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Dieci anni di carriera, l’amore per Torino e il punk californiano – Bianco ci racconta “Canzoni che durano solo un momento”

Bianco

Bianco è tornato con un nuovo lavoro, Canzoni che durano solo un momento. Un progetto raffinato che segna il decennale di carriera dell’artista torinese.


Tra collaborazioni di pregio con artisti del calibro di Colapesce, Dente e i Selton, il disco rappresenta la punta di diamante dell’iter artistico di Bianco, che si esprime finalmente in totale libertà a livello di sonorità e contaminazioni stilistiche davvero interessanti. Il disco fisico esce oggi, 19 maggio, con anche un pezzo inedito realizzato insieme a Niccolò Fabi, amico e collaboratore di vecchia data di Bianco.

Ho avuto la possibilità di scambiare una piacevole chiacchierata con l’artista.


Partiamo con una domanda che ti avranno già fatto in molti: dieci anni fa, sempre con INRI, uscivi con il tuo primo disco, Nostalgina, e oggi sei fresco di Canzoni Che Durano Solo Un Momento. Il giovane Bianco si immaginava di arrivare sin qui? C’è qualcosa vorresti dirgli, se esistesse una macchina del tempo? 

Gli direi di perdere meno tempo e di restare sempre concentrato sull’obbiettivo finale. In questi dieci anni ho avuto momenti in cui ho fatto fatica a riconoscere la mia direzione. Credo sia fisiologico durante un percorso artistico avere alti e bassi di creatività, concentrazione. In questo disco, a cui sono e sarò molto legato, ho messo tutto quello che ho imparato e sbagliato in questi dieci anni. Per questo lo reputo il mio disco più rappresentativo finora. 

La scena torinese, di cui sei un importante esponente, è davvero ricca di talenti. Penso a dei veterani come i Subsonica o i Linea 77, a un baluardo dell’indie pop come Levante, a Willie Peyote, ma anche a un emergente come Rosa Chemical. Qual è il tuo rapporto con la città? Pensi ti abbia influenzato a livello artistico?

Torino rappresenta per me una cotta che dura ormai da più di trent’anni. Sa essere colorata, cupa, felice, disperata. Mi assomiglia. Le mie storie nascono da qui e quando le canto comunque torno qui con la testa. È bello, secondo me, essere ambasciatore di quello che si sente a Torino. Nel senso delle emozioni, delle sensazioni. Ci sono tantissime realtà musicali molto interessanti che continuano a rigenerare costantemente la scena e questo contribuisce sicuramente al desiderio di migliorare sempre e di stare al passo coi tempi.

Canzoni Che Durano Solo Un Momento è il titolo del tuo nuovo disco, ma sembra anche essere l’andazzo del mercato discografico degli ultimi anni. Si tratta di un riferimento voluto o una semplice coincidenza?

È uno dei significati del titolo. Mi piacerebbe che questo disco durasse più di una settimana su Spotify. Me lo merito e se lo merita anche lui. La distribuzione della musica ha raggiunto ritmi velocissimi che da un lato danno molto spazio di pubblicazione a tanti artisti dall’altro però tendono a far “durare” poco le canzoni e i dischi. Su Spotify escono quarantamila brani al giorno che equivalgono a 280.000 brani alla settimana o circa 1,2 milioni di brani al mese per un totale in un anno di ben 14,6 milioni di tracce. È dura emergere da questo oceano di canzoni, motivo in più per non badare a tutto ciò ed esprimere la propria autenticità sempre e divertirsi a fare quello che vuoi.

Ascoltando il disco, ho notato che le otto tracce che lo compongono presentano tutte una struttura diversa, a livello melodico e compositivo, nonché una straordinaria ricerca a livello di suoni. Mi sbaglio? Qual è stato il brano che ha richiesto più tempo per essere finalizzato?

Sì, mi sono divertito molto a vedere come sarebbe andata a finire senza forzare troppo il timone. È stato un bel viaggio nella musica, mi sono lasciato trasportare dalla corrente creativa senza mettere paletti, anzi cercando di approfondire le piccole scoperte che stavo facendo durante la scrittura.

La canzone più impegnativa è stata Fantastico, con Niccolò Fabi. Da subito aveva una forza dirompente ma andava capita e guidata, le parole e la struttura sono sempre state queste ma abbiamo ricercato tantissimo i suoni e l’interpretazione giusti. Il riff di chitarra è cambiato decine di volte e il livello dei fiati in mix è stato motivo di piacevoli discussioni. Quando l’abbiamo “trovata” però è stata una soddisfazione enorme perché eravamo a posto con la coscienza, come quando il lunedì mattina arrivi a scuola con i compiti fatti.

