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“La vita davanti a sé” – Nessuno ti vede, io sì

La vita davanti a sé 1

Quante volte vi è capitato di non sapere quale film o quale serie TV guardare? Ogni sabato pomeriggio, su Giovani Reporter, ci penserà Alessandro Leo a darvi un consiglio. Non dovrete fare altro che mettervi comodi, versarvi un bicchiere della vostra bevanda preferita, prendere qualcosa da mangiare e dare un’occhiata all’ultimo articolo di AperiCinema.
[Non contiene spoiler]

Grassie Laura

And the Golden Globe goes to… “Io sì – The Life Ahead”.

Cerimonia di premiazione, Golden Globe

Per parlarvi di questo film vorrei partire da questo momento, da undici parole che hanno fatto entrare l’Italia, ancora una volta, nella storia del cinema. Vorrei partire da quel “Grassie” di Laura alla fine del suo discorso di ringraziamento, dalla semplicità di una ragazza della provincia di Ravenna che arriva a toccare le vette del mondo e che da anni siede al tavolo dei più grandi di sempre. Vorrei partire dalle storie che ha caricato sul suo profilo Instagram poco dopo, dove la pacatezza che per forza di cose bisogna tenere in diretta ai Golden Globe, ha lasciato spazio ad un festeggiamento sfrenato, a urla di gioia e a quel “chissenefrega della pacatezza” tipico di quando si realizza un sogno. In quel festeggiamento e in quella grinta non c’era solo tutta l’Italia e tutto il resto del mondo che tifava per La vita davanti a sé.

C’era un intero settore che da un anno a questa parte sta prendendo quotidianamente pugni nello stomaco a causa di questo folle periodo dovuto alla pandemia e a causa della mancanza di qualsiasi tipo di aiuto da parte di chi dovrebbe farlo. Un settore che non chiede altro che ripartire, nel pieno rispetto delle norme. La gioia di Laura è stata una bella boccata d’aria che per un minuto ci ha fatto sentire come se tutta questa situazione fosse finita o non ci fosse mai stata. In quel festeggiamento non c’era solo la felicità per un traguardo raggiunto, c’era lo sfogo di un intero pianeta che non vede l’ora di dire: “ce l’abbiamo fatta”. Grazie Laura.

Io sì (Seen) ha valorizzato un film già di per sé bellissimo; trasposizione cinematografica del romanzo La Vie devant soi di Romain Gary che Edoardo Ponti e Ugo Chiti hanno adattato magistralmente al cinema. Una storia dolce e semplice, perfetta per la purezza del messaggio che vuole far arrivare: “vogliatevi bene”.

Nessuno ti vede, io sì

Questa è la storia di Madame Rosà (Sophia Loren), ebrea sopravvissuta all’olocausto ed ex-prostituta che non lavora più vista l’età e che, nel quotidiano, mantiene i figli di altre prostitute. Una donna forte sia per indole sia per ciò che la vita le ha riservato; una donna a primo impatto molto fredda che però nasconde un cuore d’oro.

Questa è la storia di Momò (Ibrahima Gueye), un irrequieto bambino di dodici anni originario del Senegal che dopo essere rimasto orfano viene affidato al Dottor Cohen (Renato Carpentieri), medico di sua madre. È un bambino, e in quanto tale dovrebbe vivere in modo sereno e spensierato, invece anche a lui la vita non ha riservato tante belle cose ed è proprio a causa di ciò che ha perso fiducia nell’esistenza e si è abbandonato, perdendosi in strade sbagliate, troppo brutte per chiunque ma impensabili per un bambino della sua età, dove gli atti criminali sono all’ordine del giorno.

Il rapporto tra i due non inizia nel migliore dei modi. Infatti, Madame Rosà è vittima di un furto da parte di Momò che vuole farsi notare dai “piani alti” della criminalità cittadina ma non riuscendo a piazzare la merce torna a casa e cerca di nasconderla. Il Dottor Cohen, medico anche di Madame Rosà, scopre il furto, obbliga il bambino a restituire ciò che non gli appartiene e a scusarsi con la proprietaria, che le scuse “non le accetta” ma dopo molta riluttanza accetta di badare al bambino per due mesi mentre Cohen cerca per lui un’altra sistemazione.

