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Capire il PNRR – Cos’è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

PNRR Draghi

Nell’ultima settimana il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato approvato alle Camere e, dopo l’assenso finale del Consiglio dei Ministri, è stato consegnato alla Commissione Europea. Ma cos’è?


A luglio dell’anno scorso il Consiglio Europeo aveva approvato una misura di sostegno alla crisi generata dalla pandemia: il Next Generation EU o Recovery Fund. Questo strumento, composto da prestiti a lungo termine e fondi perduti, si configura in uno stanziamento di circa 750 miliardi di euro. Le condizioni per accedervi sono diverse: ogni Stato membro deve presentare un Recovery Plan, ovvero un piano che illustra obiettivi e costi dei progetti; inoltre vi sono alcune clausole, da quella vaga della difesa dello stato di diritto (che piacque poco a Polonia e Ungheria) a quella più tassativa di impegnare il 37% della spesa all’economia verde e il 21% agli investimenti digitali.

Come è fatto

Facciamo un passo indietro: tre mesi e un governo fa, Conte presentò il suo Recovery Plan, non troppo diverso dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza discusso in questi giorni. I fondi per l’Italia ammontano a 248 miliardi, una delle cifre più alte, e serviranno sia per risanare i danni della pandemia che per risolvere gravi problemi strutturali.

Il PNRR si articola in 6 missioni e 16 componenti:

Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura

La prima missione prevede circa 50 miliardi e “mira complessivamente a ridurre i divari strutturali di competitività, produttività e digitalizzazione” per questo sono considerati in un’unica missione Pubblica Amministrazione, il sistema produttivo, turismo e cultura.

Si declina a sua volta in tre componenti:

  • Digitalizzazione, Innovazione e Sicurezza nella PA: questo intervento è uno dei più importanti e colpisce un punto debole storico. Il piano prevede di digitalizzare la Pubblica Amministrazione per renderla più accessibile a cittadini e aziende, migliorare la sicurezza in rete della nazione, sostenere la riforma della giustizia tramite l’innovazione e migliorare le competenze digitali dei privati;
  • Digitalizzazione, Innovazione e Competitività nel Sistema Produttivo: il cuore di questo componente è rilanciare le imprese italiane, rinnovandole tecnologicamente. A tali fini si cerca di favorire la transizione digitale e l’innovazione del sistema produttivo investendo in tecnologie avanzate e ricerca. Spuntano anche investimenti per le reti ultraveloci in fibra ottica (il discusso 5G) e una particolare attenzione alle nostre PMI (Piccole e Medie Imprese) con strumenti finanziari innovativi che lancino queste realtà nel commercio internazionale;
  • Turismo e Cultura: l’imperativo è far rinascere uno dei settori più danneggiati dalla pandemia e dal mal governo. Gli investimenti mirano a incrementare l’attrattività turistica tramite l’innovazione delle infrastrutture materiali e digitali, aumentando la fruibilità e migliorando la cura del nostro patrimonio artistico. Cultura e turismo sono strettamente collegati e infatti si punta anche alla riqualificazione delle infrastrutture ricettive e dei servizi turistici.
Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica

L’attenzione all’ambiente in questo documento è fondamentale: fin dalle prime pagine si prende coscienza dell’irreversibilità dell’emergenza climatica e della necessità di cambiare la nostra società. Si riconosce la lenta transizione in corso ma anche i vantaggi che l’Italia può trarre, anche in tempi brevi, grazie alla conformazione geografica e alla scarsità di risorse energetiche tradizionali. Insomma, serve all’ambiente e serve all’Italia.