Sempre rimanendo in tema brani e considerando il loro stile piacevolmente eterogeneo, volevo chiederti: sono nati già con l’intento di essere parte di una raccolta o appartengono a momenti disparati della tua vita e solo in un secondo momento sono confluiti nel disco?

Quando scrivo, quasi sempre parto con l’idea di fare un disco, ma in questo caso ci ho messo due anni tra scrittura e realizzazione. In due anni succedono tantissime cose, si attraversano stati di umore diversissimi e i gusti evolvono. Mi rendo conto dell’eterogeneità dei pezzi, tant’è che ad un certo punto il disco si chiamava “fantastico” come il varietà. Succedono tante cose, ci sono tanti ospiti, è colorato ma hai dei momenti in bianco e nero. Insomma, questa era l’idea iniziale che poi è diventata Canzoni che Durano Solo Un Momento.

Il disco può vantare le collaborazioni di artisti incredibili come i Selton, Dente e Colapesce, quest’ultimo fresco dell’indiscusso successo di Sanremo. Com’è nata l’idea di coinvolgerli? Sono nate prima le canzoni o le collaborazioni?

In tutti i casi avevo già delle mezze canzoni con un’identità così forte da suggerirmi di coinvolgere questi nomi. Sono riusciti tutti a dare un valore aggiunto pazzesco ai pezzi sia a livello di interpretazione che di parole. Colapesce ha scritto una delle strofe più belle del disco, come Dente e Selton.

Il 19 maggio, a proposito di collaborazioni attesissime, pubblicherai Fantastico: una canzone che ti vede fianco a fianco di Niccolò Fabi. Come descriveresti il vostro rapporto, a livello artistico e umano? Sei emozionato all’idea del singolo? Ci avete lavorato insieme?

Sono emozionantissimo. Sono anni che io e Niccolò ci diciamo quanto sarebbe bello fare una canzone insieme e finalmente quel momento è arrivato.

Siamo amici, colleghi, collaboratori. Il nostro rapporto ha avuto in questi anni un’evoluzione naturale e spontanea bellissima. Sono molto orgoglioso della sua amicizia. Questa canzone è il frutto della nostra stima reciproca. Quando ha sentito Fantastico, circa due anni fa, in macchina fuori da un locale a Torino mi disse subito che era una gran canzone. Poi la cosa rimase sospesa. Volevamo scrivere qualcosa insieme, da zero, ma la pandemia e le difficoltà nello spostarsi liberamente ci hanno fatto cambiare strada per cui Niccolò ha cantato quello che avevo già scritto io.

Ascoltare la sua traccia di voce in studio è stata una delle più belle emozioni da quando ho iniziato questo progetto. Dentro c’era tutto l’amore e la profondità che ho sempre cercato nella musica e il mix tra le mie parole e la voce di Nicc mi ha davvero emozionato. Non ho pianto ma ci sono andato moooooolto vicino.

Non vediamo l’ora di poterti rivedere live. Speriamo si possa fare presto. Considerando le produzioni importanti dei brani, a livello strumentale, hai già in mente come renderle dal vivo?

Questa estate faremo qualche concerto in full band. Sono canzoni che richiedono una formazione completa e poi ho troppa voglia di andare in giro con i miei amici. Abbiamo già iniziato le prove e tutto gira come immaginavo. Le canzoni guadagnano ancora qualcosa ed è sempre sorprendente quello che succede in sala prove e poi sul palco.

Ti lascio una domanda bonus: quali sono le “canzoni durate solo un momento” per tutti, ma che sono rimaste nella tua playlist personale per lungo tempo?

Io continuo ad ascoltare quelle canzoni che hanno fatto parte della mia adolescenza. Quelle che per tanti durano solo quel periodo lì io continuo ad ascoltarle, anche adesso mentre scrivo. Sono canzoni di dischi come Punk in Drublic dei NOFX o Cool To Be You dei Descendents… insomma hai capito. Mi servono per ricordare bene l’inizio dell’età adulta e poi continuano a piacermi tantissimo.

Grazie per il tuo tempo!

Intervista a cura di Marta Verì

(In copertina Bianco)


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