato ad essere il luogo comune che non è.

Arianna Bandiera

SKAM Italia

La seconda stagione di SKAM Italia, serie del 2018 prodotta da Cross Productions e remake italiano dell’omonima serie norvegese, è incentrata su Martino, sulla sua relazione con Niccolò, e sulla difficoltosa accettazione di se stesso e della sua identità principalmente riguardo alla sessualità.

Credo sia una rappresentazione sincera e romantica di una relazione che non si basa solo sull’omosessualità, ma che include sviluppi psicologici dei personaggi, a mio avviso ben strutturati e bilanciati. Ho apprezzato molto la presenza di Pietro Turano, attore e attivista LGBTQ+: anche se trovo il ruolo di tipico personaggio gay che aiuta il protagonista poco innovativo, di certo funziona e nella serie TV include una persona gay nella vita reale. Di certo non si tratta della rappresentazione di personaggi totalmente fuori dagli schemi, ma d’altronde questo non sarebbe adatto alla cifra stilistica dell’intera serie.

Emilia Todaro

Special

Special è una piccola gemma, nascosta nei meandri di Netflix, che non l’ha mai pubblicizzata come meriterebbe. Il protagonista è Ryan, ragazzo gay con paralisi cerebrale, che a seguito di un incidente d’auto inizia un percorso per rendersi indipendente dalla madre e, magari, trovare anche l’amore. Ho già parlato della prima stagione e recentemente è uscita la seconda, che sarà purtroppo l’ultima.

Oltre ad essere una delle pochissime opere che abbiano un protagonista omosessuale e disabile, Special è anche un gioiellino in termini di regia e sceneggiatura: rappresentativa, autoironica, mai banale, leggera anche se parla di argomenti seri. I cardini su cui si poggia sono le relazioni affettive di Ryan: con sua madre, con la sua migliore amica Kim, protagonista morale della serie, e con i ragazzi che frequenta. Sono tutti rapporti veri, reali e in cui è facile immedesimarsi, i quali dimostrano che non sempre l’amore e l’attrazione sono sufficienti a capire una persona. La relazione più importante è però quella con il mondo esterno e di come questo possa essere faticoso da affrontare, quando si è membri di una o, peggio, di più minoranze.

Nella nuova stagione questi aspetti vengono ulteriormente approfonditi, sia da parte di Ryan che di Kim, e si concentrano soprattutto sul fatto che amare qualcuno, o essere membri di una categoria discriminata, non significa essere immuni da pregiudizi o atteggiamenti discriminatori. “Special” riesce a creare una critica sociale in maniera superba e assolutamente spassosa, ricordando di riconoscere i propri privilegi a chi “riceve le focaccine in omaggio dal barista”.

Alice Buselli

  • Per approfondire: Special, la serie che non meritiamo ma di cui abbiamo bisogno (un articolo di Alice Buselli);
  • Una serie TV disponibile per lo streaming su Netflix.
The L Word Generation Q

Se The L Word è stato per anni il tv show di riferimento per le L e le B della comunità LGBT+, The L Word Generation Q sarà il punto di riferimento per tutte le lettere (e persone). Si tratta del sequel della fortunata serie in onda dal 2004 al 2009; dieci anni dopo si ripresenta più inclusiva e moderna. Non esiste pregiudizio, non esiste tabù, la vita dei personaggi viene raccontata tra amori, amicizie, temi politici e sociali. Anche i toni della narrazione sono inclusivi, rappresentando difficoltà economiche, relazionali, imperfezioni tipiche ma spesso nascoste dalla tv. Infine, ma non per elencare, quale altra serie include personaggi queer e non, di qualsiasi etnia, genere, orientamento, abili e disabili?

P.S. Per gli intenditori: le vere chicche sono la colonna sonora, i costumi e il montaggio. Buon Pride Month anche ai cinefili.

Sofia Bettari

  • Una serie TV disponibile per lo streaming su Sky Atlantic Now TV.

Un articolo a cura di Alice Buselli, con i contributi di Leonardo Bacchelli, Arianna Bandiera, Sofia Bettari, Alice Buselli, Francesca Ferrari, Greta Murgia, Elettra Dòmini e Alessandro Leo. Redazione e impaginazione di Davide Lamandini.

(In copertina Mollie Sivaram da Unsplash)

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