Cronaca

La pandemia in Brasile – Un modello da non seguire

Pandemia in Brasile

Tra nuove varianti e un sistema sanitario quasi al collasso, il Brasile sta affrontando un’epidemia senza precedenti. Tuttavia, il presidente Jair Bolsonaro sembra non volere fare nulla per fermare tutto questo. 


Jair Bolsonaro è sicuramente l’esempio di tutto ciò che non va fatto durante un’emergenza sanitaria (e non solo). Ad oggi, con 13 milioni di casi e oltre 340mila decessi, il Brasile è uno dei Paesi che più ha sofferto – e continua a soffrire – per le decisioni di un presidente che non ha mai adottato delle politiche serie per contrastare gli effetti della pandemia

Il negazionismo

Bolsonaro, seguendo una linea di tendenza del sovranismo, ha minimizzato gli effetti del covid-19 fin dai primissimi casi registrati in Brasile. La sua posizione non è cambiata neanche quando la situazione era notevolmente peggiorata e il suo si apprestava a diventare uno dei Paesi più colpiti dal coronavirus: il presidente ha sostenuto le proteste contro le misure di isolamento imposte dai governatori locali ed è persino arrivato ad invitare la popolazione a “non frignare”. 

Una fotografia scattata durante i festeggiamenti del 4 luglio è l’emblema dell’atteggiamento sprezzante di Bolsonaro: mascherine e distanziamento sono del tutto assenti. Pochi giorni dopo il leader sovranista avrebbe annunciato di essere positivo al coronavirus, eppure neanche questo è riuscito a determinare un cambiamento di rotta nella gestione dell’epidemia. Anzi, Bolsonaro ha promosso dei rimedi di cui non è stata confermata l’efficacia a livello scientifico, come l’idrossiclorochina, un farmaco antimalarico sconsigliato dall’OMS, e uno spray nasale ancora in fase di sperimentazione. 


Per approfondire: Nella mente di un NoVax – Guida alla coerenza del negazionismo (un articolo di Clarice Agostini).


Le ultime settimane

Le ultime settimane di pandemia in Brasile fotografano una situazione drammatica: a marzo 25 Stati brasiliani su 27 avevano più dell’80% dei posti in terapia intensiva occupati e, secondo un articolo uscito sul Guardian, la percentuale ora è salita al 90%. Martedì 6 aprile i decessi giornalieri sono stati più di 4.000, portando il numero totale di morti a 341mila, il secondo più alto dopo gli Stati Uniti. Inoltre, meno del 3% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi dei vaccini, ordinati con ritardo dal governo. 

Da un punto di vista strettamente politico, sono da segnalare le dimissioni dei comandanti dell’esercito, della marina e dell’aeronautica avvenute il 30 marzo, interpretate dagli analisti come un segno di protesta nei confronti delle politiche di Bolsonaro. Il giorno precedente il presidente aveva fatto un rimpasto di governo sostituendo sei ministri, tra cui Esteri e Giustizia. È ormai evidente l’impopolarità del cosiddetto “Trump dei Tropici”, attaccato dai governatori locali, dalle élite economiche e dall’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, tornato in scena dopo l’annullamento delle sue condanne. La strategia del leader populista, intimorito dalle insistenti richieste di impeachment, consisterebbe quindi nel fare affidamento sui suoi alleati e sul consenso dei militari meno graduati. 

Le varianti

Cosa vuoi che faccia? Mi chiamo Messias, ma non faccio miracoli.

Jair Messias Bolsonaro

Questa è la frase pronunciata dal leader populista quando, il 28 aprile dell’anno scorso, era emerso che il Brasile aveva superato la Cina nel numero di morti. Da allora il presidente non ha fatto nulla per limitare la diffusione del covid-19, anzi, ha ostacolato l’attuazione di qualsiasi misura restrittiva, come l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, proprio quelli dove il virus si propaga con più facilità.

Nel frattempo sono nate due varianti, favorite proprio da una libera circolazione del coronavirus. La variante P1, denominata anche variante brasiliana, è nata nella città amazzonica di Manaus e si è diffusa in più di 30 Paesi, compresa l’Italia. Secondo gli studi, la P1 sarebbe più trasmissibile di altri lignaggi del virus e potrebbe aggirare con più facilità le difese immunitarie, infettando per la seconda volta tra le 25 e le 61 persone su 100. Hanno poi scoperto una seconda variante nella città di Sorocaba, nei pressi di San Paolo. Finora sappiamo solo che potrebbe trattarsi di un’evoluzione della P1.  

Una politica inadeguata

In questo lungo anno ci siamo resi conto di come la pandemia in ogni parte del mondo abbia amplificato le problematiche preesistenti, prima tra tutte la pessima gestione politica. Forse adesso iniziamo ad accorgerci della necessità di essere guidati da leader seri, competenti e lungimiranti.

Che la politica sia un mondo che non ci riguardi direttamente è stato smentito proprio dall’emergenza in atto: dal caso emblematico del Brasile fino a quello più limitato della regione Lombardia, tutti abbiamo potuto vedere quanto certe decisioni scellerate abbiano influito sulle nostre vite. Tuttavia, saranno soltanto le prossime elezioni a mostrare se avremo appreso veramente questa lezione o no. Il Brasile sarà chiamato a votare nel 2022: il ritorno di Lula e l’evoluzione dell’emergenza sanitaria renderanno sicuramente lo svolgersi degli eventi molto interessante e sorprendente, ma questa è un’altra storia…

Beatrice Russo

(In copertina Alexandre C. Fukugava da Pixabay)


Per approfondire: Vaccino anti-Covid – 10 miti da sfatare (un articolo di Teresa Caini).


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