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“Speravo de morì prima” – L’ottavo re di Roma

Speravo de morì prima

Quante volte vi è capitato di non sapere quale film o quale serie TV guardare? Ogni sabato pomeriggio, su Giovani Reporter, ci penserà Alessandro Leo a darvi un consiglio. Non dovrete fare altro che mettervi comodi, versarvi un bicchiere della vostra bevanda preferita, prendere qualcosa da mangiare e dare un’occhiata all’ultimo articolo di AperiCinema.

[Non contiene spoiler]


Francesco, questo è per te

Respiro. È una domenica mattina di tanti anni fa. L’odore del prato appena tagliato ha qualcosa di speciale. Forse perché la primavera comincia ad annunciare il suo arrivo, forse perché la partita che stiamo giocando è davvero importante, forse perché nel tabellino c’è anche il mio nome tra gli autori dei gol. Mancano pochi minuti, siamo in parità.

Qualche istante prima il nostro numero 9 ha fatto una splendida azione in solitaria, arrivando a defilarsi verso la parte destra dell’area di rigore in attesa che un compagno si liberasse per passargliela. Proteggeva la sua posizione con il fisico, non male per un bambino di 8 anni e lo aveva fatto talmente bene che, pur di togliergli il pallone, uno dei difensori avversari aveva commesso un fallo. Calcio di rigore per noi. La partita è ancora aperta.

«Leo, lo batti tu» sento urlare dalla panchina. Il mister con quattro parole riesce a farmi sudare qualsiasi cosa si possa sudare.

Respiro. L’odore del prato è speciale, sa di tranquillità e di riparo dall’agitazione del momento, in quel profumo e nel numero 10 che ho sulle spalle, lo stesso stampato sulla maglia azzurra nascosta sotto la divisa come porta fortuna. Un terzo respiro e parto.

Inizio a correre, appoggio il sinistro e tiro di destro. Palla in rete, in alto alla destra del portiere. Come il numero 10 della nazionale italiana contro l’Australia ai Mondiali 2006. Esulto con il pollice in bocca, sognando di diventare come lui e tocco la mia maglia porta fortuna. “Francesco, questo è per te”.

Speravo de morì prima 2

Speravo de nasce prima

Speravo de morì prima, il cui titolo deriva da uno striscione esposto da un gruppo di tifosi all’ultima partita di Totti, racconta le ultime due stagioni del capitano della Roma e, nello specifico, il suo travagliato rapporto con l’allenatore Luciano Spalletti, tornato sulla panchina giallorossa e passato dall’essere una figura di riferimento per lui a rendere un incubo il suo ultimo periodo da calciatore.

Questo è il filo conduttore delle sei puntate, dove Francesco affronta le difficoltà di questo rapporto, il non accettare di dover fare i conti con il tempo e con un’età presente sulla carta d’identità ma non nelle sue gambe, con la paura di dover dire “basta” alla carriera che sognava da bambino e che gli ha regalato tante emozioni con la Nazionale e con la Roma, una società che grazie a lui ha raggiunto grandi traguardi.

Una società che, però, nel momento in cui doveva semplicemente dirgli “grazie di tutto” ha deciso di voltargli le spalle schierandosi per partito preso dalla parte di un allenatore talmente egocentrico da fare di tutto per stare perennemente al centro della scena, mancando di rispetto ad una bandiera del nostro calcio e ad uno dei giocatori più forti della storia, un uomo che per quella maglia ha dato tutto rifiutando contratti molto più importanti e possibilità di vincere molto più di quanto abbia vinto.

Totti è il calcio e chi ama il calcio non può non amare e rispettare Totti, una persona brava, sincera e coerente dentro e fuori dal campo. Totti è uno di quei calciatori che speri non si ritirino mai e, per citare in parte un mio concittadino: “da quando Totti non gioca più non è più domenica”. Speravo de morì prima? No. Speravo de nasce prima ed assistere a qualche giocata in più dell’ottavo re di Roma.

Un’onesta via di mezzo

Quando ho saputo che sarebbe stata fatta una serie TV su Totti ero felice ma anche un po’ spaventato perché le biografie sono sempre un terreno complicato dove spesso o il risultato è spettacolare o si rischia di fare un prodotto destinato a finire nel dimenticatoio. Questa è un’onesta via di mezzo che, nel complesso, riesce a emozionare e a raccontare con discreta precisione alcuni dei momenti salienti della sua carriera e della sua vita privata. Le parti romanzate non mancano ma quello è normale.

Vado contro corrente rispetto a ciò che ho sentito dire da alcuni sul fatto che sia stato un errore concentrarsi sul rapporto con Spalletti. La trovo, invece, una scelta giusta che ha permesso di raccontare Francesco in quanto persona e l’importanza del supporto della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi compagni di squadra.

Mi è piaciuto molto il lavoro sul personaggio fatto da Pietro Castellitto sia per quanto riguarda la voce sia per essere riuscito ad inserire alcuni tratti distintivi dell’atteggiamento di Totti senza sfociare nella semplice imitazione; anche se un po’ limitante per la credibilità di certi discorsi e situazioni la differenza di età scenica tra i due. Bravi anche Greta Scarano, Gianmarco Tognazzi e Marco Rossetti nei panni di Ilary, Spalletti e De Rossi, specie quando si concentrano di più sulla parte emotiva piuttosto che sull’essere il più possibile simili ai personaggi reali. Stendiamo un velo pietoso su Cassano, reso insensatamente ridicolo.

Ci sono alcune scene dove in sottofondo c’è un alone di “caricatura”; credo sia stata una scelta registica che personalmente non ho apprezzato ma che contribuisce a creare un’atmosfera leggera. Ho apprezzato il concatenarsi tra presente e passato tramite i flashback e la scena del pullman nell’ultimo episodio. Non spoilero altro, quando la vedrete capirete.

Speravo de morì prima 5

Speravo de morì prima

È una serie che mi ha emozionato, che mi ha strappato più di una risata e si fa guardare senza troppa fatica, con molta fluidità nel racconto e nell’articolazione delle scene. La consiglio sia agli appassionati di calcio sia a chi non è interessato a questo sport perché la storia di Totti, oltre che importante ed emozionante, fornisce un insegnamento per quanto riguarda la tenacia, per la voglia di superare i propri limiti e per quanto riguarda l’amore e il rispetto verso il proprio lavoro e verso la propria passione, ancor di più se le due cose coincidono.

Fatemi sapere se l’avete vista e cosa ne pensate. Ci sentiamo sabato prossimo con un altro articolo che, vi anticipo, sarà su uno dei film protagonisti ai prossimi Oscar.

Alessandro Leo

(In copertina e nel testo immagini tratte dalla serie TV Speravo de morì prima, disponibile su Sky Original)


Speravo de morì prima è il dodicesimo articolo della rubrica settimanale di Alessandro Leo AperiCinema.

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