La missione comprende quattro componenti:

  • Economia Circolare e Agricoltura Sostenibile: si partirà dal miglioramento e lo sviluppo, equo tra le regioni, della gestione dei rifiuti in modo efficiente e sostenibile. Un programma nazionale di trattamento dei rifiuti affiancherà una riforma strutturale del trasporto, stoccaggio e controllo qualità delle merci per sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile. Inoltre l’obiettivo per i settori di produzione riguarda anche la sostenibilità energetica, incentivata grazie all’adozione di nuovi strumenti produttivi innovativi. In ultima istanza, si cercherà di lavorare sulle piccole comunità e sulle isole, territori a rischio e da valorizzare;
  • Energia Rinnovabile, Idrogeno, Rete e Mobilità Sostenibile: l’incremento di produzione e utilizzo di energie rinnovabili è fondamentale per realizzare gli obiettivi di decarbonizzazione europei e migliorare la qualità dei trasporti e della vita in città, riducendo le emissioni. A tal proposito, giocherà un ruolo chiave la promozione dell’uso dell’idrogeno nei trasporti;
  • Efficienza Energetica e Riqualificazione Degli Edifici: l’efficientamento energetico dovrà riguardare sia gli edifici privati che quelli pubblici, partendo da quelli scolastici e giudiziari e semplificando le procedure per realizzare gli interventi. Verranno messi a disposizione dei bonus per incentivare le migliorie sugli edifici sia per l’efficienza energetiche che per il rischio sismico, con particolare attenzione alla sostenibilità e a teleriscaldamento;
  • Tutela Del Territorio e Della Risorsa Idrica: purtroppo in questi anni, il cambiamento climatico ha fatto danni, ne abbiamo avuto la prova, per questo motivo si realizzerà un sistema di monitoraggio e prevenzione. Contestualmente, si cercherà di contrastare i dissesti idrogeologici sul territorio salvaguardando la qualità dell’aria e delle acque. Riduzione delle perdite nel sistema di trasporto delle acque, innovazione nella depurazione e fognatura e adozione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento, saranno le misure a sostegno.
Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile

Il PNRR pone il 2026 come scadenza per alcune delle modifiche del terzo obiettivo che, in due componenti, mira a rendere il trasporto più sostenibile, digitale e moderno, soprattutto nelle zone del Meridione. I programmi comprendono:

  • Investimenti sulla Rete Ferroviaria: non esiste altro punto di partenza, il piano di propone di rafforzare la comunicazione tra il Nord e il resto d’Europa e nel Sud dove è più impellente. Riduzione è la parola chiave: ridurre le emissioni, i tempi di attesa e di viaggio; inoltre si punta alla digitalizzazione e al miglioramento delle stazioni, in particolare nelle regioni nel Sud. Infine, anche il rafforzamento delle reti stradali è un punto toccato tramite la cessione di responsabilità delle opere su strade secondarie alle aziende che si occupano anche di quelle primarie;
  • Intermodalità e Logistica Integrata: traffico aereo e marittimo sono le altre due categorie di trasporti su cui intervenire. Per quanto riguarda il mare, i porti, bisognerà intervenire in modo programmatico per il rifacimento delle infrastrutture in chiave sostenibile a livello energetico e di efficienza, per una maggiore tutela ambientale e del traffico. La digitalizzazione della catena logistica e del traffico aereo, coadiuvano l’obiettivo di riduzione delle emissioni legate al trasporto di merci.
Istruzione e Ricerca

Quasi non serve ribadirlo: nessun intervento può aver successo nel lungo termine senza l’istruzione e la ricerca. Nei due moduli del Piano si prendono in considerazione il gap di conoscenze, la qualità della scuola, l’abbandono scolastico, lo skill mismatch e il grande divario tra zone d’Italia. Ecco come si intenderà intervenire:

  • Potenziamento dell’Offerta dei Servizi di Istruzione: dagli Asili Nido all’Università. Il lavoro da fare è tanto e si articola dall’aumento dei posti disponibili nelle scuole di infanzia e primarie, con il consolidamento degli strumenti di valutazione nazionale (INVALSI) per monitorarne la qualità. Una grande missione sarà anche quella di ridurre il tasso di abbandono scolastico nelle suole superiori, aumentando i diplomati agli ITS (di fondamentale importanza e troppo spesso non considerati). Favorire l’accesso alle Università, ottimizzando a anche il sistema di orientamento, riducendo i tempi dell’entrata nel mondo del lavoro e infine rendere più veloce il reclutamento di nuovi insegnanti. Infine, ma sempre attuale, ridurre la cosiddetta fuga di cervelli, riformando e migliorando i dottorati di ricerca;
  • Dalla Ricerca all’Impresa: l’intero fabbisogno di nuove tecnologie citate nel Piano deve poggiare su una solida base di ricerca. Attraverso programmi di partenariati, potenziamento dei centri di ricerca e infrastrutture dedicate bisognerà creare una sinergia tra aziende e scoperte tecnologiche soprattutto nelle diverse territorialità.
Coesione e Inclusione