Da quel giorno Madame Rosà e Momò inizieranno un percorso di conoscenza che, tra alti e bassi, li porterà a condividere i loro passati e le sofferenze che hanno vissuto. Li porterà a volersi bene, ad essere una famiglia, a fidarsi l’uno dell’altra e viceversa, a riempire quel vuoto che rendeva invivibile la quotidianità di entrambi. Perché in un mondo in cui nessuno li vedeva hanno scelto di vedersi a vicenda.

Il peso lo teniamo insieme

Ed è proprio questo il fulcro del film: l’importanza di avere qualcuno accanto a cui poggiarsi quando le situazioni della vita diventano troppo pesanti perché una persona sola le possa sorreggere. Io ho sempre definito la vita “un film” a livello metaforico; tuttavia, ci sono due cose che non ho mai accettato e credo non accetterò mai: la prima è il non poter scegliere il finale non solo della vita ma di tutte le situazioni che la riguardano; la seconda è che, se in un film i momenti di sofferenza possono aprire ad una scena successiva in cui il dolore è stato ammortizzato grazie al tempo, nella vita “reale” questo tempo va vissuto fino in fondo, non si può girare subito la scena “132b” in cui si torna a sorridere.

Però abbiamo una fortuna: la possibilità di avere intorno persone che ci vogliono bene con le quali affrontare tutto, il brutto e il bello; e credo anche che questa pandemia ci stia facendo capire più che mai l’importanza dei rapporti interpersonali del quotidiano.

Una volta mia nonna mi ha raccontato la storia di un papà che per ogni delusione che il figlio gli dava piantava un chiodo nel muro fino a quando quello, un giorno, non decise di diventare una persona migliore. Da quel momento, per ogni cosa buona fatta, l’uomo iniziò a togliere un chiodo dal muro. Alla fine non ci furono più i chiodi, ma rimasero i buchi.

Questo per dire che le sofferenze della vita non si possono cancellare e forse non è neanche giusto farlo, eppure, il poter avere qualcuno con cui condividere il proprio tempo e non guardare per un po’ quel muro rovinato è un dono di cui essere sinceramente grati.

Ti voglio bene

La vita davanti a sé è un film che merita di essere visto sia per il suo valore artistico sia per ciò che ci insegna però questo articolo non finirà né con un commento tecnico né con una morale, ma con una proposta. Prendete il telefono, cercate su WhatsApp la chat di una persona importante per voi e scrivete un “ti voglio bene”, così a caso, senza dare spiegazioni. E poi aggiungete un qualcosa che desiderate dire e che magari non avete mai detto.

Perché queste sono parole che si pensano spesso ma si dicono troppo poco e se è vero che le cose si dimostrano coi gesti, ogni tanto sentirsi dire “ti voglio bene” è una cosa che scalda il cuore. Vabbè la situa si è fatta più seria di quanto avessi in mente perciò, in conclusione, concedetemi una battuta, sennò che AperiCinema sarebbe?

Questo film è entrato nella shortlist degli Oscar 2021 per la “Migliore Canzone Originale” e stando alle indiscrezioni trapelate, anche Sophia Loren avrebbe buone possibilità di entrare tra le nominate come “Miglior Attrice Protagonista”.

Beh. Un film italiano, dove c’è un bambino come protagonista e c’entra l’olocausto. “La vita” nel titolo. Sophia Loren, sia come protagonista sia come mamma del regista Edoardo Ponti. Il Premio Oscar. Un Roberto Benigni “presenter” alla cerimonia di premiazione e un premio per questo film per rivivere le emozioni del 1999? Ci può stare?

Questo è per fare il mio in bocca al lupo a Laura, a Sophia, a Edoardo e a tutti quelli che hanno lavorato a questa splendida produzione perché se è vero che non sono i premi a definire il valore di un film, La vita davanti a sé meriterebbe davvero di rientrare nella lista dei vincitori del premio di cinema più importante al mondo. Tutta Italia, ma non solo, tifa per voi.

Io mando un abbraccio a tutti i lettori di AperiCinema e di Giovani Reporter, vi do appuntamento alla prossima puntata e vi auguro un buon fine settimana. Sì, vi vedo mentre versate un altro bicchiere di prosecco, ma l’articolo è finito, rimettete in frigo quella boccia. Anzi, fate come volete, è pur sempre sabato sera. Un brindisi alla nostra. Ciao a tutti.

Alessandro Leo

(In copertina e nel testo immagini tratte dal film La vita davanti a sé, disponibile su Netflix)


La vita davanti a sé è il nono articolo della rubrica settimanale di Alessandro Leo AperiCinema.

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