Cronaca

Rinascita-Scott, dal processo allo scontro con i media

Processo Rinascita-Scott

325 imputati, 438 capi di imputazione, 600 avvocati, 30 parti civili, 224 parti offese individuate dalla procura. Numeri che non si vedevano da trent’anni in un procedimento contro la criminalità organizzata. È il processo contro la ‘ndrangheta Rinascita-Scott.


I numeri del processo Rinascita-Scott

Il 13 gennaio, nella nuova aula bunker appositamente realizzata nell’area industriale di Lamezia Terme, è iniziato il maxi-processo contro la ‘ndrangheta Rinascita-Scott, nato dalle indagini della procura distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. Al centro del processo è finito il sottobosco criminale che Gratteri ha analizzato, ricercato e catturato nel corso di anni di indagini. Principalmente si tratta delle cosche nel Vibonese, con a capo, secondo l’accusa, la famiglia Mancuso di Limbadi.

Il 19 dicembre 2019 si è conclusa l’operazione che ha portato all’arresto di 334 persone tra Italia, Germania, Bulgaria e Svizzera; tra questi spicca Luigi Mancuso, considerato il boss della famiglia che gestiva i contatti con la politica. Uno dei suoi referenti sarebbe stato Giancarlo Pittelli, altro imputato al maxi-processo e attualmente detenuto nel carcere di Nuoro. Pittelli è stato deputato e senatore di Forza Italia tra il 2001 e il 2013, e nel 2017 è passato a Fratelli d’Italia.

Il dibattito

Lunedì 15 marzo è andata in onda una puntata di Presadiretta con al centro il processo Rinascita-Scott. La puntata diretta da Riccardo Iacona è stata al centro delle critiche nei confronti della spettacolarizzazione dei processi in corso e di accuse non ancora accertate. Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, è il primo a puntare il dito contro Iacona:

«È stato usato a piacimento il materiale investigativo, i filmati, le intercettazioni, senza contraddittorio, in relazione a un processo penale che non è ancora nemmeno cominciato e a un’indagine nella quale sono state già annullate 140 delle 300 misure cautelari irrogate. È una vergogna, è uno scandalo ed è la cifra del giornalismo italiano».

Ritorna, e questa volta con grande clamore, la polemica sul maxi-processo e l’informazione. Solo da pochi giorni hanno autorizzato le riprese tv nell’aula bunker di Lamezia Terme, anche se con una serie di limitazioni. Con un “processo” mediatico la Rai ha violato tutti i principi dello Stato di diritto e della nostra Costituzione, è stata una operazione di giustizialismo?

Dal lato opposto Iacona replica, parlando con l’Adnkronos, alle critiche ricevute per la puntata di lunedì scorso:

«L’oggetto della mia inchiesta era l’indagine Rinascita-Scott. E le riprese sono cominciate prima ancora che iniziasse la prima udienza a Lamezia Terme. Non è che noi facciamo cronaca processuale. Invece è importante che i giornalisti tornino a parlare di queste cose. […] Con questo criterio, non si potrebbe raccontare la grande criminalità organizzata nel nostro Paese»

L’approccio dei media

Il dibattito non è nuovo, non sono accuse poi così diverse da quelle che alcuni fecero a Giovanni Falcone poco prima della sua morte. Entrambe le parti hanno le loro ragioni, entrambe le parti fanno il loro lavoro, non sempre la verità è totalmente schierata. Tangentopoli fu un palcoscenico mediatico e questo creò più di qualche problema nello svolgimento delle indagini.

Rimane sicuramente l’elogio necessario a Gratteri: questo è il traguardo di decenni di lavoro, per il procuratore della Repubblica sotto scorta dal 1989 che da tempo si batte per un’educazione come prevenzione nella lotta alla mafia. La gogna mediatica, per un processo contro la ’ndrangheta, non è più pericolosa del silenzio.

Claudio Mariani (articoli)

(In copertina una foto dal processo Rinascita-Scott)


Per approfondire, il ciclo di interviste a cura di Lorenzo Bezzi:

È solo un fatto umano


Articolo realizzato in collaborazione con Sistema Critico, un gruppo di studenti universitari che si pone come obiettivo il racconto del reale in modo critico e giovanile, avvicinando le persone alle questioni che il mondo ci pone ogni giorno.

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