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Biancaneve e il bacio del Principe

Biancaneve

Di recente si è sentito parlare del fatto che il bacio nella scena finale di Biancaneve e i sette nani tra la protagonista e il Principe non fosse consensuale, e quindi costituisse una molestia.


Sì, è una notizia nata da un qualcosa di molto vago e molto lontano da noi, ma ha dato vita a una serie di discussioni reali, che la notizia sia vera o no. Ci vantiamo di essere una società più aperta del passato, e sicuramente in certe cose, per fortuna, è vero, ma dobbiamo stare attenti a non far diventare questa apertura una chiusura dall’altra parte.

C’era una volta…

C’era una volta, in un tempo lontano lontano – un tempo davvero lontano, in cui l’unico scopo delle  principesse era amare il principe, e l’unico scopo dei principi era salvare le principesse che amavano da un qualsiasi pericolo – una ragazza che viveva in quel mondo lì. Il suo principale obiettivo nella vita (e ciò è discutibile se si analizza in chiave moderna, ma è una storia vecchia il cui obiettivo non è la rivoluzione femminista) era trovare il vero amore, anche se la matrigna cattiva avrebbe fatto di tutto per impedirglielo.

Ok, quindi concorderai con me (o forse no, visto l’andazzo di questi ultimi giorni sull’argomento) che la trama della storia sia quella che vede due giovani destinati ad amarsi, e un cattivo che cerca di impedire la loro unione. Elevata nella sua struttura superficiale, questa non è molto diversa dalla trama di Romeo e Giulietta, o di qualsiasi altro film anche moderno. Il protagonista, la cotta del protagonista, e l’antagonista. Concorderai con me, e spero che questa volta non ci siano dubbi, che a meno che non si tratti di Crudelia De Mon (parlo per me perché le ho sempre invidiato la possibilità di avere tutti quei cuccioli di dalmata seppur con diverse finalità), tutti parteggino per il buono, il protagonista, l’eroe.

Il ruolo che ha un Principe

Continuando ad analizzare questa storia (e ripeto per chi non avesse compreso il concetto: questa storia che al giorno d’oggi dovrebbe essere vista per quello che è, ossia una favola scritta nel 1812, quando le donne erano solo femmine in attesa di un pene, alcuni uomini venivano ancora chiamati Negri, alcuni venivano ancora chiamati froci e tutto era maschilista, bigotto e straordinariamente primitivo), ci accorgiamo che lo scopo del principe è quello di salvare la principessa addormentata e in pericolo (pensate che io nemmeno accosterei mai i due termini), e beh potete biasimarlo se… non le prepara un caffè triplo espresso?

Ah no scusate, non funziona. Riproviamo.

E beh, potete biasimarlo se… Non arriva con una di quelle sveglie degli iPhone che sono in grado di far venire giù tre piani di edificio?

Cavolo, non funziona proprio niente. Avrebbero dovuto dargli delle istruzioni, a questo povero principe protagonista di una serie di imprese volte a liberare da un incantesimo terribile la principessa indifesa, vittima della cattiva che vuole farla morire.

Ah aspetta, com’era quel ritornello? “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”? No, mi sa che ho sbagliato storia.

“Solo il bacio di vero amore”?

Ecco, questo. Qualsiasi sia l’orientamento politico, storico o sessuale dell’individuo che ha creato questo slogan che ha gettato nella disperazione migliaia di pretendenti di tutti i principi delle favole, questo è il mantra di questa favola. Di questa, come di quella della Bella Addormentata, come quella della Bella e la Bestia (nessuno l’ha ancora accusata di Sindrome di Stoccolma? Dovremmo considerare la possibilità di far fuori anche questa favola).

“Solo il bacio di vero amore scioglierà l’incantesimo”. E così è stato. Questo bruto, che ha osato baciare la bella ragazza che non aveva idea di cosa stesse succedendo, ha commesso una molestia, perché il bacio non era consensuale. Come poteva esserlo, se la ragazza era senza coscienza?

Se proprio volete analizzarlo, perché non avete pensato a una respirazione bocca a bocca. Cosa poteva fare? Come poteva salvarla, se l’unico controincantesimo era il bacio del vero amore (nemmeno di uno innamorato di una che non lo ricambia, ma di quello che lei ha sognato con tutta se stessa per anni, che le sta solamente salvando la vita)? Sarebbe come accusare di molestia un ragazzo che cerca di rianimare una ragazza con la respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco; se scelgo di raccontare la storia a pezzi soffermandomi sul fatto che questo ragazzo sconosciuto le tocca con forza il seno e la bacia ripetutamente mentre non ha coscienza, c’è molta differenza.

