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Per la prima volta in gara al Festival di Sanremo – Intervista a Fulminacci

Fulminacci

La settimana più intensa dell’anno è iniziata: le radio, i magazine, i social, tutto pullula di interviste, musica, recensioni, ipotesi e prognostici. Diamo il via al Festival di Sanremo: si sono aperte le danze per l’edizione più fuori dagli schemi di sempre.


L’Ariston ha inaugurato la sua 71° edizione che, per la prima volta nella storia, sarà senza pubblico in sala. Gli artisti si dividono tra prove, interviste in streaming e tamponi, passano la maggior parte del tempo in camera, isolati: la situazione è surreale.

A poche ore dall’inizio della seconda serata, abbiamo incontrato virtualmente Fulminacci, per scambiare quattro chiacchiere prima della sua esibizione di questa sera. Ci racconta tantissime cose: “Sto vivendo giornate intensissime, e sinceramente non ho ancora avuto il tempo di realizzare che sono veramente a Sanremo e sto per esibirmi su uno dei palchi più importanti della musica italiana”, prosegue: “Io penso che chi è alle prime armi come me trasmetta la propria agitazione positiva, la giovane paura, è una cosa per me bellissima, e sono contento che Sanremo si stia aprendo sempre di più alle giovani generazioni, quest’anno ne vedremo delle belle”. Filippo ha alle spalle un album, La vita veramente, pubblicato appena due anni fa, e colleziona già, nonostante la sua carriera sia ancora agli inizi, riconoscimenti importanti – nel 2019 ha vinto il Premio Tenco per la miglior opera prima.

La lista di artisti in gara al Festival quest’anno ci comunica che qualcosa nella musica italiana sta cambiando: stiamo assistendo forse ad un passaggio di testimone tra una generazione e un’altra. Una buona parte di artisti quest’anno partecipa per la prima volta: si tratta di artisti come Dimartino e Colapesce, Willie Peyote, lo stesso Fulminacci, o ancora, La Rappresentante di Lista e Coma_Cose. Al grande pubblico questi nomi potrebbero dire poco, ma per chi frequenta i club italiani, le playlist di Spotify e spizzica quotidianamente tra le nuove uscite del settore indipendente, si tratta di grandi artisti che finalmente avranno l’occasione di presentare il lavoro che stanno compiendo sul pop italiano da qualche anno a questa parte. Il mutamento, che qualcuno aveva già adocchiato da un po’, si potrà manifestare in tutte le sue sfaccettature.

A proposito di questo, chiediamo a Filippo che aria si respira in questi giorni dietro le quinte, tra artisti che si troveranno per la prima volta su quel palco e veterani: “ci sono, purtroppo, poche occasioni di socializzazione, dovute alle giuste regole di distanziamento sociale. Però posso dirti che sicuramente ho percepito grande entusiasmo, e questo è molto bello: perché chi è alle prime armi o comunque alle prime esperienze, come me, in ambito televisivo così importante, trasmette la propria agitazione positiva, la giovane paura, una cosa che credo i veterani invidino ai giovani, perché vivere con grande trasporto una cosa del genere, è più bello che viverla come se fosse semplicemente “timbrare il cartellino”.

La penna di questo artista è leggera, e riesce a toccare le cose dall’alto, ponderando le parole con una precisione che è quasi saggia. Di lui è stato detto che, nei brani, mostra una visione cinematografica: le storie raccontate da Fulminacci seguono fili che si legano spontaneamente senza il bisogno di spiegazioni. Riesce a dare voce a narrazioni viste con occhio esterno alla vicenda senza mai, per questo, risultare distaccato. L’occhio da macchina da presa traspare vivido nei versi che aprono Santa Marinella, il brano con cui si presenta al Festival:

Oggi sai è uno di quei giorni che / Se mi vuoi lasciami stare / E non c’è nessuno nei dintorni che / Dentro me ci sappia guardare / Roma, che è una città di mare, / Mi ha aperto la bocca e mi ha fatto fumare”.

La Roma di Filippo è la stessa di opere come Ragazzi di vita e Ladri di biciclette, è una mamma che ti mette al mondo e poi con la stessa fermezza ti chiede di farti grande da solo. Roma che si rivela essere poi, in realtà, la vera protagonista di questa storia, scelta dall’artista per la competizione. A proposito di Roma, Filippo afferma che poter portare la sua città su questo palco è una cosa bellissima, e afferma di interessarsi spesso, come ascoltatore, ai luoghi di provenienza degli artisti che stima.

Il brano parla di una storia d’amore non vissuta direttamente dall’artista: nelle immagini evocate, si ricerca una spensieratezza perduta, e una spontaneità quasi bambina (Voglio solamente diventare deficiente e farmi male / Citofonare e poi scappare). Gli eventi che abbiamo vissuto e stiamo vivendo nell’ultimo anno caricano le parole di questo brano, in realtà scritto due anni fa, di un significato ancora più forte. Chiediamo a Filippo cosa prova a riprendere in mano questa canzone oggi, dopo l’ultimo anno: “effettivamente la cosa bella è che io ancora non l’ho mai cantata davanti a nessuno, per ovvi motivi, sia di regolamento che in generale, prima di sapere che sarebbe stato possibile partecipare al festival; la volevo tenere nel cassetto per metterla in questo secondo disco. Non riesco davvero ad immaginarmi cosa proverò, perché ancora non l’ho cantata davanti a nessuno. Non vedo l’ora che possiate sentirla!”.

A proposito delle scelte compiute per la serata delle cover, Fulminacci afferma che la decisione di interpretare Penso Positivo sia stata motivata dal voler portare un pezzo molto diverso dalla canzone con cui partecipa in gara, così da avere la possibilità di presentarsi al grande pubblico, e a chi ancora non lo conosce, nella sua pienezza. Fulminacci parla dei due artisti che lo accompagneranno sul palco nella serata delle cover, descrivendo Roy Paci come un artista di fama internazionale, e Valerio Lundini come uno degli intrattenitori più interessanti del momento; la sua partecipazione, tra l’altro, gli permetterà di comunicare la trasversalità di cui si caratterizza il suo lavoro.

Il 12 marzo uscirà il suo secondo album, composto di 10 canzoni, tra cui le già uscite Canguro e Un fatto tuo personale. Dell’album – Tante care cose – anticipa che si tratterà di un disco molto vario, in grado di contenere tutti i suoi lati di artista: per questo motivo, i singoli brani saranno molto diversi gli uni dagli altri.

Sovraeccitati dall’inizio di questa edizione del Festival, noi non vediamo l’ora di ascoltare il secondo album, e di vedere un artista, così giovane e pieno di voglia di fare come Fulminacci, esibirsi sul palco più importante della musica italiana, con un brano, che già solo nel testo, secondo noi promette molto bene.

Intervista a cura di Chiara Grauso


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