L’intera transizione del Paese passa per l’inclusione: empowerment femminile, lavoro giovanile, divari territoriali e discriminazione di genere sono solo alcune delle questioni sociali in cui intervenire. Vediamo come:

  • Politiche per il Lavoro: il testo del Piano è densissimo per questa componente e mira a valorizzare l’occupazione presente e ridurre l’inoccupazione attuale. Il miglioramento dei Centri per l’Impiego è il primo passo, attraverso il sostegno dell’occupabilità dei lavoratori in transizione o disoccupati. Per questo fine sarà importante generare reti territoriali solide con aziende e una formazione continua per i cittadini. Un passo coraggioso cita “l’introduzione della certificazione della parità di genere” per ottenere la completa emancipazione economica e sociale della donna, favorendo l’imprenditorialità femminile con trasparenza salariale e la lotta al gender pay gap. Non da ultimo, bisognerà favorire l’occupazione giovanile attraverso programmi che colmino il divario di conoscenze e abilità tra mondo scolastico e del lavoro;
  • Infrastrutture Sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore: i servizi sociali territoriali dovranno essere un autentico strumento di resilienza per la cura delle famiglie e dei soggetti più vulnerabili. Viene citata anche l’inclusione delle persone in condizione di emarginazione e deprivazione abitativa per ridurre il disagio sociale e combattere l‘abusivismo, contrastando anche il caporalato e lo sfruttamento. Infine, sempre con coraggio, viene rilevata l’importanza dello sport come strumento di inclusione sociale;
  • Interventi Speciali per la Coesione Territoriale: si fa riferimento alle strutture già citate nelle altre parti del Piano per il rafforzamento della qualità dei servizi sociali, scolastici e sanitari. Particolare importanza è data alle Zone Economiche Speciali (ZES) definita nelle regioni del Centro-Sud e delle Isole con interventi strutturati per combattere la povertà educativa e in sostegno al Terzo Settore per rilanciare in modo competitivo queste zone. Di rilievo è anche la valorizzazione economica e sociali dei beni confiscati alle mafie.
Salute

La pandemia ha insegnato molto bene il valore della salute come diritto e componente di un’area economica di servizi sanitari da ripristinare e migliorare. Il PNNR in questo obiettivo si declina in due componenti:

  • Reti di Prossimità, Strutture e Telemedicina per l’Assistenza Sanitaria Territoriale: le criticità strutturali emerse dalla pandemia serviranno per adeguare il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) alle esigenze di cura elle comunità e dei cittadini, allineandosi agli standard comunitari partendo dalle realtà territoriali. La casa come primo luogo di cura è il motore del rafforzamento della telemedicina e assistenza domiciliare al fine di integrare meglio tutti i servizi per la salute dei cittadini;
  • Innovazione, Ricerca e Digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale: urge lo sviluppo di un sistema che valorizzi gli investimenti in termine di capitale umano, tecnologico, strumentale e strutturale insieme al rafforzamento della ricerca in ambito biomedico e scientifico. Rinnovamento e ammodernamento delle strutture già esistenti e la digitalizzazione del sistema aiuteranno a rendere più tempestiva ed efficace la cura del paziente.

Pensate che l’Italia resti la stessa dopo? No. Questi cambiamenti, che avranno effetti sia economici che sociali importanti, si possono attuare soltanto se c’è accordo, se c’è volontà di successo, non di sconfitta. […] Al centro del piano c’è l’Italia, con le sue straordinarie qualità che ci rendono orgogliosi e le sue ormai storiche fragilità, su cui credo che tutti siamo d’accordo. Occorre trovare ora il consenso per affrontarle e risolverle.

Mario Draghi

Sofia Bettari

(In copertina Mario Draghi)

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