Quanti baci di vero amore avrai sognato, tu che critichi questo, quando in preda a fantasticherie ti immagini la ragazza o il ragazzo che ti piace e non aspetti altro che essere trattenuto per mano in mezzo alla pioggia mentre ancora in confusione senti le sue labbra contro le tue, senza preavviso? Quella sensazione alla pancia, alle gambe, al collo, che ti dà la sorpresa di essere stato travolto dall’amore, arriva solo così. Se la persona che ci piace ci dicesse “Bene, ora ti bacio eh”, non esisterebbero più poeti.

Per fortuna non viviamo nelle favole

E cosa si potrebbe pensare allora dei topini che aiutano Cenerentola a pulire la casa e le cuciono un vestito, se non al fatto che Cenerentola stia commettendo un atto di sfruttamento animale? Cosa si potrebbe dire del nepotismo che esiste nel Re Leone? Perché da sempre i leoni si conquistano la lealtà del branco combattendo tra loro. Per non parlare dei sette nani che lavorano in miniera, ci sarà sicuramente una qualche violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. E Elsa di Frozen che urla a squarciagola non commette disturbo della quiete pubblica?

C’era una volta una ragazza di nome Biancaneve con la pelle bianca come la neve, perché come ogni storia per bambini che si rispetti, le cose devono essere chiare e semplici. Chiare e semplici, come Biancaneve, Dumbo, Frozen, Gli Aristogatti e il Re Leone. E la cosa meravigliosa dei bambini è che, attraverso queste semplicissime storie, questi semplicissimi protagonisti fatti apposta per evidenziare solo una caratteristica in particolare dell’aspetto umano, i bambini estrapolano il meno semplice significato metaforico ad essi legato.

E, a quanto pare, lo fanno meglio degli adulti. Chissene frega se in Dumbo ci sono dei corvi che per qualche stupido adulto dovrebbero lontanamente ricordare degli afroamericani (posto che fin da piccola pensavo fossero napoletani, e questo fa capire benissimo che ogni essere umano filtra la realtà attraverso quello che si aspetta di trovare).

Chissene frega della “volgare” imitazione dei gatti siamesi in Lilli e il Vagabondo, fondata sul fatto che sono due gemelli e sono cinesi, come i siamesi. Il fatto che siano i cattivi non viene associato neanche dalla mente più contorta del mondo al fatto che sono di origine cinese. Per un bambino, con nessun pregiudizio nel cuore e solo voglia di ridere, sono cattivi perché mettono Lilli in difficoltà.

Mia sorella Blu da piccola un giorno venne da me e mi chiese “Ele, perché i bambini marroni si chiamano neri?”, e io un po’ in imbarazzo le risposi “Blu, si dice di colore” e lei “Ma perché? Siamo tutti colorati!”.

Questi sono i bambini

Quello che un bambino capisce, da queste storie vecchie come il mondo, è che, in Biancaneve, il vero amore viene in tuo aiuto quando hai bisogno; è che, in Dumbo, anche se per la massa sei stramba o strano, puoi trovare una bellezza ancora più unica se conti solo su di te, e non su quello che dovresti essere per gli altri; è che, in Frozen, non hai bisogno di un ragazzo per realizzarti e trovare te stessa.

Nessun bambino, se gli si insegna ad amare qualsiasi caratteristica, si concentra sui corvi napoletani o di colore che siano, semmai ci si sofferma perché nella storia… sono semplicemente cattivi. Noi, ragazzi che fanno parte di questo mondo, e non del passato, siamo cresciuti con quegli stessi cartoni così profondamente “deviati”, senza nemmeno rendercene conto, e anzi, riuscendo a portare nel presente quel cambiamento di cui non si sentiva necessità in passato.

C’era una volta, un mondo profondamente sbagliato, bigotto, maschilista, razzista. E per fortuna ce lo siamo lasciati indietro. O almeno questo è quello che stiamo provando a fare. Ma ci stiamo provando nel modo sbagliato. E censurare per negazione isterica qualcosa che invece si dovrebbe lasciare nella sua epoca, avendo comunque alcuni temi ancora attuali, questa è chiusura mentale.

Elettra Dòmini

(In copertina rielaborazione grafica di una scena tratta da Biancaneve e i sette nani [1937], disponibile su Disney+)


Biancaneve e il bacio del Principe è un articolo di Voci, una rubrica a cura di Elettra Dòmini.

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